“Malati” di montagna. I Risari, da quattro generazioni iscritti alla Società Escursionisti Milanesi

Qualche volta per i cittadini la montagna rappresenta una malattia ereditaria. Una stupenda malattia, occorre aggiungere. Ne sono esempio i Risari, da quattro generazioni iscritti alla Società Escursionisti Milanesi, sezione del Club Alpino Italiano. Lorenzo Dotti, altro “semino” doc, ricostruisce in questo articolo le tappe della loro passione.

Una famiglia esemplare

Piero Risari, classe 1933, socio CAI-SEM dal 1944 è il più anziano di una numerosa famiglia, che conta – tra la propria discendenza e quella delle sue tre sorelle – ben quaranta membri tra figli, nipoti e pronipoti; una delle famiglie di semini più numerosa. La famiglia vanta tre “Scarponcini d’oro” (la madre Gilda Bellini nel 1978, Piero nel 2011, e la sorella Lia nel 2012) che diventano quattro, contando anche il cognato Maurizio Gaetani, geologo e grande fondista, scomparso nel 2017. 
Lo “scarponcino d’oro” è il riconoscimento che la SEM dà ai partecipanti più fedeli all’annuale escursione dei veterani, detta “Collaudo”.  Piero ha ricoperto vari incarichi sezionali: Consigliere, Revisore dei Conti, Delegato CAI, Ispettore dei rifugi, e anche Presidente per un mandato. Può essere considerato un figlio d’arte, sia professionalmente sia come sciatore, sia come dirigente sezionale, come più avanti vedremo. Lo incontro in una bellissima giornata di settembre nella grande casa di Lecco, che condivide con numerosi parenti ed amici ed è circondata da uno splendido parco, con vista lago. Lui e i suoi hanno avuto la fortuna di poter trascorrere la clausura del Coronavirus in questo grande spazio.

Piero è ingegnere civile e dopo essersi fatto le ossa nell’impresa paterna, ha lavorato per una grande società di costruzioni. E’ stato sottotenente del V Alpini. Mi racconta della sua passione per lo scialpinismo: ricorda in particolare una rischiosa traversata in sci da Cortina alla Valgardena, durata quattro giorni nel febbraio ’53, sotto la neve fitta e con un solo compagno. Bravo discesista, partecipava con la squadra SEM a campionati regionali negli anni ’50. Ha al suo attivo anche un’intensa attività escursionistica, come direttore di gita o semplice partecipante.

Ma l’argomento su cui Piero mi intrattiene con maggiore passione è la figura di suo padre Ambrogio (1902-1963) capostipite della famiglia e anch’egli ottimo sciatore e consigliere SEM. Rimasto orfano a 14 anni cominciò presto a lavorare come operaio edile, e con ingegno e forza di volontà, divenne tecnico edile e imprenditore nel settore delle costruzioni. Ha realizzato quasi tutti i rifugi della SEM, a cominciare dal 1937 con la progettazione e direzione lavori della capanna in val Masino dedicata ad Antonio Omio, suo carissimo amico perito sulla Ràsica. 
Durante la guerra, riparati i famigliari a Delebio, Ambrogio restò a Milano, occupandosi della ricostruzione degli stabili danneggiati dal conflitto. Nel 1944 tentò invano di evitare che il “suo” rifugio Omio fosse coinvolto in episodi della guerra civile: fu infatti distrutto dai militi della RSI. Dopo la guerra, ripresa più regolarmente l’attività edilizia, Ambrogio si dedicò – nelle domeniche – alla costruzione o ricostruzione dei rifugi SEM. Nel 1946/47 fu suo il progetto dell’edificio al Pialeral intitolato a Mario Tedeschi, che fu poi distrutto nel 1986 da una grande valanga. 

Nel 1948 alla ricostruzione della Omio Ambrogio partecipò anche col lavoro manuale insieme con altri semini come Cornelio (Nelio) Bramani, fratello di Vitale, inventore delle suole Vibram.  Nel 1950 la SEM guidata da Silvio Saglio decise di ampliare il rifugio Zamboni all’alpe Pedriola sopra Macugnaga, sopralzandolo e affiancandogli un nuovo edificio dedicato a Mario Zappa. Ambrogio vi passò buona parte delle domeniche estive, coinvolgendo i fratelli  Bramani, altri soci ed anche la moglie Gilda, non sempre entusiasta. Numerose furono anche le cappellette da lui costruite presso i rifugi in ricordo di amici caduti in montagna. La SEM, grata per la sua attività, gli ha dedicato – tra altri riconoscimenti –  il sentiero attrezzato che collega la Omio alla capanna Gianetti attraverso il Passo del Barbacan.

Intensa è stata l’attività di Piero in SEM per la manutenzione delle opere del padre. Ora la tradizione edile della famiglia prosegue con suo figlio Ambrogio, l’architetto che ha progettato la trasformazione di un vecchio edificio comunale nell’attuale sede moderna e funzionale della Società Escursionisti Milanesi in via Cenisio.

Lorenzo Dotti

Una foto recente dei Risari. Nella foto di apertura questa famiglia di fedelissimi della Società Escursionisti Milanesi mentre partecipa nel 1948 alla seconda inaugurazione della capanna Omio in Val Masino di proprietà della SEM.

One thought on ““Malati” di montagna. I Risari, da quattro generazioni iscritti alla Società Escursionisti Milanesi

  • 16/01/2021 at 12:48
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    Per la precisione, i lavori realizzati nel 1950 al Rifugio Zamboni furono solo quelli indispensabili, ultimati alla fine
    dell’estate, mentre la sopraelevazione avvenne nel 1953, per l’appoggio del corpo di collegamento con il nuovo Rifugio, dedicato a Mario Zappa. Venne deciso di rialzare la copertura per armonizzare il compendio con la nuova struttura, ma anche per rendere più agevole la potenzialità ricettiva.

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