Letture. Modelli virtuosi e fragole del Devero

In tutte le stagioni l’Alpe Devero nelle Alpi Lepontine è il posto più bello del mondo e non si stenta a credere che, per risparmiargli l’oltraggio di un ampliamento dei mezzi di risalita con tutto il luna park che ne può conseguire, la petizione “Salviamo l’alpe Devero” abbia raccolto in poco tempo più di centomila firme sulla piattaforma change.org. Il Devero è in effetti una montagna perfetta. E’ remota pur essendo facilmente raggiungibile dalla pianura ed è piena d’incanti naturali: il tanto che basta per risvegliare nel nostro tempo frettoloso una smarrita memoria collettiva del bello. 

Capita a proposito in questo inizio del 2021 l’appassionante libro ”Le fragole dell’Alpe Devero” di Lorenzo Revojera (Persico editore, 97 pagine) che si apre, appunto, tra queste favolose montagne dove un giovane e inesperto Mario approda provenendo dall’opaco hinterland milanese. Il ragazzo è ospite per una vacanza della devota zia Felicita che lassù ha scelto di vivere in un alpeggio. E’ grazie alla zia cheMario prende contatto con la gente del posto e in particolare con il bizzarro Bargiggia, guida alpina, che lo svezza conducendolo sui sentieri dei walser e risveglia in lui, in quella meravigliosa fucina di sogni che è l’Alpe Devero, un ben calibrato spirito di avventura. 

Gli anni passano e Mariolino sempre più si cimenta in salite alpinistiche non senza prepararsi a convolare a giuste nozze con Antonella, una ragazza vicina di casa che accetta anche di seguirlo con qualche esitazione nelle arrampicate su roccia. Scolpiti nella memoria del giovane rimangono tuttavia i tempi in cui trascorreva al Devero le vacanze nella baita della zia Felicita e le portava in regalo un barattolo di miele e un cestello pieno di fragole. 

Lorenzo Revojera

“Le fragole dell’Alpe Devero” è chiaramente un romanzo di formazione in cui l’alpinismo si accompagna all’evoluzione del protagonista verso la maturazione e l’età adulta, e la natura è depositaria, come suggerisce la filosofia di Jean-Jacques Rousseau, di qualità positive e buone. Revojera, ingegnere milanese con la montagna nel cuore, socio benemerito della Sezione di Milano del Club Alpino Italiano, non nasconde di avere concepito il romanzo quando restò impressionato da alcune sciagure che funestarono la corsa agli Ottomila (era 1995 e in quell’anno la prima edizione del romanzo venne pubblicata da Mountain Promotion).

Oggi non si può che concordare con l’autore. A fronte di un alpinismo-spettacolo asservito al business con il sostegno di una stampa compiacente, non resta per contrasto che divulgare modelli virtuosi, farli conoscere, scriverne, parlarne. Compito in questo caso assolto da Revojera andando a toccare in modo magistrale alcuni dei tanti aspetti, alpinismo a parte, che rendono (ancora oggi, pensate!) irresistibile il richiamo dei monti. (Ser)

La località di Crampiolo all’Alpe Devero. In apertura una veduta di Codelago (ph. Serafin/MountCity)

Commenta la notizia.