Ricordi d’autore. Piccoli montanari al mare

Ancora un breve racconto tratto dal fascicolo “Lepòntica”, questa volta di febbraio. A curarlo, come è già capitato di segnalare in questo sito, è Paolo Crosa Lenz, storico, giornalista e scrittore ossolano, autore di un’infinità di guide del territorio, a suo tempo insegnante in una scuola media in Valle Anzasca. E a quel periodo si riferisce lo scritto qui riportato con il suo benestare, di cui si raccomanda caldamente la lettura. Il racconto s’intitola “Viva il mare!”. Il mensile in pdf “Lepòntica” è ideato e compilato dallo stesso Crosa Lenz, impaginato e ritagliato da Alberto Corsi. Per info e suggerimenti: crosalenz@libero.it

“Profesur, quant’acqua!”

Inizi anni ’80 del Novecento. Valle Anzasca. Scuola media di Vanzone. Giovane insegnante fui assegnato per un anno lassù. Ne fui felice. Avevo letto “Lettera a una professoressa” di don Lorenzo Milani (1923 – 1967), priore di Barbiana. Barbiana era un paese poverissimo sulle montagne del Mugello in Toscana a cui don Lorenzo fu assegnato per screzi con la curia di Firenze (vi parlerò dei tanti preti coraggiosi “mandati in castigo” anche da noi!). Capì che la scuola fosse l’unica opportunità per sfuggire all’emarginazione ed uscire dalla povertà. 

Difese l’obiezione di coscienza e immaginò una scuola dove tutti studiavano insieme (alunni e insegnanti); fu l’inventore del “tempo pieno”. 

Il suo motto, mutuato dall’inglese, fu “I care” (mi importa, ho a cuore). Vi ricorda qualcosa? I suoi scritti furono osteggiati dalla Chiesa: il Sant’Uffizio (ufficio santo?) fece ritirare il suo libro del 1958 “Esperienze pastorali” dalle librerie. Era roba che non si doveva leggere. 

Così con “Lettera a una professoressa” che divenne il manifesto del grande rinnovamento della scuola negli anni Settanta. Don Lorenzo Milani morì di malattia a 47 anni. Imparai molto da lui. A quel tempo mi illudevo che se avessi insegnato bene, avrei contribuito a rendere migliore il mondo (un po’ ci credo ancora!). In Valle Anzasca avevo una seconda e una terza media. 

In seconda, parlando, scoprii che dei miei studenti quasi nessuno aveva visto una città. Altro che insegnare la storia dei Visconti o delle Cinque Giornate, organizzai una gita a vedere il Duomo di Milano. Pullman pieno a metà, casino sommo e gioia grande. Quando entrammo in città, improvviso calò il silenzio; i ragazzi con il volto incollato ai finestrini, una bimba mi chiese: “Ma qui è tutti i giorni così?”. 

In terza, su diciannove alunni, quindici non avevano ancora visto il mare. Solo quelli (ricchi) di Macugnaga che andavano in autunno saltando la scuola. Organizzai una gita a vedere il mare. Dove? Ovviamente a Rimini. Il pullman si ferma sul viale, a destra l’albergo, a sinistra la spiaggia. Raccomandazione: “Scendiamo in ordine, prendiamo i bagagli, andiamo in albergo e poi sulla spiaggia”

Si aprono le porte e, ovviamente, c’è un fuggi fuggi.  Tutti in fila (non indiana!) sulla spiaggia, in silenzio a guardare il mare.  C’era un ragazzo pluriripetente che il pomeriggio lavorava già da muratore. Gli diedi una gomitata, mi disse “Profesur, quant’acqua!”. Anni dopo, ormai grande, venne a presentarmi la morosa.

Paolo Crosa Lenz

da “Lepontica”, febbraio 2021

 
Il maestro Paolo Bologna con i suoi alunni in una località dell’Ossola: oggi hanno tutti più di sessant’anni (da “Lepòntica”). In apertura giochi da spiaggia in un’immagine di repertorio.

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