Mais senza confini. Gemellaggio fra Yucatan e Orobie

Mais
Fiore all’occhiello dell’Unità di Ricerca per la Maiscoltura di Bergamo è il laboratorio di conservazione del germoplasma, dove è conservata la “banca dei semi” con 1262 varietà locali e con la collezione della biodiversità di mais più ampia in Italia.

Era il 1492 quando Cristoforo Colombo lo portò con sé dall’America. Da allora, il mais ne ha fatta di strada. Dapprima, finì negli orti botanici come curiosità vegetale o ornamentale. Poi, piccoli campioni furono inviati nella sede pontificia di Roma e nelle corti dei prìncipi italiani. E ora è sempre il mais che lega popolazioni agli antipodi della Terra come le vallate delle Orobie e la penisola dello Yucatan in Messico considerata la “culla del mais”. Un gemellaggio scientifico tra Bergamo e lo Yucatan è stato celebrato in questi giorni in vista dell’Expo. Un episodio da valutare positivamente in vista di uno scambio di nozioni e materiali, di una reciproca crescita e miglioramento della maiscoltura.

L’occasione per questo accordo è stata la visita all’Unità di ricerca per la Maiscoltura di via Stezzano a Bergamo del governatore dello Yucatan Rolando Zapata Bello. E’ un Paese, il Messico, in particolare lo Yucatan, dove il mais non ha solo una tradizione millenaria, ma è anche il fondamento dell’alimentazione. Chissà se con gli amici messicani possiamo anche condividere i piaceri della polenta e osei?

A colpire in particolar modo il governatore dello Yucatan è stata a Bergamo la banca del germoplasma, dove sono conservate e mantenute oltre 800 varietà di semi della tradizione locale e italiana.
”Sono rimasto molto impressionato dalla vostra banca”, ha sottolineato Rolando Zapata Bello, che ha avuto anche un lungo colloquio con il sindaco Giorgio Gori, “da tutte le varietà antiche presenti e da come le state conservando: in questo modo dureranno fino a cinquant’anni mantenendo la loro qualità. Anche noi abbiamo una banca simile con oltre 300 varietà di mais dello Yucatan, che stiamo cercando di preservare in modo da migliorare e incrementarne la produzione”.

In vista dell’imminente Esposizione universale, in cui il mais sarà protagonista, il governatore ha quindi sposato pienamente il progetto e l’intento del Meb (Mais Expo Bergamo) di creare un network internazionale di attori che condividano l’obiettivo di valorizzare il mais dal punto di vista alimentare, ma anche per usi zootecnici e di prodotti industriali con la possibilità anche di progetti legati alla chimica verde e risorse energetiche rinnovabili.

“Grazie al commissario generale del Messico per Expo Ricardo Ampudia, siamo riusciti a organizzare una visita davvero significativa, se consideriamo che lo Yucatan è la culla del mais”, ha spiegato Paolo Valoti, responsabile della banca del germoplasma. “Potremo dare il via a uno scambio importantissimo di conoscenze, ma anche lavori comuni che poi si potranno fare in funzione di obiettivi comuni per una coltivazione più sostenibile e avere così alimenti più sani e salutari per tutti”.

Valoti e Yukatan
L’incontro tra l’esperto Paolo Valoti (a destra) e il governatore dello Yucatan (ph. Eco di Bergamo, per gentile concessione)

Nell’evoluzione delle produzioni di mais grande importanza ha avuto la Bergamasca. Proprio a Bergamo, infatti, precisamente a Curno, fu fondata nel 1920 la Stazione Sperimentale per la Maiscoltura, unica in Italia, sotto la direzione del professor Vito Vezio Zapparoli. In quasi 100 anni questa stazione di ricerca e sperimentazione “made in Bergamo” ha svolto un lavoro pregevole, diventando il punto di riferimento nazionale ed europeo della ricerca sul mais. Soprattutto dal secondo dopoguerra, quando a dirigerla fu chiamato Luigi Fenaroli, eccellente agronomo e botanico, che condusse importanti progetti, sperimentando e introducendo in Italia ibridi di mais americani, e incrementando esponenzialmente i livelli di produttività della coltura.

Fu Fenaroli che favorì il trasferimento della stazione da Curno a Stezzano, all’interno di un appezzamento di 25 ettari, al confine con Bergamo: l’inaugurazione della nuova struttura avvenne nel 1953. E fu lui che per primo si fece promotore del programma di raccolta e conservazione di semi delle antiche varietà tradizionali italiane. Nel 1968, la Stazione divenne una sezione del nuovo Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura (ISC), con sede a Roma. Nel 2007, poi, la sezione di Bergamo dell’ISC assunse la denominazione di Unità di Ricerca per la Maiscoltura (CRA-MAC), dentro il Consiglio per la Ricerca e sperimentazione in Agricoltura (CRA), sotto il controllo del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.

“Facciamo un grosso lavoro”, spiega ancora Valoti, esperto della “Banca del germoplasma” CRA-MAC. “Cerchiamo di ottenere delle varietà con più alti indici di produttività, migliori qualità nutrizionali e maggiore resistenza alle malattie e agli attacchi parassitari. Attenti, però. Qui, non si fa manipolazione genetica, ma il CRA-MAC è l’organismo preposto per l’effettuazione di ‘Analisi di Revisione’ di seconda istanza, su campioni di mais e di soia, volte a verificarne l’eventuale presenza di OGM. Il lavoro è lungo, perché segue necessariamente i ritmi della vita vegetale, e per vedere i primi risultati – non necessariamente positivi – i tecnici devono operare per più anni”.

Per saperne di più: http://sito.entecra.it/portale/cra_dati_istituto.php?id=224

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