Moto sui sentieri in Lombardia, un lungo braccio di ferro

La petizione lanciata dal Cai Lombardia per invitare i consiglieri a non votare la deroga al divieto di circolazione dei mezzi motorizzati sui sentieri, mulattiere e boschi ha avuto effetto. Martedì 8 aprile 2014, nella seduta del Consiglio Regionale della Lombardia, è stata ritirata la proposta di deroga che tuttavia ritornerà in commissione nel mese di giugno con un testo rivisto e le associazioni saranno riascoltate. La petizione ha scatenato un vero tam tam sulla rete e sugli organi di stampa e ha raccolto quasi 30.000 firme in pochi giorni.

Dopo le proteste delle opposizioni, come non esprimere il proprio dissenso contro la possibile deroga al divieto di andare con le moto sui sentieri, nei boschi e nei pascoli della Lombardia dove il transito di tali mezzi è vietato in base alla LR 31/2008? La deroga era prevista nel PDL 124 in approvazione martedì 8 aprile. Il Cai è uscdito allo scoperto con una lettera circolare soltanto una ventina di giorni dopo che il Corrierone ha dato notizia delle ventilate decisioni della Regione in un piccolo riquadro apparso il 9 marzo nella cronaca locale: un annuncio che ha fatto sobbalzare non pochi amici della montagna.

Alla fine di marzo finalmente arriva l’annuncio di un appello vibrante ai consiglieri della Regione di Renata Viviani, presidente delle Sezioni lombarde (90 mila soci). Un intervento deciso e circostanziato che sicuramente i tanti amici di “MountCity” non possono che condividere. “Per essere precisi”, spiega la Viviani, “il Cai Lombardia interloquiva da tempo con la Regione Lombardia sul tema sentieri. Ha portato le sue osservavioni all’VIII commissione e le ha inviate a tutte le sezioni (precedentemente aveva inviato alle stesse il testo del pdl chiedendo un approfondimento ai soci competenti in materia ). Le osservazioni non sono state accolte in sede di audizione e quindi non è rimasto che fare la petizione. L’argomento sentieri è stato messo all’odg dell’ARD di Mantova nella primavera 2013. Come si può facilmente capire, è un lavoro che viene da lontano e non è il Corriere che ci sollecita ad agire. Chi pensa che si tratti di un fulmine a ciel sereno o di una mossa estemporanea non partecipa alla vita di sezione”.

“Se il provvedimento fosse approvato dall’aula i sindaci potrebbero autorizzare tale tipo di transito dei mezzi motorizzati nei  loro comuni”, spiega ancora, allarmatissima, la Viviani, “e forte è il rischio che per incentivare una sciagurata idea di sviluppo turistico, la Lombardia attiri sul suo prezioso territorio manifestazioni motociclistiche e competizioni anche dall’estero che in breve tempo potrebbero arrecare un danno davvero impossibile da ripristinare  al nostro patrimonio sentieristico. E allontanerebbero dell’escursionismo il mondo che tanto apprezza la grande bellezza e delle nostre colline e delle nostre montagne”.

Ma quali sono le motivazioni dei promotori, otto consiglieri regionali, del progetto di legge numero 0124 denominato “Modifiche ed integrazioni alla Legge Regionale 5 dicembre 2008, N. n. 31 “Testo unico delle leggi regionali in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale” concernenti la viabilità agro-silvo-pastorale”?

In sintesi, considerato che il “fuoristrada è una legittima attività ricreativa e sportiva per chi vive nell’ambiente dell’utenza motociclistica” e che solo “una minoritaria corrente di pensiero considera la circolazione motorizzata su percorsi a fondo naturale una pratica intrinsecamente negativa, in quanto, a fronte di un significativo impatto ambientale, non vi sarebbe alcun interesse meritevole di tutela”, i promotori ritengono che si debba uscire dalla discriminazione dell’attività specifica proponendone la regolamentazione, “utile e necessaria a distribuire l’uso del territorio tra le varie esigenze in modo da rispettarne i diversi gradi di importanza e rilevanza sociale e di garantire a tutte un minimo ambito di praticabilità”.

Nell’appello del Cai si sottolinea come desti “estrema preoccupazione” in particolare il testo dell’articolo che specifica come “in deroga ai divieti di cui ai commi 3 e 4, con regolamento regionale sono definiti i criteri, le modalità e la procedura con cui gli enti proprietari, per il territorio di rispettiva competenza, possono autorizzare il transito temporaneo di mezzi a motore”. In definitiva, non c’è che da compiacersi, come ha fatto il Coordinamento delle Sezioni e Sottosezioni della Provincia di Sondrio in una comunicazione diramata il 28 marzo da Lucia Foppoli, che la “minoritaria corrente di pensiero” rappresentata dagli oltre 90.000 soci del Club Alpino Lombardo attraverso la sua presidente Renata Viviani abbia deciso di far sentire, alta, la sua voce. Resta da vedere come si comporterà il Cai se il provvedimento verrà contro la sua volontà approvato. Intanto  è stata attuata attraverso la rete una raccolta di firme.

In attesa di conoscerne gli sviluppi di questa vertenza che si protrae da tanto tempo è bene rileggere quanto dice in proposito il Bidecalogo approvato a Torino nell’Assemblea dei Delegati del Cai all’unanimità. E’ il punto di riferimento dell’associazione sulle problematiche ambientali sul quale si è riflettuto per due anni coinvolgendo soci e sezioni. Ed è vincolante per i soci e per le sezioni.http://www.cai.it/index.php?id=31&tx_ttnews%5Btt_news%5D=1792&cHash=56105f2c23eff8609b45d54c43b0df68

 

 

 

 

 

 

 

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