Realtà ambientaliste, è suonata la sveglia

Se ci si passa il gioco di parole, non si può che apprezzare l’apprezzamento rivolto mercoledì 10 febbraio al presidente Draghi (che quel giorno risultava ancora “incaricato”) da otto associazioni ambientaliste per “l’apertura al mondo dell’ambientalismo”. Nel comunicato diramato da Amici della Terra, Enpa, Italia Nostra, Lav, Lipu, Mare Vivo, Mountain Wlderness Italia e Pro Natura viene espressa la richiesta di un “incontro ampliato” a diverse realtà ambientaliste. “Così da fornire al Presidente incaricato”, si legge, “una visione più larga ed esaustiva, ecc.”.

Dal titolo traspare quanto ci avrebbero tenuto gli otto firmatari a fornire questa particolare visione “più larga ed esaustiva” non considerando tale quella degli interlocutori che li hanno preceduti al tavolo delle consultazioni. Questo il titolo nel sito di MW: “Mario Draghi e il mondo ambientalista, indispensabile un colloquio allargato a molte altre parti sociali dell’ambiente”.

Ma cari amici ambientalisti, c’era proprio bisogno di aspettare Draghi? Questo vostro messaggio offre l’idea, con tutto il rispetto per l’attivismo degli attivisti, di una specie di tardivo “vengo anch’io” alla maniera di Jannacci. Si voleva, se si è ben capito, che Draghi in piena bagarre convocasse “diverse altre realtà” o magari tutte e quante le 78 associazioni ambientaliste esistenti in Italia per analizzare le “molteplici questioni emergenziali”. Non sarebbe stato possibile, ma adesso c’è solo da compiacersi che quella parolina “ambiente” il nuovo presidente l’abbia più volte pronunciata nel formare il governo con i risultati che sappiamo.

In apertura un’immagine tratta dalla copertina della rivista ufficiale della Commissione per la Protezione delle Alpi decisamente critica verso la Convenzione delle Alpi ritenuta colpevole di…starsene troppo a lungo alla finestra.(ph. Serafin/MountCity)

Ripetiamo la domanda in attesa di eventuali risposte: occorreva aspettare tanto per farsi avanti? Non era il caso di rivolgere la stessa richiesta di “colloquio allargato” anche ai precedenti governi? E come mai neanche una piega si è notata a fronte dell’annuncio della presidente del WWF Donatella Bianchi che, appena uscita dal confronto con il presidente incaricato, raccontò di un nascituro Ministero della Transizione Ecologica?

E dov’erano i firmatari del citato comunicato diffuso da MW quando ancora erano in corso i lavori per la formazione del mai nato Conte 3? Si sa da tempo che l’agenda politica dei vari esecutivi è fortemente carente sulle problematiche ambientali. Carenza particolarmente grave considerato l’affollamento di “Associazioni di Protezione Ambientale” (ben 78, va ribadito, sono quelle riconosciute dallo Stato con legge n. 349/1986, Art. 13).

E come mai, detto per inciso, è cronicamente di là da venire il Fronte Verde Italiano destinato a costruire “un’alternativa ecologica di vita, per una società che deve vedere l’unione e la convivenza tra l’uomo e la natura che lo circonda”. Ci aveva pensato anche l’indimenticabile Alex Langer. E perché mai di “verdi” non si parla più da tempo in Italia?

Che si sappia, di “aperture” come quella ricevuta dal governo ora in carica il mondo dell’ambientalismo in questi anni ne ha ricevute ben poche. Casomai ha collezionato, non per sua colpa, anatemi e parole di sdegno. “Il mondo dell’ambientalismo è più inquinato dello scarico della fogna di Nuova Delhi”, scrisse addirittura Jovanotti detto Jova nel suo blog, esprimendo tutta la rabbia accumulata nel 2018 per gli attacchi dovuti all’impatto ambientale del suo show ad alta quota. 

Una semplice provocazione quella del cantante spalleggiato dal WWF che patrocinava la sua tornée? “Non mi sarei mai aspettato”, aggiunse Jova, “nonostante non sia un ingenuo rispetto a questo genere di cose, che il mondo dell’associazionismo ambientalista fosse così pieno di veleni, divisioni, inimicizie, improvvisazione, cialtroneria, sgambetti tra associazioni, protagonismo narcisista, tentativi di mettersi in evidenza gettando discredito su tutto e su tutti, diffondendo notizie false, approfittando della poca abitudine al fact checking di molte testate”.

Non aveva probabilmente tutti i torti Jova nell’accennare, anche se in modo così antipatico, a divisioni e sgambetti che minano i rapporti tra le associazioni. Beppe Grillo li definì, salvo errori, “ambientalisti da salotto”. Mauro Corona specificò che si tratta di “ambientalisti da suv”. Il presidente generale del Cai li chiamò bonariamente “grilli parlanti” ma ciò non toglie che si sia letto nelle pagine del Gazzettino il titolo a nove colonne “Il Cai scarica gli ambientalisti” riferendosi ai progetti di nuovi impianti di risalita nel Comelico aspramente osteggiati dai suddetti “grilli parlanti” ma non dal Club alpino salvo successivi riposizionamenti.

