Whymper? “Un vile, con l’aggravante della premeditazione”

Nel presentare il suo libro “Nel vento e nel ghiaccio” (Sperling&Kupfer, 2015) dedicato alla prima scalata del Cervino, Paolo Paci propose in occasione del centocinquantennale una moratoria. Per un po’ si sarebbe dovuto a suo avviso lasciare in pace il Cervino, evitare di cingerlo d’assedio da ogni lato in un continuo proliferare di cordate. Forse voleva dire che si sarebbero dovuti lasciare tranquilli anche i protagonisti dell’epopea saliti per l’ennesima volta alla ribalta durante le celebrazioni. E’ per questo motivo che oggi è difficile strappare allo scrittore milanese un commento al libro Cervino sconosciuto (Fondazione Enrico Monti. Grossi, Domodossola) di Laura e Giorgio Aliprandi, Enrico Rizzi, Luigi Zanzi. Una raccolta di saggi che riapre a sorpresa le ostilità mettendo in pessima luce Edward Whymper e il suo spregiudicato uso del coltello con cui tagliò in salita, per accelerare i tempi, la corda che lo legava ai più lenti compagni di cordata. Ma che in discesa, chissà mai, forse, quel coltello Whymper lo avrebbe usato biecamente per liberarsi di quei quattro compagni scivolati giù dal dirupo, giovani vite che sarebbe stato impossibile recuperare. Con l’aggravante, chissà perché, della premeditazione. Una brutta storia di cui c’è ancora chi, un secolo e mezzo dopo, pensa che si possa offrire una soluzione semplicemente evitando di dare tutto per scontato. E gli autori del libro citato sono tra quelli.

Discesa di Whymper
La discesa di Whymper dal Cervino in una stampa del 1878. Nell’immagine sopra il titolo la targa in memoria di Whymper a Zermatt in una xilografia di Otto Brandhuber (da “Il Cervino sconosciuto”, Archivio Fondazione Enrico Monti, per gentile concessione).

Secondo uno degli autori, vale a dire lo storico Luigi Zanzi che fu anche avvocato, Whymper si tira la zappa sui piedi al quarto capitolo del suo The valley of Zermatt and the Matterhorn: a guide (Londra 1897). In che modo? “La corda ch’egli afferma d’aver visto non mai prima, ma solo a disgrazia avvenuta, era del tutto inadeguata”, osserva Zanzi nel libro citato, “e Whymper formula in maniera quanto mai vile e subdola un’insinuazione maligna nei confronti di Peter Taugwalder (quello che reggeva disperatamente il peso dei quattro rimasti precariamente appesi, Ndr) imputandogli di avere scelto con premeditazione tale corda inadeguata tra le altre disponibili, proprio in previsione di un eventuale incidente, in quanto proprio una corda facile a rompersi sarebbe tornata d’interesse nel caso della caduta di qualcuno della cordata, perché la rottura avrebbe consentito di non essere trascinati nella caduta”. Una corda a rottura programmata, che bizzarra idea. Sarebbe comunque lacunosa secondo Zanzi la ricostruzione che il “vile” Whymper ci ha lasciato dell’incidente. “Fra di noi, Taugwalder e io, la corda era tesa, e reggemmo lo strappo come un sol uomo”, è la  versione di Whymper. Ma Zanzi non si accontenta di questa spiegazione e si chiede se l’inglese in quel momento si trovava in posizione perpendicolare sopra Taugwalder oppure tra loro “il nesso era obliquamente laterale”. E ancora si chiede: in che modo lui e Thaugwalder si erano ancorati alla roccia? “Solo chi non ha mai maneggiato una corda d’alpinismo”, osserva però Paci che alpinista lo è fino al midollo quanto lo fu il compianto Zanzi, “può pensare che nel corso di un’azione dinamica come una caduta in montagna qualcuno abbia il tempo e la precisione di tagliare la corda”. “Nel breve istante di questo avvenimento, quelli che stavano dietro ebbero modo di mettersi in posizione sicura, cosicché la corda tra Lord Douglas e Taugwalder si strappò”, fu all’epoca la sentenza della Commissione d’inchiesta che portò alla decisione di non luogo a procedere. Nemmeno Livio Sposito, giornalista e alpinista milanese appassionato, nutre dubbi sulla dinamica della sciagura. “Era stata una grave negligenza usare la corda meno robusta”, scrive Sposito nel libro Il mondo dall’alto (Sperling&Kupfer, 2000), “ma non un’intenzionalità. Del resto Taugwalder non poteva conoscere i risultati dei collaudi sui diversi tipi di corda usati dagli alpinisti, pubblicati appena nel ’65 sull’Alpine Journal, e fino all’anno prima quel cordino veniva normalmente usato nelle arrampicate. Probabilmente usò la corda libera che si era trovato sotto mano, senza pensarci troppo”.

Fu un breve istante, un attimo, come racconta Whymper. E questo basterebbe a scagionarlo. In quell’attimo non può avere avuto il tempo di ragionare, né di prendere decisioni avventate. “Gli altri episodi di tagli della corda che si ricordano sempre, Maestri e Simpson in primis, narrano di momenti statici, dove sì uno può prendere la mira”, è la riflessione di Paci. “Quanto poi evocare la presunta etica professionale delle guide di Zermatt e il contrapposto cinismo di Whymper, mi fa ridere. E’ la storia al rovescio!”. E’ la contro-storia, appunto, come vorrebbe Zanzi. Ma prima di rileggere questa (brutta) storia occorrerebbe stabilire subito da che parte si sta. Da quella di Whymper che Walter Bonatti descrisse con ammirazione “occhi chiari, sguardo diretto, freddo ma colmo di viva intelligenza e determinazione”? O dalla parte degli italiani manovrati da Quintino Sella, il ministro della “tassa sul macinato”, mescolando imperialismo, affarismo, ingordigia, ambiguità? Per concludere, Whymper fu messo in prigione a Zermatt, Taugwalder padre costretto a emigrare in America, l’Alpine club accusato di promuovere crociate suicide. Sembra una regola che quando le cose vanno storte gli alpinisti vengano perseguitati sine die dall’opinione pubblica e dalla stessa comunità alpinistica.(Ser)

3 thoughts on “Whymper? “Un vile, con l’aggravante della premeditazione”

  • 27/05/2016 at 10:49
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    Basandosi su una ragguardevole bibliografia, Livio Sposito nel suo libro “Il mondo dall’alto” (Sperling & Kupfer, 2000), scrive quanto segue: “Il pendio si fece meno ripido. Croz e Whymper non poterono più trattenersi. Troppo forte era l’ansia di sapere se fossero i primi a calpestare la vetta. Whymper tagliò la corda e fece con Croz una corsa che li lasciò senza fiato…”.

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  • 25/05/2016 at 08:45
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    “spregiudicato uso del coltello con cui tagliò in salita, per accelerare i tempi, la corda che lo legava ai più lenti compagni di cordata”. Ma Whimper in salita come ha dichiarato si era “slegato” dalla cordata: Chi asserisce che Whymper aveva “tagliato” la corda?

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  • 24/05/2016 at 16:22
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    Whymper?
    E chi era costui?
    Una nullità?
    Uno che con la storia dell’alpinismo mondiale non ha nulla a che fare?
    Forse mi sbaglio?
    Forse ho invertito i ruoli?
    Forse non vedo dove stia la nullità?

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