Letture. Le notti rubate di Irene Borgna

Due misantropi curiosi e si suppone innamorati, un cane, un camper.  Sono questi gli ingredienti del romanzo “on the road” di Irene Borgna “Cieli neri” (Salani Srl  – Ponte alle Grazie, 198 pagine, 15 euro). Ma ciò che lo rende probabilmente unico nella letteratura di viaggio è la ricerca quasi ossessiva di “notti autentiche” dove le stelle, come si legge nel libro, “hanno la forza di bucare la coperta nera del cielo”.

Per realizzare questo progetto non c’era che un sistema secondo l’autrice: lasciarsi alle spalle i cieli delle città dove “la luce elettrica, una grande invenzione che ha aperto la porta a migliaia di nuove esperienze, ha inesorabilmente occupato tutto il buio impedendoci di vivere l’altra faccia del giorno, con tutti i suoi doni: le stelle, la Via Lattea, il ritmo sonno/veglia, la poesia dell’oscurità”. 

Nata a Savona, trasferitasi in val Gesso dove segue il progetto di ricerca sul lupo e accompagna gli escursionisti in montagna in percorsi storico naturalistici e culturali, si comprende che la bravissima Irene faccia di tutto, anche nella vita quotidiana, per evitare di buttare via il suo tempo nelle grandi città. A costo magari di perdersi certi tramonti che rendono affascinante, tanto per fare un esempio, il cielo di Milano “che l’è inscì bel quand che l’è bel”: dove in estate, standosene beatamente in terrazza, ci si può perfino godere a naso in su al tramonto il lento passaggio dei satelliti artificiali la cui orbita sembra toccare la scintillante madonnina del Duomo. 

Tornando al suo curioso romanzo fresco di stampa, pubblicato in collaborazione con il Club Alpino Italiano, l’autrice prende spunto da una mappa dei cieli neri europei. E’ questa per noi misteriosa mappa che la induce ad andare alla ricerca, con il compagno Emanuele, di quei luoghi che ancora resistono all’inquinamento luminoso. Dalle Alpi Marittime al Mare del Nord, Irene indossa qua e là la veste da antropologa che le compete per raccontarci gli aspetti economici, sociali, poetici e simbolici dei territori attraversati. Dove si possono ancora “ascoltare le stelle” come sapeva fare il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry. Lo sguardo è sempre rivolto al cielo in queste notti che lei definisce “rubate” ma i piedi sono ben piantati per terra.

Irene Borgna

Più di frequente l’autrice mette poi a frutto il suo naturale spirito di osservazione per svelare le piccole, piacevoli avventure e le inevitabili disavventure di questo viaggio che le è rimasto nel cuore. Detto così il gioco si potrebbe consumare nell’ambito di un colorito racconto, ma l’abilità dell’autrice consiste nel tenere sempre desta l’attenzione suonando su varie tastiere. Abile certamente lo è nello svelare particolari scientifici e frammenti di storia senza mai cadere nel nozionismo. E anche nell’alternare dialoghi e riflessioni in prima persona con stile sobrio e accattivante.

Nessun dubbio: questo libro, il secondo di Irene Borgna dopo l’appassionante “Pastore di stambecchi”, risulta molto intenso, ricco e nuovo come suggeriscono in modo appropriato e senza esagerare le note dell’editore. (Ser)

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