Avere trent’anni nelle Valli di Lanzo (2). Le sorelle Giot

Un futuro diverso è possibile e lo è in territori “altri” rispetto alla città. Di un avvenire che vede al centro le Valli di Lanzo grazie a una presenza giovane, a rapporti di vicinato genuini e alla forza di volontà di intere famiglie, racconta il bellissimo volume “Libellule in volo. Trentenni all’opera oggi nelle Valli di Lanzo” della collana editoriale della Società Storica delle Valli di Lanzo fondata nel 1946. Il libro, già presentato in MountCity che vi ha attinto la storia dell’imprenditore agricolo Marco Brachet Control, classe 1976, dottore in scienze forestali, è curato da Marilena Coletti e dal presidente del sodalizio Bruno Guglielmotto-Ravet. Questa volta, per gentile concessione, MountCity presenta la storia delle sorelle Manuela e Claudia Micheletta Giot, rispettivamente di 37 e 33 anni, maestra la prima e diplomata al linguistico la seconda. Entrambe hanno scelto di gestire “Il Giardino Pensile”, bed & breakfast e ristorante a Chiaves, una frazione di Monastero di Lanzo. 
L’intervista è stata realizzata da Paolo Benedetto il 23 giugno 2014.

Libellule in volo
Il libro della Società Storica delle Valli di Lanzo: le ventuno storie sono analizzate dalla sociologa Lia Tirabeni e dall’antropologa Giulia Fassio. Nella foto sopra il titolo le sorelle Manuela e Claudia Micheletta Giot come appaiono nel volume.

Fatica e impegno, ma anche tante soddisfazioni

“Siamo nate qua e abbiamo sempre abitato qua: è difficile vedere la nostra vita altrove, le radici diventano sempre più profonde ed è complicato staccarsi dal proprio territorio”. Il qua è Chiaves, frazione di Monastero di Lanzo, dove le sorelle Manuela e Claudia Micheletta Giot hanno scelto di aprire “Il Giardino pensile”, bed & breakfast e ristorante ai piedi della scalinata della chiesa di San Giovanni Evangelista. Il loro racconto parte dieci anni fa: “Ci siamo inventate noi una tradizione: nostra madre gestisce un negozio di alimentari nella borgata e abbiamo lavorato lì per due anni. Purtroppo vivere in tre su un negozio era molto difficile, quindi per un po’ abbiamo pensato che fosse necessario andare via da Chiaves. L’attività del bed & breakfast ci ha permesso di rimanere qui e ne siamo felici. Con il sostegno dei nostri genitori, abbiamo acquistato questa casa; siamo legate affettivamente a questa struttura perché da piccole ci abitavamo proprio di fronte e venivamo qua a giocare. È una casa antica, della fine del Settecento; c’era l’intenzione di trasformarla in tanti piccoli alloggi, ma noi siamo riuscite ad acquistarla e a mantenere la struttura originaria”.

Quando erano più giovani, nessuna delle due pensava a un futuro nel mondo della ristorazione: Manuela (classe 1978) è maestra e ha insegnato per alcuni anni a Coassolo, mentre Claudia (1982) ha fatto il liceo linguistico, anche se ha sempre avuto la passione della cucina. Entrambe sono parte attiva della comunità, hanno partecipato alle manifestazioni del gruppo folkloristico locale e del coro parrocchiale. Tuttavia, non è stato semplice superare le difficoltà iniziali: “Ci sono periodi in cui uno vorrebbe solo avere una fossa, mettersi dentro e sparire. I paesi delle vallate, in particolare il nostro, sono poco aperti; hanno una chiusura mentale, quasi una repulsione fisica verso i turisti perché danno fastidio o rovinano il prato. A Chiaves siamo meno di cento, ci sono solo anziani perché i giovani sono spesso via per lavoro e a volte c’è un po’ d’invidia per il lavoro che fai. È difficile sopravvivere, soprattutto in questo periodo di crisi: Chiaves, rispetto a Monastero, ha qualche villeggiante in più, si organizzano diverse attività e feste, ma non basta, bisogna lavorare sulla lunga distanza cercando di far scoprire la bellezza di questo posto”.

“Attirare della clientela non è stato facile perché Chiaves non è una località tipicamente turistica, ci piace dare importanza al cliente perché è una persona con cui hai passato delle ore della tua vita, con cui hai avuto un rapporto. È normale chiacchierare, s’instaura spesso un rapporto familiare, ci fanno i regali di Natale, dei pensierini per i bambini; è bello perché sai di essere nei loro pensieri, di aver lasciato qualcosa e il più delle volte ritornano perché si sentono come a casa. Abbiamo sempre privilegiato la qualità sulla quantità, preferiamo curare pochi clienti che trascurarne tanti. L’estate è la stagione migliore: turisti occasionali, famiglie più abitudinarie, soprattutto dalla provincia di Torino e qualche straniero, anche se sono pochi quelli che capitano per caso su queste montagne, in gran parte amanti delle passeggiate. Abbiamo anche avuto come ospiti, per un periodo di un anno e mezzo, operai che lavoravano presso la Cartiera di Germagnano. La gente arriva grazie al passaparola più che per la pubblicità che alla fine si è rivelata costosa e inefficace. Al momento non abbiamo un sito internet, questo ci permette di avere un rapporto più diretto con il cliente; ultimamente siamo state inserite sul sito di Tripadvisor e le recensioni positive ci hanno portato un po’ di visibilità in più”.

