Le camminate cittadine diventate smart

Sempre più, ogni giorno che passa, nei giornali Milano si scopre verde. Un’immagine però abbastanza improbabile o prematura a giudicare dall’infernale traffico privato di quest’ultimo scorcio d’inverno dal momento che nessuno si fida più di salire su un tram o su una metropolitana. Ma è un’immagine su cui alcuni giornali ci marciano, a cominciare da La Repubblica di mercoledì 3 febbraio nelle cui pagine di cronaca colpisce il titolo “La camminata è smart: la riscossa su due piedi alla fatica pandemica”. 

Più sotto è spiegato che “in tutto il mondo aumentano le persone che (camminando) evitano auto, metro e bus”. Forse si vuole far passare la camminata smart come un elemento peculiare – per la soddisfazione del sindaco Sala che per la seconda volta si candida – del “modello Milano”. 

Difficile è tuttavia trovare un collegamento fra queste camminate e la presunta Milano del verde, delle pratiche partecipate e condivise, dei giardini, degli orti, dei community garden, dei parchi, dei boschi in città e dei giardini verticali. Il giornale citato insiste in ogni modo nel farci credere che “anche i meno allenati – per intenderci, la larga schiera dei non podisti – ha scoperto o riscoperto benefici e perfino meraviglie della passeggiata”. 

Ma come? Già alla fine dell’Ottocento i milanesi passeggiavano di preferenza lungo corso Buenos Aires per prendere una boccata d’aria e avere l’opportunità di ammirare, sullo sfondo, il Resegone e le Grigne.

E come si fa a ignorare che negli anni Settanta con la “Stramilano” scoppiò il boom, sia pure limitato alle domeniche, dei marciacontinui, quelli che imperterriti camminavano ore e ore per sentirsi più forti e più tonici, magari con i piedi pieni di vesciche? Non c’erano all’epoca gli smartphone con la app del contapassi che alcune “sciure” oggi utilizzano anche quando vanno a fare la spesa o spolverano il salotto. E anche per questo motivo l’umore dei bipedi “vintage” era sicuramente meno nevrotizzato di oggi. 

La scoperta che esistevano degli sfegatati camminatori urbani avvenne proprio negli anni settanta. Il fenomeno lo si poteva dedurre da quel trascinarsi durante la Stramilano per le vie della città muniti di pettorale da atleti in cambio di una bibita o qualche panino che i soci del Fior di Roccia, società organizzatrice, distribuivano ai rifornimenti insieme con il giornalino “Quattropassi” con in copertina l’invito “Corri, cammina e scia” rivolto al popolo cittadino dei culi di pietra.

Oggi si legge che alla fine del 2020 una ricerca dell’Università del Vermont certifica un aumento del 70% dei camminatori urbani, in particolare donne. Si apprende anche, in base ai dati forniti da Transport for London, che sulle sponde del Tamigi si registra un +57% di cittadini camminanti rispetto al periodo che precede la crisi sanitaria. Da noi Terre di Mezzo, l’editore delle guide più diffuse a piedi o in bicicletta, registra un +13% di “novizi” nel 2020. Buon segno, comunque, e un sano ammonimento per quei bipedi di città che alla camminata smart si ostinano a preferire le affollate, contagiose movide sulle sponde del Naviglio Grande. (Ser)

Folla di “marciacontinui” alla Stramilano degli anni Settanta organizzata dai volontari del gruppo alpnistico Fior di Roccia.

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