Quei fari puntati sulla Grignetta

“Spegnete quella luce sulla Grignetta” è l’invito del sito di Mountain Wilderness Italia. Si riferisce al progetto di un’azienda che si occupa di illuminazione architettonica. In questo caso la tecnologia verrebbe impiegata per la “valorizzazione” delle montagne lecchesi. Con un possibile inconveniente però. Gli animali selvatici sarebbero “aggrediti” dagli indispensabili, potenti strumenti di illuminazione. Questo perlomeno viene spiegato in un comunicato condiviso e sottoscritto da Lello Bonelli presidente del WWF Lecco, Gabriella Suzanne Vanzan responsabile di Mountain Wilderness Lombardia e Laura Todde presidente del Circolo Legambiente Lecco. 

L’azienda, a quanto si apprende da Lecconotizie, ha già condotto con potenti fasci di luce alcune prove di illuminazione della Grignetta, del Santuario di Santa Maria di Mandello e del Sasso Cavallo. L’inquinamento luminoso che deriva da queste tecnologie è tale da violare una legge regionale e giustificare l’invito a spegnere le luci? Nel dubbio, bene fanno le associazioni ambientaliste a volerci… vedere chiaro. Ma alcuni precedenti invitano a una pacata riflessione. Un anno fa spuntò un cuore sul Cervino/Matterhorn, un messaggio di speranza all’inizio della pandemia. Oltre al cuore, si proiettarono gli hashtag #hope e #stayhome. L’iniziativa venne promossa senza intoppi dal Comune elvetico di Zermatt nel Canton Vallese.

Un anno fa spuntò un cuore luminoso sul Cervino/Matterhorn: un ingenuo messaggio di speranza all’inizio della pandemia. In apertura i fari usati per illuminare le montagne lecchesi (da Lecconotizie)

Più tardi da Lugano lo sguardo venne attratto nottetempo dalle pendici del monte Bré, 925 metri, dove da qualche tempo splendeva un grande cuore pulsante. Miracoli dei led luminosi. Le Aziende industriali di Lugano (Ail) dopo due mesi di lotta contro il virus rivolsero questo messaggio al personale sanitario della città lacustre in prima linea con abnegazione in questa battaglia che tutti ci riguarda. 

Davvero la fauna selvatica può avere sofferto per queste incursioni luminose? “Un recente lavoro pubblicato nel 2020 da Owens e colleghi sulla nota rivista scientifica internazionale Biological Conservation”, informa Mountain Wlderness, “evidenzia come l’inquinamento luminoso notturno sia uno dei fattori chiave coinvolti nel declino degli insetti, classe a cui appartiene la stragrande maggioranza degli impollinatori, che hanno un ruolo chiave negli ecosistemi montani”. 

E più avanti: “Uno studio condotto sulla cinciallegra da Raap e colleghi (2015) e pubblicato su Scientific Reports, prova invece come l’inquinamento luminoso possa avere un impatto significativo sul sonno degli animali selvatici, e un articolo recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Ecology & Evolution da Sanders e colleghi (2021) analizza quale sia l’impatto biologico dell’illuminazione notturna, evidenziando ad esempio un particolare effetto sul termine e sull’inizio dell’attività della fauna”. 

A illuminare con le fotoelettriche il Cervino furono per primi gli Alpini nel 1965 in occasione del centenario della prima scalata. Non risulta che si siano fatti dei problemi, ma erano altri tempi. L’esperienza fu ripetuta nel 2017 in occasione delle celebrazioni per il centocinqantennale. Tutti felici e contenti. 

E non è finita. Nel 2019 venne illuminata la celebre parete nord dell’Eiger in occasione di una rappresentazione teatrale sulla storia di Grindelwald: uno spettacolo di son et lumière, come dicono i francesi, abilissimi nel far riviere con luci e suoni la storia dei castelli della Loira. Tutto sta nel fare le cose con senso della misura. “Abbassa la tua radio per favor, se vuoi sentire i palpiti del cuore”, cantava Alberto Rabagliati. In fondo la montagna, per chi la ama, riesce a trasmettere a tutte le ore i suoi palpiti anche senza essere bersagliata da fasci luminosi. (Ser)

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