Letture. L’alpinismo spiegato dallo psicologo

L’arrampicata come parabola della vita: per imparare a confrontarci con le nostre paure, superare gli ostacoli esterni ed interni, allenare il nostro corpo e la nostra mente, fidarci delle nostre capacità ma anche del nostro compagno di cordata, e tendere sempre al superamento dei nostri limiti. Questo è l’insegnamento del viennese Viktor Frankl, psicoterapeuta e guida alpina, al quale è dedicato il libro in questi giorni sugli scaffali “Montagna maestra di vita” (Corbaccio, collana “Exploit”, 175 pagine, 19 euro). 

Frankl (1905-1997) considerava l’alpinismo un’attività per rafforzare le proprie risorse interiori: contro la paura del vuoto, contro i fantasmi del passato e contro il nazismo. Un’attività il cui ricordo gli ha consentito di sopravvivere in quattro campi di concentramento. Quando è potuto tornare ad arrampicare, la montagna è stata per lui la cura più adatta per recuperare forza, fiducia e speranza. 

In montagna, nelle Alpi, lo psichiatra tornava a essere “semplicemente Viktor” come scrive la moglie Elly, “non un alpinista eccezionale che si dedicava alla sua passione, bensì un amico della montagna dal più profondo del cuore”. 

Michael Holzer e Klaus Haselböck, ai quali è affidata la cura del volume, hanno deciso di seguire le tracce di Frankl lungo le pareti delle Alpi da lui più amate accompagnando ogni salita con una riflessione sulla sua storia. Il risultato è un libro che, con il contributo di Elisabeth Lukas, psicoterapeuta allieva di Frankl, e con la prefazione del professor Daniele Bruzzone per l’edizione italiana e con splendide fotografie d’epoca, restituisce un ritratto esemplare di uno dei giganti del pensiero del Novecento, fra i fondatori dell’analisi esistenziale e della logoterapia, metodo che tende a evidenziare il nucleo profondamente umano e spirituale dell’individuo. (Ser)

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