Montagne nel cuore. Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda, tra i “maglioni rossi” dei Ragni

Un abate e un sindaco furono tra i padri del Cai a Milano che, alle sue remote origini nell’Ottocento, ebbe tra i dirigenti “uomini superiori per cultura e sentimento” come si legge nell’interessante catalogo della mostra “La Lombardia e le Alpi”. Per fortuna, di amici illustri la montagna può vantarne ancora parecchi all’ombra della “madonnina”, anche se in genere poco propensi a mettere in mostra questa loro nobile vocazione. Non è però possibile ignorare in questo contesto Gianfelice Rocca, alpinista valoroso e appassionato, che dal giugno 2013 è il presidente alpinista di Assolombarda e dal 2011 fa parte come socio onorario del celeberrimo Gruppo Ragni di Lecco.

Nel teatrino della politica il nome del dottor Rocca, salvo errori, compare assai di raro. Laureato in fisica cum laude all’Università di Milano, il presidente di Assolombarda (associazione di circa 5.000imprese con oltre 281.000dipendenti nelle province di Milano, Lodi e Monza Brianza e altre centinaia di migliaia nel resto del Paese e nel mondo) brilla a quanto si dice per il carattere schivo. E l’aria “ufficiale” severa e imperscrutabile non induce alle confidenze.

Solo Fabio Fazio è riuscito garbatamente a snidarlo in aprile in una puntata di “Che tempo che fa”, ma una particolare circostanza gli ha facilitato il compito: Gianfelice Rocca (1948) approdava in quei giorni sugli scaffali delle librerie con il saggio “Riaccendere i motori” (Marsilio Editori, 140 pagine, 16,50 euro) che, a quanto si legge negli strilli nell’ultima di copertina, “propone una lettura alternativa dello scenario globale per immaginare una vera rinascita italiana”.

Se è vero che l’alpinismo è anche scuola di management, come asserisce Agostino Da Polenza in un suo apprezzato saggio, Gianfelice Rocca non sembra alieno dall’applicare nella sua analisi una mai sopita vocazione arrampicatoria. Lo si nota, o almeno sembrerebbe, là dove nel libro invita gli italiani a sfruttare il loro incredibile capitale di creatività e di esperienza: due virtù, queste ultime, prettamente “alpinistiche”.

E non riesce a esimersi, il dottor Rocca, dall’usare un termine familiare ai montanari per vocazione, la parola ”zaino” (a pagina 97 si esprime infatti sullo “zaino pesante delle nostre imprese”, che sarebbe poi quello della spesa pubblica).

La storia alpinistica del dottor Rocca è scritta negli annali dei Ragni. Nel 1970 partecipa alla spedizione esplorativa del gruppo alpinistico lecchese, che annovera tra i padri il grande Riccardo Cassin, al Cerro Torre in Patagonia. Questa esperienza permetterà la conquista del Cerro da parte dei Ragni di Lecco nel 1974 e segnerà l’inizio di un legame duraturo del dirigente milanese con il gruppo di Lecco.

Nel 2007 nasce il progetto di scalare una parete inesplorata del Cerro Piergiorgio in Patagonia nel ricordo di Agostino Rocca, fratello di Gianfelice e Paolo Rocca, scomparso nel 2001 in un incidente aereo. Così nel 2008 gli alpinisti Christian Brenna ed Hervé Barmasse superano l’inviolata parete nord del Piergiorgio dedicando la salita ad Agostino e chiamandola La Ruta del Hermano.

In quell’occasione i Ragni tornarono sulle cime dell’estremo sud del continente americano con l’obiettivo di aprire due nuovi itinerari alpinistici: uno effettivamente realizzato sul Cerro Piergiorgio (2719 m) e l’altro sulla parete ovest dell’Aguja Mermoz (2732 m), entrambi nel gruppo montuoso del Fitz Roy e Cerro Torre.

Prima della partenza il team dei “maglioni rossi” guidato dal presidente Alberto Pirovano venne presentato a Milano in un atelier di Porta Volta con il concorso di Aku e di Techint, il gruppo della famiglia Rocca che controlla la Tenaris Dalmine. La spedizione era stata infatti organizzata in ricordo di Agostino, scomparso in un incidente aereo, al quale è dedicata in Valtellina anche la capanna “Marco e Rosa De Marchi-Agostino Rocca” al Bernina, di proprietà della Sezione Valtellinese del Club alpino, recentemente rifatta su progetto dell’architetto Stefano Tirinzoni.

Della squadra hanno fatto parte il valsassinese Adriano Selva, il milanese Cristian Brenna, il comasco Matteo Bernasconi, il valtellinese Giovanni Ongaro e Simone Pedeferri, anch’egli valtellinese di adozione, l’aostano Hervé Barmasse e Dante Barlascini. A fare da supporto logistico (e morale) ai giovani Ragni due “senatori” dei maglioni rossi: Daniele Bianchi e Mario Conti, un veterano dell’alpinismo patagonico (nel 1974 raggiunse la vetta del Cerro Torre, insieme con Casimiro Ferrari, Daniele Chiappa e Pino Negri).

Va aggiunto per completezza d’informazione che, tra i vari incarichi, Gianfelice Rocca presiede la Fondazione Rocca impegnata in diversi progetti sociali e formativi nel mondo. In questo ambito nel 2005 nasce in ricordo del padre il “Progetto Roberto Rocca”, un accordo tra il Massachussetts Institute of Technology di Boston e il Politecnico di Milano, con l’obiettivo di sviluppare le collaborazioni tra le due istituzioni universitarie, incentivando il flusso di dottorandi e di ricercatori fra l’Italia e gli Stati Uniti.

Nel 2007 viene nominato Cavaliere del Lavoro e nel 2009 gli viene conferita la laurea ad honorem in Ingegneria Gestionale dal Politecnico di Milano. Nel 2010 riceve dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il Premio Leonardo 2009 per il contributo al rafforzamento della proiezione internazionale dell’Italia nei settori della siderurgia, energia e infrastrutture. Ma si può essere certi che l’appartenenza onoraria ai “maglioni rossi” sia per l’alpinista Gianfelice Rocca uno dei riconoscimenti di cui va più fiero.

Ser

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