Silenzio, un bene raro. Cerchiamolo in montagna

L’inquinamento acustico della metropoli ha reso il silenzio un bene tanto raro quanto necessario, costringendo a ricercarlo in luoghi sempre più remoti. L’argomento viene sviluppato da Alessandro Bianco in un breve saggio che riprendiamo, insieme con l’illustrazione, dal terzo numero (settembre 2020) della rivista on line CM Comunità Montana dell’Unione nazionale Comuni, Comunità ed Enti montani (UNCEM).


I danni del rumore

Lampioni come stelle e torrenti d’automobili, il richiamo delle sirene e il rimbombo dei clacson, il frinire stridulo dei tram sulle rotaie. I suoni della giungla urbana s’insinuano come fumo tra le serrande chiuse, sottofondo incessante dei nostri giorni. Ormai li distinguiamo a stento: l’abitudine li mimetizza. Eppure urlano e non sono innocui. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre 150 milioni di persone nel mondo sono esposte a livelli superiori ai 65 decibel ed è accertato che l’esposizione prolungata al di sopra degli 85 dB – l’equivalente di un traffico stradale moderato o di un ristorante affollato – può provocare danni irreparabili all’orecchio umano. 

Ma il rumore non comporta solo danni fisici, compromette anche lo studio e i lavori di tipo intellettuale, la comunicazione verbale e il sonno. In Italia quasi il 50% degli abitanti è esposto a un rumore costante di 82,2 decibel, uno dei valori più alti d’Europa. Come possiamo sfuggirvi? L’inquinamento acustico è parte integrante della città: si trova al bar, nei cantieri stradali, nei locali della movida e nel nervosismo dell’ora di punta. 

Per ritrovare l’equilibrio occorre allora spostarsi dalla metropoli e raggiungere luoghi più solitari, dove ancora alla natura è concesso dominare l’orizzonte. Le dune dorate del deserto e le distese ghiacciate antartiche sono tra i luoghi più silenziosi al mondo, ma non è necessario fuggire così lontano. Ancora nei nostri dintorni sopravvive qualche oasi salvifica: il verde delle campagne, i boschi e i ruscelli, l’altura delle montagne. 

Avvolta nel silenzio della natura incontaminata, la montagna resta uno tra i più solidi rifugi contro il frenetico brusio del mondo. La cura non è dunque l’assenza di suoni ma la voce del silenzio, che si consegna delicata all’udito: il sospiro del vento che smuove le chiome degli alberi, il canto degli uccelli, il sibilo d’un fiume che accompagna i nostri passi lungo il sentiero. L’inquinamento acustico della metropoli ha reso il silenzio un bene tanto raro quanto necessario, costringendo a ricercarlo in luoghi sempre più remoti. 

Alessandro Bianco

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