Ve lo diciamo col coeur in man: ridateci il “nostro” Monte Bianco!

Un vero colpo di mano. Aprendo il computer e connettendosi con Google Maps, il Monte Bianco risulta interamente francese! Eppure nelle scuole italiane si continua a insegnare che la vetta più alta delle Alpi è per metà italiana. Ma niente di nuovo sotto il sole. Di questa arbitraria annessione esiste un precedente storico. Nell’Ottocento un ufficiale cartografo francese, tale Mieuelet, stabilì, chissà perché, che anche il cosiddetto Monte Bianco di Courmayeur si trova in territorio francese. Da allora quello fissato da questo carneade della cartografia per i francesi restò il confine benché tale linea di demarcazione fosse stata stabilita esattamente in cima alla montagna con la cessione della Savoia alla Francia in seguito agli accordi della seconda Guerra d’indipendenza. A sollevare il problema sono stati una trentina d’anni fa i milanesi Laura e Giorgio Aliprandi con i loro studi. La questione è oggetto di uno dei capitoli del secondo volume, curato nel 2008 dagli stessi Aliprandi, de “Le grandi Alpi nella cartografia: 1482 – 1885” (Priuli & Verlucca editori). Laura e Giorgio ne hanno parlato ancora una volta il 3 aprile 2014 nel corso di una conferenza alla sede della Sezione di Milano del Cai mettendo in evidenza alcuni documenti, e in particolare una lettera di Napoleone III del 28 aprile 1869 che toglie ogni dubbio alla controversia e annulla la teoria francese che il confine deve seguire la crête militaire come proposto dall’antico trattato del 1796. Finalmente un punto fermo sull’annosa questione: la sommità del Monte Bianco è italo-francese, e l’ipotesi della sua appartenenza alla Francia è insostenibile. Per maggiori informazioni: culturale.caimilano@gmail.com   Attraverso le carte e il confronto con relazioni e testimonianze scritte, gli autori dimostrano il “colpo di mano” dell’attribuzione alla Francia della cima più alta delle Alpi. Nel 1728 quando in Savoia iniziò la Mensuration Générale per il catasto di Vittorio Amedeo II, per paura di dover pagare tasse anche su terreni sterili come i ghiacciai, gli abitanti di Chamonix non rivendicarono proprietà sul Monte Bianco, che risultò appartenente tutto a Courmayeur. Senonché nel 1865 Mieulet disegnò una carta nella quale la sommità del Monte Bianco risulta tutta francese, facendo arbitrariamente fare al confine di stato una strana deviazione dalla cresta spartiacque. Le cose si sono complicate per le rivendicazioni del Comune di St. Gervais Les Bains che, per motivi di rivalità con Chamonix, indifferente al problema, indica come sua enclave il versante italiano. In Italia non ci furono repliche ufficiali da parte del governo, ma la cartografia non riconobbe mai i confini proposti dalla carta del Mieulet, che venne tuttavia recepita a livello internazionale. Quale il ruolo delle istituzioni? Di recente un’interrogazione in proposito al Parlamento europeo è stata avanzata da Niccolò Rinaldi dopo che altre due interrogazioni, una nel 1996 e una nel 1999, erano state fatte dall’onorevole Luciano Caveri. “Si tratta di una questione che riguarda più la cultura che la politica, visto che il Monte Bianco viene ormai considerato come uno spazio unitario. Tuttavia il confine fa parte della mentalità umana, non si può ignorarlo qualunque sia la realtà politica”, dicono saggiamente gli Aliprandi. Che tuttavia non se ne stanno con le mani in mano e, a metà settembre, hanno diramato ai giornali una lettera aperta sull’argomento. “Ci dedichiamo da 25 anni a questo problema”, precisano nel documento, “da noi trattato in articoli, conferenze e saggi, e siamo arrivati alla conclusione che la sommità del Monte Bianco, trovandosi sulla cresta spartiacque, deve essere italo-francese. Nell’anno 2000 siamo stati invitati dal sindaco di Chamonix come consiglieri scientifici ad allestire una mostra dal titolo ‘Les cartographes découvrent le Mont-Blanc 1515-1925’, sulla storia della cartografia del Monte Bianco basata sulla nostra collezione di carte geografiche antiche. A memoria di questa esposizione è stato pubblicato un libro di 160 pagine, di cui siamo autori, dal titolo ‘La découverte du Mont-Blanc par les cartographes 1515-1925’ (edito da Priuli e Verlucca, Ivrea 2000) nel quale abbiamo sviluppato al capitolo 8 ‘Annexion et frontières’ (pag. 136-149) il problema del confine di Stato sulla vetta. “La presentazione di questo nostro lavoro è stata redatta e firmata dal professor Paul Guichonnet, autorità indiscussa nella storiografia delle Alpi e in particolare della Savoia, che riconosce l’esattezza delle nostre tesi. Si può ancora ricordare che altri due studiosi francesi delle Alpi, S. Jouty e H.Oudier, nel loro ‘Dictionnaire de la montagne’ (edito da Arthaud, Parigi 1999) alla voce Mont Blanc osservano che il confine deve passare ‘logiquement’ sulla sommità. In base a queste considerazioni, possiamo concludere che la cima del Monte Bianco è italo-francese e così dovrà risultare anche nella cartografia ufficiale della Francia”. “Per noi, privati cittadini”, concludono gli Aliprandi, “l’argomento è chiuso. Spetta ora ai nostri politici riproporre ancora una volta la questione in termini precisi alle autorità francesi, per superare la loro comprensibile riluttanza ad affrontare un argomento oltremodo delicato, che se risolto porterebbe la Francia a rivedere l’attuale cartografia del Monte Bianco, eliminando quella discrepanza che qualunque cittadino può notare paragonando le attuali carte geografiche francesi e italiane riguardo al Monte Bianco e alla linea di confine tra i due Stati. In tal modo la Valle d’Aosta e l’Italia tutta riceverebbero un tangibile riconoscimento nel 150° dell’Unità, non con parole retoriche ma con l’acquisizione di un diritto ben documentato e da tempo violato”. Una posizione, quella dei due studiosi, che merita il massimo sostegno dal momento che, come si è visto, gode anche in Francia del massimo appoggio da parte delle menti più illuminate.

Ser

 

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