Artesulcammino. Il Monviso ai tempi del Rinascimento

Dalla pianura alle vette dal Quattrocento a oggi in compagnia dei maestri della pittura. Flavia Cellerino, storica di professione e appassionata di montagna, continua in MountCity il suo dialogo sulle montagne nell’arte figurativa iniziato con un omaggio alla sublime bellezza della montagna coniugata con la rappresentazione offerta nei secoli dai pittori. Di recente Flavia ha raccontato con il corredo di bellissime immagini l’Appennino dipinto fra Trecento e Quattrocento. Successivamente ha condotto i lettori nell’incantevole Svizzera illustrata nei dipinti di Caspar Wolf (1735-1783) che conquistarono i parigini “lanciando” i monti elvetici tra le più ambite mete turistiche d’oltralpe. Questa volta Flavia, che si occupa del collaudato progetto culturale “Artesulcammino” dell’organizzazione Celeber srl, prosegue il suo dialogo con gli appassionati offrendo un omaggio al Monviso la cui vetta compare in un dipinto che Oddone Pascale realizzò nel 1535 su commissione di Francesco Ludovico, signore di Saluzzo.

Le recenti, copiose nevicate hanno reso ancora più evidente la bellezza delle Alpi Marittime e Cozie dalla pianura piemontese, in particolare nelle splendide foto realizzate per la stampa e i social media. Quasi da ogni punto di osservazione troneggia lui, il Monviso, la montagna che i romani ritenevano essere, per la visibilità e la sua forma, la cima più alta delle Alpi, e che resta oggi una splendida vetta, riferimento imprescindibile per lo sguardo.

Tale riferimento compare con una funzione non solo decorativa, ma memoriale e quindi politica in un polittico firmato da Oddone Pascale, pittore che ha lavorato in Liguria e in Piemonte, sua terra d’origine in quanto nato a Savigliano, non sappiamo esattamente quando, ma probabilmente agli inizi del Cinquecento.

Interprete sulla scia di Gandolfino da Roreto del Rinascimento piemontese, definitosi nella triangolazione culturale tra la corte dei Monferrato, quella dei Savoia e quella, appunto dei Saluzzo, con relazioni e interferenze tributarie nei confronti della potente macchina culturale facente capo ai Visconti di Milano, Oddone è pittore maturo e ormai lontano dalle luci tardo gotiche.

Il Piemonte del suo tempo era una realtà geografica governata da entità diverse, tra le quali i Savoia avranno definitivamente la meglio tra la fine del Cinquecento e il Seicento.

Savigliano, come Saluzzo, faceva parte dei beni del marchesato di Saluzzo. I signori di Saluzzo furono sovrani di un piccolo stato tra il XII e il XVI secolo, in cui il territorio montano aveva un ruolo strategico. Furono attentissimi alla dimensione culturale e simbolica come attestano i numerosi monumenti raffinati che ancora oggi si ergono nella loro piccola, elegante capitale e nei suoi dintorni.

La proiezione culturale del marchesato era al di là delle Alpi, oltre la giogaia dei passi alpini che permettevano di guadagnare la Provenza, Signoria degli Angiò , alleati dei Marchesi di Saluzzo.

Non a caso nel 1480 fu realizzato il “buco di Viso”, in prossimità del colle delle Traversette,una galleria scavata nella roccia lunga circa 75 metri, che possiamo considerare prototipo dei “trafori” alpini. Scopo di questa opera era di favorire gli scambi commerciali aggirando tasse e gabelle estranee alle signorie dei Saluzzo e degli Angiò, ad esempio quelle imposte dalla Repubblica di Genova.

Il Polittico di Oddone Pascale fu realizzato su commissione di Francesco Ludovico nel 1535. Francesco, terzogenito di Ludovico II assolveva con questa opera al voto formulato dal padre in occasione dell’assedio di Saluzzo nel 1487 per mano di Carlo di Savoia, facendolo porre nella chiesa di San Giovanni in Saluzzo, la più importante della città sino al 1501.

La corte dei Saluzzo, ordinatamente disposta in ginocchio ai piedi della Vergine che con il Figlioletto tiene in mano il Rosario, lascia ampio spazio alla visione della cortina montuosa, descritta con precisione.

Tale rappresentazione, come anticipato, assume anche connotazione geografico-politica. Per il marchesato di Saluzzo stanno concludendosi le sorti: nel 1548 sarà annesso alla Francia per poi rientrare nei possessi dei Savoia a partire dal 1601.

Così la cortina di montagne dipinta nel quadro indica in maniera esplicita il territorio di riferimento del Marchesato, dispiegato tra la valle Po e la bassa valle Stura di Demonte, esplicitando come i suoi destini siano inevitabilmente legati alle Alpi e ai poteri territoriali situati oltre di essa.

Flavia Cellerino

 
Il Marchesato di Saluzzo in una cartina del sedicesimo secolo. Più sopra il Polittico di Oddone Pascale realizzato nel 1535 su commissione di Francesco Ludovico.

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