Si perpetua sulla Streif il mito di Toni Sailer

Sailer Cortina '56 copia
Toni Sailer (1935-2009) alle Olimpiadi di Cortina nel 1956.

Il successo dello sciatore italiano Dominik Paris a Kitzbuhel dove si è battuto come un leone sulla pista chiamata Streif ha richiamato alla memoria un campione austriaco, Toni Sailer, che su queste nevi è stato di casa fin dalla nascita. Incontrai Toni, purtroppo scomparso nel 2009, nella sua sontuosa villa a pochi passi dalla Streif. Era il 2004 e con Aldo Audisio e Vincenzo Pasquali ci recammo da lui per realizzare un’intervista filmata che sarebbe stata inserita nella mostra “Glorie olimpiche” realizzata dal Museomontagna in vista dei Giochi invernali del 2006. Tema dell’incontro era l’attività di Sailer come attore. Dopo essersi coperto di gloria sulle piste, Toni si era infatti dato al cinema. Bello com’era, non ebbe difficoltà ad affermarsi. Tuttavia nel nostro incontro negò che un campione fosse tenuto a essere anche un po’ attore, che dovesse insomma recitare la sua parte anche sulle piste: questo nel caso che intenda porsi al centro dell’attenzione, che voglia diventare un idolo. “Lo spettacolo è spettacolo, lo sport è sport. Due mondi incomunicabili”, recitò quel giorno il vecchio fuoriclasse dello sci con voce impostata. Fuori, i prati della natia Kitzbuhel sfumavano verso le placide acque dello Scwharzsee, più in là l’Hannenkamm svettava con il groviglio dei tralicci delle comunicazioni e le foreste in cui s’insinua il toboga della Streif: curve, salti, diagonali dove lui da ragazzino veniva giù veloce con lunghissime picchiate, su e giù fino allo sfinimento, finché sul far della sera Kitzbuhel accendeva le prime luci.

“Il campione non recita, il suo impegno è totale”, insistette Sailer. L’argomento lo appassionava mentre la giovane moglie Hedy si apprestava a servire il tè nel salotto ovattato della bella villa tirolese. “L’attore deve fare l’attore e il campione il campione, sia quando vince sia quando perde. La verità è che sulle piste, con le lancette del cronometro che scorrono inesorabili, devi limitarti a stare in piedi, ed è già una bella scommessa. Ma recitare è un’altra cosa. Sei su un palcoscenico, hai una telecamera o una cinepresa davanti. Devi essere disinvolto, fingere, sorridere. Nello sport non puoi fingere, devi essere te stesso. Al massimo puoi recitare, se ne hai la capacità, quando i giornalisti t’intervistano”.

Sailer attore
Giovane amoroso nella locandina di un film, quando la dolce vita romana sembrò conquistarlo.

S’infervorò Sailer tornando al suo passato di superman dello sci. “L’unica cosa importante per me era fare una buona gara. Se solo mi mettevo in testa di dover vincere a ogni costo non riuscivo neanche più a muovermi, m’innervosivo. Dovevo immergermi totalmente nell’attimo fuggente e non pensare ad altro”.

Sailer con Audisio
L’incontro con Aldo Audisio, direttore del Musemontagna, che nel 2005 lo coinvolse nella mostra “Glorie olimpiche” (ph. Serafin/MountCity)

Altro che recitare quando volava sulla Streif, i pantaloni legati sotto il ginocchio con un elastico perché non sventolassero creando resistenza. Ma l’impegno che ha messo nella costruzione del suo personaggio di divo dello schermo è fuori discussione. Con giorni e giorni di lezione all’accademia di Berlino. E con risultati non sempre all’altezza del suo impegno come si può desumere dal Mereghetti, rinomato dizionario dei film, che a “Sansone e il tesoro degli Incas” girato nel 1964 a Cinecittà assegna una sola stelletta definendolo una mediocre produzione che mescola western-spaghetti con il genere mitologico allora di moda. Nella sua ascesa nel firmamento degli sport olimpici con le quattro medaglie d’oro a Cortina nel ’56 (speciale, gigante, libera e combinata) seguite due anni dopo dall’en plein ai mondiali di Badgastein (gigante, discesa libera e combinata), Sailer sembrava avere tutte le fortune dalla sua parte. Altezza 1,85, spalle forti, un viso aperto e sorridente, bellissimo, simpatico, capace di suonare la chitarra e di cantare.

La Roma della “dolce vita” lo ebbe tra i suoi eroi, anche se un po’ sottotono. “In realtà c’era molta disciplina, sul set occorreva puntualità e lo studio del copione impegnava per ore e ore. La sera poi ci si trovava in via Veneto. Tutta qui la dolce vita…”.

Toni Sailer sl set non amava le controfigure, non le ha mai volute. Del resto i cavalli erano la sua passione, anche se gli era estraneo il modo di stare in sella dei cow boy “veraci”. Senza essere votato all’alpinismo, si è impegnato con Luis Trenker in un film sulla parete nord dell’Eiger, fonte perenne di drammi, familiarizzando nel 1962 con Aste, Solina, Mellano e gli altri i impegnati nella prima italiana sulla parete. Si è anche innamorato del teatro. “Mi piaceva recitare Goldoni, Miller. Andavo pazzo per quel tipo di rapporto con il pubblico, sentire le emozioni fluire nelle vene. Una sensazione impagabile”.

Si coglieva nell’anziano campione una certa aria appagata, tuttavia nel bilancio della sua vita facevano capolino puntigliose messe a punto. “Tutti dicono che sono stato fortunato. Ma non è stata solo questione di fortuna. Dopo Cortina avrei voluto smettere, eppure due anni dopo mi sono ributtato nella mischia a Badgastein in un impeto di orgoglio, consapevole che quel mio modo di sciare di cui mi sono sempre tenuto il segreto mi avrebbe garantito nuovi successi”.

Sailer con cane
Nella natia Kitzbuhel, felice con il suo cane negli ultimi anni della sua vita (ph. Serafin/MountCity)

Sull’onda di Badgastein, dove 40 mila persone si accamparono intorno alle piste per vederlo sfrecciare, gli si buttarono tutti addosso: case cinematografiche, imprese teatrali, editori. Sailer ha fatto l’attore, il cantante, lo scrittore, anche l’imprenditore lanciando un tessuto elasticizzato per pantaloni che portava il suo nome. Le donne lo assediavano, il comune di Kitzbuhel, che gli ha anche offerto la poltrona di sindaco ottenendo un rifiuto, gli regalò il terreno per costruire la pensione “Haus Sailer”. Affascinante, irresistibile? “Il modo con cui apparivo non dipendeva da me, l’ho ereditato dai miei genitori. I miei meriti sono stati altri. Ho sempre cercato di essere me stesso, non ho mai conosciuto la nevrosi da successo. Però se dite che ero bello, tante grazie. A ciascuno il suo”. Chi si ricorda oggi di Toni Sailer? Ho rivisto con piacere il suo volto sorridente nelle vetrine di un negozio di sci a Sankt Moritz. Il suo nome compariva lì accanto, nella serigrafia di un paio di attrezzi da carving. E’ bello che ci sia ancora spazio per i nostri idoli di un tempo, perlomeno nella pubblicità che talora si dimostra davvero una ninfa gentile.

Ser

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