Più competitive le montagne? Impariamo dall’Austria e dalla Svizzera

Ma davvero con i 5.240.000 stanziati per le migliorie agli impianti la Regione Lombardia pensa di “rendere più competitive le nostre montagne”, come ha annunciato l’assessore Antonio Rossi? Il buco di 165 milioni nei bilanci dell’impiantistica, peraltro ampiamente sovvenzionata, induce a pensare che il provvedimento sia poco più di un cerotto posto su una ferita che sempre più si allarga. Forse sarebbe opportuna una visione più attenta verso altre realtà legate al turismo in montagna. Per esempio, una più accorta valutazione delle prospettive legate ai cammini storici totalmente ignorati dai provvedimenti. Ma con la cultura, come noto, non si mangia. Con quella alpina poi…Sull’argomento, il sito “Lecco notizie” pubblica il 14 gennaio 2016 la lettera di Matteo Fumagalli che si qualifica come “un semplice amante della montagna”. E’ una riflessione sulle prospettive del turismo montano anche alla luce delle emergenze climatiche, che merita un’attenta lettura e che qui riproponiamo.

Ruderi seggiovia Piani di Bobbio
L’arrivo abbandonato della vecchia seggiovia dei Piani di Bobbio, in Valsassina (ph Giacomo Perucchini da GognaBlog, per gentile concessione). Sopra il titolo un’immagine di Zermatt, migliore stazione sciistica alpina secondo una classifica dell’emittente americana CNN, considerata anche un paradiso per gli escursionisti.

Troppe strutture fatiscenti abbandonate

“In merito al Vostro articolo “Cinque milioni per la montagna, Rossi incontra gli operatori”, sarebbe utile conoscere nel dettaglio dal nostro assessore regionale quali sarebbero gli obbiettivi ed i progetti in concreto in tal senso. Se si parla della semplice valorizzazione dell’esistente, con, da quello si capisce, magari la possibilità di innevamento artificiale fuori stagione, niente di male (auguri, visto l’andamento del clima mondiale…). Se invece tutto ciò è un modo come un altro per creare nuove infrastrutture o ampliare esageratamente le esistenti, a mio modesto parere oltre che distruttive dal punto di vista dell’impatto ambientale per il nostro territorio prealpino rischierebbero di diventare le ennesime inutili cattedrali nel deserto, vista la costante diminuzione del periodo annuale di innevamento naturale, con in più l’aggravante di ritrovarci in un futuro non troppo lontano nuove strutture abbandonate, fatiscenti e inutilizzate in un ambiente pregevole dal punto di vista paesaggistico (l’ex albergo sciatori di Artavaggio docet). Tanto per intenderci, mi riferisco a quel fantomatico progetto-idea-prospettiva (non so sinceramente cosa fosse) presentato tempo fa circa una nuova struttura comprensiva di uno pseudo “tunnel” o qualcosa di simile tra i Piani di Artavaggio e di Bobbio: sarebbe veramente abominevole per gli occhi di chi ama veramente la montagna, ed è quello che temiamo abbiano in testa i nostri poco lungimiranti amministratori con questi comunicati dai quali poco o niente io nel mio piccolo riesco a capire (limite mio, per carità…). Mi preme però ricordare che il turismo montano del futuro va sempre più in direzione di una frequentazione della montagna ad impatto leggero, cioè basata su attività come trekking, escursionismo, alpinismo se si vuole, realtà che non hanno bisogno di eccessive infrastrutture ma solo di un’oculata e mirata valorizzazione dell’esistente. Impariamo da altre realtà, dall’Austria e dalla Svizzera per esempio, anziché accanirci nel costruire nuove piste e nuove strutture per uno sport come lo sci alpino che, statistiche alla mano, anche per un diverso impatto economico non attira più le masse del passato, rischiando per contro di perdere anche quel turismo leggero faticosamente conquistato nel tempo costituito da camminatori, escursionisti, alpinisti, semplici amanti della montagna che di fronte a nuove brutture scapperebbero da qualche altra parte. E la Svizzera è vicina”.

