Misteri dell’Appennino. Le incisioni rupestri della Val Tassaro

Domenica 29 gennaio 2017, alle 16, nell’ambito delle iniziative culturali del “Tè delle Muse” ai Musei Civici di Reggio Emilia, vengono per la prima volta illustrate al pubblico le incisioni su roccia che il Comitato Scientifico del Cai reggiano ha scoperto nella primavera dello scorso anno nell’area del monte Lulseto, nella Val Tassaro, in Comune di Vetto d’Enza. Sono incisioni enigmatiche, su cui diversi esperti hanno concentrato l’attenzione. Dopo la scoperta, alcuni esperti dell’Università di Bologna hanno proceduto all’accurato rilievo del complesso incisorio utilizzando l’innovativa tecnica del laser scanner che ha consentito di ottenere la rappresentazione tridimensionale del manufatto, estraendone anche ulteriori elementi di interesse.

L’area delle incisioni rupestri scoperte dal Comitato Scientifico del Cai reggiano nella Val Tassaro (foto in alto, sopra il titolo). Le incisioni vengono presentate per la prima volta al pubblico domenica 29 gennaio 2017, alle 16, ai Musei Civici di Reggio Emilia.

Nella giornata del 29 gennaio vengono mostrate in anteprima queste suggestive immagini che aprono un insospettato scenario su un periodo probabilmente molto antico della frequentazione umana dell’Appennino. Nel territorio alpino, infatti, sono relativamente frequenti le testimonianze di incisioni su roccia, inquadrate in un arco temporale che dal paleolitico superiore giunge all’età storica; tutto ciò non accade invece in Appennino, ove, probabilmente a causa di un tipo di roccia assai meno resistente all’azione disgregante degli agenti atmosferici e alla relativa rarità di grandi superfici rocciose esposte, queste documentazioni sono assai scarse e localizzate. Nel caso delle incisioni su roccia del Monte Lulseto, si assiste a una rara concentrazione di fattori sia di tipo geologico sia geografico, che hanno consentito la conservazione di tutta una serie di emblematiche incisioni le cui caratteristiche hanno caratteri simili ad altri analoghi petroglifi presenti in area alpina. In assenza di documentazioni archeologiche di tipo stratigrafico, non è ancora possibile procedere alla datazione delle incisioni della val Tassaro, se non per analogia nei confronti di altri complessi italiani già studiati. L’aspetto singolare del ritrovamento in val Tassaro, risiede nel fatto che una serie di profonde solcature connesse a profonde coppelle, paiono ricondurre la grande roccia che reca le incisioni ad un probabile luogo di culto pre-protostorico. Questi aspetti vengono illustrati da Giuliano Cervi del Comitato Scientifico Centrale del Cai, mentre il sindaco di Vetto, e il presidente della Sezione di Reggio Emilia portano i saluti ai convenuti. Gianni Riccò Panciroli, presidente del Comitato Scientifico sezionale del Cai reggiano, ha invece il compito di descrivere le circostanze della singolare scoperta.

Carlo Possa

Commenta la notizia.