Himalaya. E lo chiamano inverno

Mentre in diverse località delle Alpi il livello della neve raggiungeva e superava i due metri e i termometri erano inchiodati sotto lo zero, a partire dal 22 gennaio 2021 le stazioni meteorologiche del campo base all’Everest hanno riportato temperature massime sopra lo zero per otto giorni consecutivi. La massima laggiù si è registrata il 13 gennaio, quando la colonnina di mercurio ha raggiunto i 7 gradi. E’ quanto riferisce il sito della Nasa.  

Sta di fatto che in questi mesi l’Himalaya è di solito ricoperto da una spessa coltre bianca. Ma non quest’anno: incredibilmente, le immagini che restituiscono le webcam del campo base dell’Everest, così come le rilevazioni fatte dallo spazio dalla Nasa, mostrano le vette grigie e ghiacciai sempre più ridotti. “Una vasta area dei ghiacciai sta probabilmente subendo la liquefazione durante tutto l’anno”, spiega sempre nel sito della Nasa Mauri Pelto, un glaciologo del Nichols College. “Negli anni passati, la maggior parte della liquefazione s’interrompeva durante l’inverno e il limite della neve non si muoveva, ma ora non è proprio così”. 

“Abbiamo praticamente assistito a condizioni primaverili ed estive in pieno inverno”, conferma Tom Matthews, scienziato del clima della Rolex National Geographic Expedition. 

Uno spettacolo davvero inconsueto, oltre che sconcertante. Ma anche una situazione favorevole per le spedizioni invernali agli ottomila. Quel “tiepido” 13 gennaio dieci nepalesi erano impegnati nella prima scalata invernale del K2. E il 16, puntualmente, sono arrivati tutti insieme in vetta a questo “fratello minore” dell’Everest, a 8611 metri di quota. 

 
 
La locandina della vittoriosa salita invernale dei nepalesi al K2. In apertura le immagini della Nasa che mettono a confronto gli alti passi del ghiacciaio di Rolwaling a sud di Nanpa La, a circa 50 chilometri dal Monte Everest, lo scorso autunno (con una foto scattata il 13 ottobre 2020) e questo inverno (la foto del 17 gennaio 2021 è quella di destra). Le bande dell’infrarosso sono combinate con il colore naturale per differenziare meglio le aree: l’azzurro mette in evidenza la neve, il blu l’acqua di disgelo, entrambe a contrasto con le rocce, di color marrone e grigio.

Può dipendere anche dalla favorevole situazione climatica se il K2, l’unico dei 14 Ottomila ad avere sempre respinto tutti i tentativi di scalarlo nella stagione più fredda, quest’anno si è lasciato conquistare in pieno gennaio. I bravissimi alpinisti nepalesi arrivati in vetta non fanno mistero di essere stati assistiti dalla fortuna e dal bel tempo. Meglio così. 

E’ proprio vero, per concludere, che l’impossibile di ieri può essere la normalità domani o forse già oggi. Il sospetto è che per le generazioni future sarà il riscaldamento globale a spianare i sentieri verso le più alte vette della Terra. E di questo non ci sarebbe però da compiacersi. (Ser)

Commenta la notizia.