Matteo Fumagalli

(fonte: http://www.lecconotizie.com/cronaca/lettera-valorizzare-la-montagna-impariamo-da-austria-e-svizzera-287467/)

4 thoughts on “Più competitive le montagne? Impariamo dall’Austria e dalla Svizzera

  • 19/01/2016 at 07:41
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    Mi sembra che l’integralismo sia viceversa quello di chi per decenni ha riproposto, soprattutto sui versanti italiani delle Alpi un unico modello speculativo e consumistico del turismo montano, incapace di qualsivoglia diversificazione strategica. Dire oggi che si finanzierà anche la rete sentieristica sembrerebbe atto dovuto ma farsi belli per politiche mai attuate e perseguite è stupidità elettorale. E appare chiaro che si tratta comunque di una manovra diversiva, come osserva giustamente Fumagalli.

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  • 18/01/2016 at 22:28
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    La foto di Zermat: se in Valtellina dal fondovalle in su la maggior parte delle abitazioni sono delle orride imitazioni di casette con tapparelle e porticati con archetti importate dalla Brianza la colpa è dello sci e degli impianti o della mancanza di “cultura” di chi le ha commissionate e volute?
    E poi Zermatt esempio di turismo: “Zermatt fa parte con le italiane Valtournenche e Breuil Cervinia del comprensorio Matterhorn Ski Paradise, con 350 km di piste. Molto spettacolare ed estremamente lunga la discesa dal Piccolo Cervino (quasi 3900 m) sino al paese attraverso il ghiacciaio del Plateau Rosà.”

    Con i fondamentalismi signor Matteo non si fa molta strada: l’idea che sci e cosiddetto “Turismo leggero “(?) debbano essere in antitesi è l’esatto contrario di quello che accade nelle nazioni che lei cita come esempi da prendere a modello.

    Paolo

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    • 21/01/2016 at 17:52
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      Esattamente. Io conosco l’austria e qui i comprensori sciistici sono enormi, serviti da impianti all’avanguardia, strutture ricettive di alta qualità a buon prezzo, infrastrutture impeccabili, tutto funziona alla perfezione perchè remano verso la stessa parte. L’escursionismo e l’alpinismo non sono in antitesi allo sci in pista, anzi convivono tranquillamente. È la cultura della montagna che in questi paesi è diversa, nessuno demonizza l’altro solo perchè fa un’attività diversa. Semplicemente un alpinista un giorno lo trovi in pista a farsi un bratwurst o un grostl e l’indomani è beato ad arrampicare in completa solitudine.

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  • 14/01/2016 at 23:54
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    Per completezza d’informazione, riprendiamo da Lecconotizie la risposta dell’assessore Antonio Rossi alla lettera di Matteo Fumagalli:
    “Caro signor Matteo”, scrive l’assessore, “l’articolo a cui fa riferimento, riguardava un incontro che si è tenuto a Lecco per spiegare agli addetti ai lavori e agli enti/associazioni preposte, tecnicamente e concretamente il bando da 5,2 milioni di euro sui comprensori sciistici. Una misura che va proprio nella direzione da Lei immaginata, ovvero di valorizzare l’esistente, che rappresenta un valore per il nostro territorio montano. Andiamo nella direzione di compiere interventi volti alla realizzazione, ammodernamento, riqualificazione, incremento della sicurezza degli impianti nonché intervento sulle piste finalizzati alla destagionalizzazione. Anche Regione punta sulla ‘frequentazione della montagna a impatto leggero’, scegliendo interventi in materia di rete sentieristica (2,2 milioni di euro per la riqualificazione dei sentieri), falesie (400mila euro per la riqualificazione e valorizzazione delle falesie lecchesi), rifugi e ostelli di media quota che tutelino quel ‘turismo leggero faticosamente conquistato nel tempo costituito da camminatori, escursionisti, alpinisti e semplici amanti della montagna’. Come lei sottolinea, la Svizzera è molto vicina ma la Lombardia non ha nulla da temere ed è pronta a raccogliere la sfida”.

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