In 200 pagine l’ultimo vallone selvaggio delle Alpi

Il selvaggio Vallone delle Cime Bianche lungo 10 chilometri che delimita a ovest il versante meridionale del massiccio del Monte Rosa, sta per essere sconvolto dagli impianti destinati al collegamento tra Ayas e Cervinia. Prima che questo tipo di “valorizzazione” venga compiuta, due fotografi biellesi di montagna, Annamaria Gremmo e Marco Soggetto, stanno per dare  alle stampe il libro “L’Ultimo Vallone Selvaggio. In difesa delle Cime Bianche” e sono disponibili gratuitamente a presentare la loro importante documentazione.

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Monte Rosa – Cervino. Collegamento costi quel che costi

Non sta né in cielo né in terra che il collegamento funiviario fra Ayas e Cervinia attraverso il vallone delle Cime Bianche sia da ascriversi “all’accessibilità sostenibile che valorizza e conserva il patrimonio ambientale e paesaggistico”. Questo scrive in Facebook Marcello Dondeynaz riferendosi all’approvazione il 15 dicembre 2016, da parte del Consiglio regionale della Valle d’Aosta, del piano relativo al collegamento intervallivo tra i comprensori Monte Rosa e Cervino…

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Gli amici che difendono la Val d’Ayas

L’ipotesi di un collegamento funiviario tra la Val d’Ayas e Valtournenche attraverso il vallone delle Cime Bianche torna d’attualità. Nessuna decisione formale è stata presa, ma la nuova giunta, insediatasi a maggio, è determinata a portare avanti il progetto contrastato dal gruppo “Ripartire dalle Cime Bianche”, che ora ha anche una pagina fb e ha organizzato per quest’estate una serie di incontri a Champoluc…

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Collegamento Val d’Ayas – Cervinia? Un suicidio!

Una devastazione del Vallone delle Cime Bianche ne comprometterebbe per sempre la sua valorizzazione in tutte le altre stagioni. E dire che già oggi, a differenza della Valtournenche, la valli del Monte Rosa hanno un turismo estivo che vale quasi quanto la stagione invernale, e si potrebbe fare molto di più!

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Nuovi no alla funivia tra il Cervino e il Monte Rosa

“I proponenti”, spiega un comunicato di Legambiente, “si sono soffermati sulle caratteristiche del tronco in quota, senza evidenziarne gli aspetti di alterazione paesaggistica in un contesto di assoluta naturalità e, in particolare, sorvolando del tutto sull’impatto enorme che sarebbe generato dal primo tronco…”

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