Manuela e Claudia, nel tempo, hanno dedicato i loro sforzi a migliorare la loro impresa e diversificare l’offerta. Nel 2012 Claudia ha frequentato un corso di cucina per celiaci che ha permesso al ristorante di essere iscritto all’Aic (Associazione Italiana Celiachia), mentre Manuela ha seguito un corso da barman e uno dell’Onav (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino). “Ultimamente abbiamo partecipato a un progetto di ristrutturazione delle borgate alpine e, grazie a un contributo della Comunità Europea e della Regione Piemonte, abbiamo acquistato delle attrezzature che ci mancavano. Cerchiamo di avere un nostro stile personale sul lavoro e di offrire dei servizi specifici. Abbiamo molto a cuore la ricerca delle materie prime per proporre piatti buoni e genuini, cucinati sul momento. Non sono molti i prodotti autoctoni che utilizziamo, ma cerchiamo comunque di privilegiare cibi piemontesi di piccoli produttori”.

Valli di Lanzo
Pian della Mussa nelle Valli di Lanzo (ph. Serafin/MountCity)

Intraprendere un’occupazione simile condiziona la tua vita e quella di chi ti sta accanto. Manuela è sposata con Paolo e ha due figlie di cinque e tre anni: “Mio marito, torinese, ha sempre avuto il desiderio di trasferirsi lontano dalla città, quindi è stato entusiasta del progetto e mi ha appoggiata. Siamo contenti di far crescere qui le nostre figlie, a loro piace molto stare qua, parlare con la gente; vivono bene l’ambiente del ristorante e giocano volentieri all’aria aperta. Certo non è semplice progettare una vacanza tutti insieme, ma spesso non ne sentiamo neanche il bisogno: viviamo in un posto dove non si sente l’esigenza di avere del tempo libero”.

Parlando di futuro, Manuela è ottimista: “Sarebbe bello dare una continuità a questa attività, lo proporremo alle nostre figlie, magari potrebbe entusiasmarle. Fra trent’anni forse ci vedranno vecchie e s’inventeranno qualcosa di nuovo, senza imporglielo, solo se saranno interessate. Potrebbe essere un’opportunità per loro trovare un lavoro già consolidato piuttosto che andare a cercarlo”. Continua Claudia: “In fondo i nostri genitori ci hanno sempre lasciate libere di fare le esperienze che ritenevano più giuste, senza di loro tutto questo non sarebbe stato possibile: ci hanno incentivate sia economicamente che moralmente e ci sostengono nei momenti più neri, ma non ci hanno mai imposto nulla. Ora sono felici per noi e noi siamo grate di aver ricevuto quest’opportunità”.

Pian della Mussa
Un luogo ideale per gli amanti delle passeggiate (ph. Serafin/MountCity)

Tra le difficoltà maggiori Manuela e Claudia raccontano il rapporto con il territorio: “La scelta di aprire un’attività commerciale è stata quasi obbligata: agricoltura non ce n’è, o ti dedichi alla pastorizia o al commercio oppure te ne vai via. I rapporti con gli altri paesi delle vallate sono scarsi, a volte perfino persone di Lanzo scoprono a distanza di anni che esiste la nostra attività. Le problematiche sono ancora molte, bisogna essere presenti, avere continuità e non lasciarsi abbattere dagli insuccessi. Come in tutti lavori ci sono momenti di nervosismo e di stanchezza e altri più felici e gratificanti. Abbiamo sempre fatto tutto assieme e, anche se a volte non andiamo d’accordo, siamo sulla stessa lunghezza d’onda: lavorare in due ci è sembrato naturale. È bello non avere un padrone e poter lavorare in un posto che hai scelto e che hai costruito con fatica, è una bella soddisfazione e fonte di benessere”. Il benessere e la serenità di cui parlano Manuela e Claudia non è intaccato dalla fatica quotidiana: “Iniziamo a sentire un po’ di stanchezza, ma possiamo dire con orgoglio di aver raggiunto molti degli obiettivi che ci eravamo prefisse; anche se ci sono ancora piccole cose da ultimare abbiamo fatto un grande lavoro”. I risultati concretizzati da Manuela e Claudia acquistano un senso maggiore proprio perché sono stati realizzati qua a Chiaves e non altrove. Un qua che porta con sé fatica e impegno, ma dal quale traspare la felicità di una scelta che le ha condotte a inventarsi una tradizione e ha permesso loro di restare.

Paolo Benedetto

per gentile concessione, da “Libellule in volo. Trentenni all’opera oggi nelle Valli di Lanzo”

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