Pew, peew, peeew. E’ il lago che vi parla

Pew, peew, peeew. I laghi ghiacciati emettono suoni che sembrano usciti da un film di fantascienza. No, non c’è da meravigliarsi come risulta invece dal sito web del quotidiano La Repubblica che si sorprende per la musica registrata dal fotografo Alexeyj Kolganov sul lago Baikal “ricoperto da un sottile strato gelato che sotto la pressione della lame dei pattini si rompe e provoca una musica inquietante”. 

A quanto si apprende, Kolanov ha rallentato il ritmo della registrazione e poi ha amplificato il volume. Effetto assicurato. Non occorre però recarsi al lago Baikal per fare simili scoperte. Il lago di Raibl, più noto come il lago di Cave del Predil, a Tarvisio, sotto i raggi del sole emette note definite ancestrali e schianti di ghiaccio che si spacca. Succede quando le giornate sono molto luminose e l’escursione termica tra il giorno è la notte è notevole. E fa un certo effetto in Engadina, passeggiando o pattinando in inverno sugli incantevoli laghi di San Murezzan, Silvaplana e Sils, sentire verso sera salire sinistri brontolii dalle viscere ghiacciate, quasi preavvisi di imminenti catastrofi. 

I rumori del lago ghiacciato di Silvalpana richiamano l’attenzione di questo piccolo pattinatore. In apertura “Paesaggio invernale con pattinatori e trappola per uccelli” di Pieter Bruegel il Vecchio (Museo reale delle Belle arti del Belgio di Bruxelles)

L’idea del fotografo russo di registrare quelle “musiche inquietanti” ha diversi precedenti. Un esempio? Sul lago ghiacciato di Santa Croce in Alpago diversi anni fa la naturalista e fotografa Tita Lorenza Fain registrò rumori che sembravano fruscii nella neve e clangore di vetri che vanno in frantumi. Sul suo profilo Facebook con questo video ottenne oltre 4 mila visualizzazioni. Le immagini vennero registrate con un normale cellulare e i suoni si poterono chiaramente sentire a “orecchio nudo”. La Fain precisò che l’orario delle 11.30 è quello migliore per l’ascolto. I turisti infatti scendono alla frazione di Poiatte, nei pressi della statua della Madonna del lago perché da lì la “voce” si avverte più chiaramente.

E non è finita. Attorno alla primavera del 2008, l’istituto tedesco Alfred Wegener per la ricerca marina e polare posizionò una serie di idrofoni in Antartide a una profondità di circa 70 metri sotto la superficie del ghiaccio e 90 dal fondale oceanico. Quindi mise in streaming sul suo sito una trasmissione in diretta di quanto veniva registrato da questi dispositivi. I microfoni acquatici registrarono rombi, scricchiolii, gemiti. Finché non riecheggiò una sorta di richiamo, come il fischio di una sirena di nave. Gli addetti analizzarono accuratamente l’onda dello spettro arrivando a una conclusione peraltro scontata: il rombo non era altro che un prodotto del ghiaccio stesso dovuto al frizionamento delle sue propaggini contrapposte. 

La “voce del lago” è un fenomeno noto in paesi come il Canada, la Svezia e la Siberia, dove ogni tipo di escursionista, dai più avventurosi a chi semplicemente si prefigge di praticare un foro nella superficie ghiacciata prima di immergervi la propria lenza, raccontano di averla udita diverse volte. Infine dovunque può capitare, quando si lancia un sasso in un lago ghiacciato, di udire come il suono di una spada laser o di un dispositivo automatico. Spiegazione? Le onde sonore viaggiano con velocità differenti in base a ciò che attraversano, che sia acqua, ghiaccio o aria. Meraviglie della natura che non manca mai di sorprenderci. (Ser)

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