Ma ora sembra arrivato il momento per gli ambientalisti italiani di far sentire la propria voce nelle stanze che contano. Anche il movimento Fridays For Future si è dato un mossa inviando una lettera a Draghi in cui si chiede di porre al centro del nuovo governo una “profonda riconversione ecologica”. Ci voleva tanto a pensarci?

A rubare la scena agli ambientalisti “ufficiali” era stato in settembre anche lo spettacolare flash mob senza etichette sulle Cinque Torri di Cortina compiuto da imprenditori, professionisti e semplici appassionati di montagna. Tutti contrari alle devastazioni compiute in vista dei Mondiali di sci. “Non vogliono essere identificati come ambientalisti? Poco male. E’ più una questione di percezione semantica che sostanziale”, spiegò in tono paterno Carlo Alberto Pinelli, presidente onorario di Mountain Wilderness International.

E’ pur vero che finora dev’essere stato difficile, quasi impossibile, far giungere da parte di chi ha a cuore l’ambiente la propria voce nelle stanze che contano. “Mi sono preso il tempo di riascoltare tutti i discorsi dei senatori che sono intervenuti in aula il 19 gennaio 2021 per dire la loro sulla crisi e sul governo facendo la propria dichiarazione di voto”, scrive il professor Paolo Pileri, docente di pianificazione e progettazione urbanistica al Politecnico di Milano. Il suo scritto circola sulla pagina FB di Altreconomia e sulla pagina FB di salviamoilpaesaggio.it ed è stato ripreso anche in mountcity.it casomai qualcuno non se ne fosse accorto.

“Per dieci ore circa”, spiega Pileri, “ho prestato ascolto con un obiettivo partigiano e preciso: capire se in quei discorsi trovavo traccia della questione ambientale, dell’ecologia, del cambiamento climatico. Di ciò di cui il ‘Recovery Plan’, su cui hanno fatto scivolare il governo, deve occuparsi destinando almeno il 37% degli investimenti per la transizione ecologica”.

“Alcune cose ci stanno”, aggiunge Pileri, “ma altre poco o nulla, ma in ogni caso in questo elenco fatto di dettagli, le ‘cose’ dell’ecologia non ci sono. Dei 57 interventi, uno solo ha citato en-passant i green jobs (ma dentro un discorso high tech), un paio la montagna (ma in termini vaghi) e solo uno ha davvero parlato con pienezza di clima, di periferie, di ecologia, di ‘Laudato sì’, di etica e responsabilità, di cambiare il modello di sviluppo, di non voler tornare alla normalità di prima. Uno solo. Anzi una sola, visto che si tratta della senatrice Loredana De Petris (che non conosco). Quindi il risultato è da sconfitta tipo partita di basket: 1 a 57. Mi pare chiaro a che cosa siamo davanti. La questione ecologica non fa parte del dibattito”.

Avrà le sue buone ragioni Luciano Caveri, a suo tempo leader del gruppo dei Parlamentari amici della montagna sostenuto dal Cai, nello scrivere nel suo blog che il nuovo governo, con la nascita del Ministero della Transizione Ecologica, si è limitato a compiere una “scopiazzatura” visto che già esiste con questa dizione in Francia ma anche in Spagna. Ma accontentare tutti non è possibile, né mai lo sarà, al rispettabile capo dell’esecutivo che come noto non dispone di bacchetta magica.

L’importante sarebbe che il governo spingesse davvero l’acceleratore sull’ambiente come già sta facendo. Sarebbe una buona ragione anche per risvegliare la presunta “bella addormentata” dell’ambientalismo, per usare una definizione della Cipra (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) nei confronti di un’inconcludente Convenzione delle Alpi arrivata al traguardo del ventennale. A questo punto non sembra proprio il caso che le 78 associazioni ambientaliste operanti in Italia continuino a stare alla finestra ciascuna per i fatti suoi. Chissamai che non riescano finalmente a formare un fronte comune sviluppando un’auspicabile strategia che metta tutti d’accordo o addirittura dando vita a degli Stati Generali come si accingono a fare gli amici ambientalisti transalpini. (Ser)

Donatella Bianchi presidente del WWF Italia riferisce il 10 febbraio alla stampa sull’incontro con il presidente incaricato.

2 thoughts on “Realtà ambientaliste, è suonata la sveglia

  • 17/02/2021 at 15:13
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    Nel suo discorso al Senato il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha citato il 17 febbraio Papa Francesco e insistito sul dovere di “lasciare un buon pianeta, non solo buona moneta. Ogni spreco oggi è un torto alle future generazioni”. Quanto si aspettava di udire l’estensore dell’articolo qui pubblicato. (R.S.)

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  • 15/02/2021 at 17:56
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    Giorgetti allo Sviluppo (quelli del “diritto di scavare”), Cingolani (amico di quello dello Sblocca Italia, del ponte sullo stretto, delle trivelle ecc) al ministero della Transizione… mah ci sarà la solita spennellatina di verde che non ci eviterà il baratro. In caso contrario sarei felice di fare autocritica.

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