Letture. Storie da un mondo silenzioso

Uscito in novembre quando ancora non si sapeva che cosa ci avrebbe riservato l’inverno, “Autobiografia della neve” di Daniele Zovi (Utet, 256 pagine, 18 euro) si è rivelato quanto mai attuale nel bizzarro inizio della stagione fredda, quest’anno contrassegnata da copiose nevicate. Risulta che negli ultimi 30 anni soltanto in due inverni sia nevicato di più a quote basse tra dicembre e gennaio: nel 1990/91 – stagione che fu l’ultima nevosa di una lunga serie – e nella fantastica coppia del 2008/09 e del 2009/10 che sommerse di neve la pianura e in montagna diede un po’ di fiato ai nostri superstiti ghiacciai.

Ma anche senza dover dire grazie a un clima in questo caso favorevole, il libro si rivela meritevole di attenzione in ogni stagione. Perché è un libro pieno di poesia questo di Daniele Zovi, che ci racconta ancora una volta che il mondo della natura è anche il nostro mondo e parla ai nostri cuori di libertà e bellezza, emozione e rispetto.

“Per me la neve è una vecchia storia, una storia d’amore collettiva”, spiega l’autore. “C’era un periodo dell’anno in cui eravamo certi che sarebbe caduta, portando il silenzio e la gioia”.  Per Zovi, nato tra le vette che incorniciano l’altopiano di Asiago, la neve fa parte del paesaggio della memoria, lo spazio fisico in cui si muovono i nostri ricordi. Quello “con dar snea” – come la neve viene chiamata nella lingua cimbra dell’altopiano – è un amore iniziato fin da bambino, mentre osserva i fiocchi scendere lenti, e rimasto poi costante e appassionato in una vita di lavoro da forestale.

Si apprende dal libro che sull’Altopiano, già terra dei Cimbri, serve un vocabolario solo per sua maestà la neve, quasi fosse una persona nota. In una recensione nelle pagine domenicali del Sole 24 Ore, Maria Luisa Colledani ci segnala che bruskanna è la neve di novembre che non attacca; spoibalan quella che, secondo il nonno, tocca terra ed è come uno sputo. La snea attacca e, se a febbraio gela, spezza i rami. La neve di marzo è swalballasnea, quella di aprile la kukkasnea. In maggio arriva la bachtalasnea e in giugno la kuasnea, la neve della vacca, una rarità.

“Penso che tutto questo ricercare appellativi dettagliati dentro il desiderio di descrivere la neve minuziosamente e, se vogliamo, poeticamente”, spiega Zovi, “sia una questione d’amore”. Attraverso racconti personali e leggende, studi e dati scientifici, Zovi ripercorre la sua educazione alpina. Per questo nel titolo del libro c’è la parola “autobiografia”.  Seguiamo i suoi passi lungo i sentieri innevati, dalle esplorazioni sugli sci dell’adolescenza, sulle montagne di casa, alle marce militari lungo le vie della Grande guerra, dai viaggi in Russia e sulle Ande fino alle pendici dei grandi ghiacciai himalayani, dove, incastonata nei cristalli, è conservata la memoria biologica del nostro pianeta.

Daniele Zovi

Zovi è nato a Roana e cresciuto a Vicenza. Si è laureato in Scienze Forestali a Padova e per quarant’anni ha prestato servizio nel Corpo Forestale dello Stato, prima come ufficiale e poi come dirigente. Nel 2017 è stato nominato generale di brigata del Comando Carabinieri-Forestale del Veneto ed è uno dei maggiori esperti in materia di animali selvatici, autore di diversi trattati sul tema. Dopo il successo di “Alberi sapienti, antiche foreste” e “Italia selvatica”, entrambi editi da Utet, ha pubblicato per De Agostini un libro di narrativa per ragazzi, “Ale e Rovere. Il fantastico viaggio degli alberi”.(Ser)

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