Pasquale Orsi (1819-1890), fantomatico pittore alpino

CopertinaProvenienti da un’unica fonte (una nota libreria antiquaria di Torino) sono apparsi sul mercato, opportunamente… centellinati nell’arco di oltre un decennio, numerosi dipinti relativi a zone di alta montagna dell’arco alpino (in prevalenza Monte Bianco, Cervino e Monte Rosa, ma anche Gran Paradiso e Dolomiti) attribuiti a Pasquale Orsi, pittore nato nel 1819 e scomparso nel 1890. Le montagne sono accuratamente riprodotte, talvolta con qualche libertà. Il dubbio è se tali dipinti sono stati realizzati dal vero o non sono piuttosto riproduzioni di preesistenti immagini. Ma ancora più inquietante è la domanda che si pone Piero Nava (piero.nava@virgilio.it), tra i protagonisti dell’alpinismo italiano negli anni Sessanta e Settanta e appassionato collezionista: come poteva Orsi aver dipinto certe vette da prospettive non ancora raggiunte da alcun alpinista mentre lui era in vita? Fondate sono dunque le riserve sull’operare di Orsi, ma soprattutto sulla paternità di queste opere che, a dire di Nava, si possono soltanto attribuire a un “fantomatico pittore alpino”. “La storia dell’alpinismo”, dice, “porta a escludere che i dipinti in questione, per altro piacevoli e decorativi, risalgano al 1800 e siano stati realizzati sul posto”.

Grazie alle ricerche di Nava, avvocato civilista di Bergamo, membro del Groupe de Haute Montagne di Parigi e del prestigioso Alpine Club di Londra, i dipinti di Orsi sono diventati un caso che appassiona gli addetti ai lavori. Diverse “vedute” sono custodite dal Museo Nazionale della Montagna e questo dovrebbe rappresentare un sigillo inequivocabile in fatto di autenticità. Ma ci sono ugualmente aspetti dei quadri di Orsi conservati al Museo che non convincono. Nava si esprime, come giusto, da alpinista: requisito indispensabile come scrisse nel 1891 Ottone Brentari sul Corriere della Sera, per poter giudicare chi si misura pittoricamente con il paesaggio montano.

Dames Anglaises
Le Dames Anglaises (così indicate nel dipinto) erano chiamate ai tempi di Orsi “Demoiselles Anglaises”.

“Per quanto concerne la datazione”, spiega Nava in un documento molto articolato che l’avvocato mette cortesemente a disposizione dei lettori MountCity, “numerose immagini sono prese da posizioni impossibili per l’epoca, in quanto raggiunte per la prima volta dopo il 1890, per di più soltanto da grandi alpinisti. Un esempio? 
Il dipinto senza titolo che il Museo della Montagna identifica come Dente del Gigante riproduce in realtà l’Aiguille du Fou (Monte Bianco, sottogruppo Aiguilles de Chamonix), come dimostra la fotografia in Gaston Rébuffat, Mont Blanc Jardin féerique, Parigi, 1962, pag. 189 nonché il fatto che un’immagine simile appare in Raymond Lambert, A l’assaut des Quatre Mille, Chambery, 1946, con la didascalia Aiguille du Fou vue du Caiman. Sennonché la Dent du Caiman fu salita per la prima volta nel 1905 quando Orsi era già passato a miglior vita”.

Torre Winkler e Torre or. Vajolet
La Torre Winkler e la Torre orientale del Vajolet svettano su inesistenti ghiacciai!

I dubbi sull’autenticità delle opere esaminate nascono quasi sempre dal confronto tra i quadri e le montagne che essi rappresentano, alcune mai scalate quando Orsi era in vita. Come avrebbe potuto dipingerle senza ispirarsi a una fotografia o a uno schizzo di chi per la prima volta era riuscito a contemplarle da nuove prospettive? Questioni non da poco per un pittore considerato tra i maestri nella rappresentazione del paesaggio alpino, i cui quadri denotano una grande conoscenza delle forme e delle strutture delle montagne.

Vi è poi un’altra querelle. Alcuni dipinti riproducono incisioni pubblicate in giornali o riviste di fine ‘800.
A cominciare dal pezzo forte dei dipinti appartenenti al Museo della Montagna, proposto con il titolo S. A. R. Maria Clotilde di Savoia al Monte Bianco (firmato in rosso P. Orsi). L’opera si riferisce in realtà, secondo le ricerche di Nava, al viaggio in Savoia di Napoleone III con la principessa Eugenia (estate 1860) accompagnati dal pittore Auguste Mar e da costui raccontato ne L’Illustration Journal Universel (numero del 15 settembre 1860, cfr. Falzone del Barbarò Michele, Il Monte Bianco dei Fratelli Bisson Ascensioni fotografiche 1859-1862, Longanesi, 1982). Orbene, nel predetto periodico è pubblicata una xilografia (che Nava stesso possiede, non è cosa rara) recante il titolo Excursion de Leurs Majestés à la mer de Glace – D’après un dessin de M. A. Mar e firmata in lastra Best. H. Cie, identica (a parte la modifica della carovana in primo piano, inclusi due personaggi a cavallo sul… ghiacciaio) a quella del Museo della Montagna (la xilografia è riprodotta a pag. 65 del sopra menzionato libro).

Concludendo, Nava è convinto che non è possibile attribuire i dipinti esaminati né a Pasquale Orsi né ad altro pittore 
ottocentesco. La loro datazione potrebbe risalire ai primi anni del XX secolo ma, con 
maggior grado di probabilità, va collocata intorno agli anni ’20; i dipinti sono tratti da fotografie (o da incisioni) alle quali sono quasi sempre 
aggiunte nuvole, neve e primi piani di fantasia recanti figure di alpinisti; lascia quantomeno perplessi il fatto che sui dipinti, a parte quelli anonimi, appaia 
volta a volta il monogramma PO o la firma Orsi o P. Orsi o la sigla P.O. ma mai il nome Pasquale.

One thought on “Pasquale Orsi (1819-1890), fantomatico pittore alpino

  • 26/07/2015 at 17:47
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    Un caso appassionante.
    Anche per i non addetti ai lavori.

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