La retorica degli angeli, un delirio collettivo?

Marco Blatto, che si definisce experience blogger, si esprime in Mountain Blog contro la retorica degli angeli. Si riferisce agli uomini impegnati in Abruzzo nella catastrofe dell’hotel Rigopiano. Spiega che qualcuno, fotografando una nuvola dalle indecifrabili fattezze, si è perfino inventato che un angelo è comparso in cielo. Si può forse concordare con lui, ora che sulla tragedia sta per calare tristemente il sipario: è stato un delirio collettivo quello che ha contaminato, come osserva Blatto, “addirittura piattaforme d’informazione della montagna che non riescono a resistere al fascino evocativo dell’angelo soccorritore”. Mountcity.it in verità non riesce a resistere alla tentazione di entrare nell’argomento. E lo fa con una testimonianza tratta da “Soccorsi in montagna” (Ferrari editore, 2004), un libro più volte citato in questo sito. Si tratta di una testimonianza da attribuire a Daniele Chiappa che ci ha lasciato nel 2008 a soli 56 anni.

Daniele Chiappa, un benemerito del Soccorso alpino, era refrattario agli incensamenti: “I soccorritori? Dei privilegiati!”

Noto come ‘Ciapin’, accademico del Cai, Daniele conquistò nel 1974 il Cerro Torre dalla parete ovest assieme ai compagni di cordata, i lecchesi Casimiro Ferrari, Pino Negri e Mario Conti. Ma il suo nome era ed è legato soprattutto al mondo del Soccorso alpino di cui Chiappa è stato vice presidente nazionale, presidente regionale lombardo, istruttore nazionale e punto di riferimento per tecniche e studi sulla sicurezza in montagna. “Dopotutto noi del soccorso siamo dei privilegiati”, spiega Daniele in un capitolo del libro citato.  Chi lo ha conosciuto sa che gli piaceva, in modo un po’ provocatorio, stendere un velo di understatement sui colleghi soccorritori. Si dilettava a considerarli dei privilegiati, i più privilegiati nel mondo del volontariato. “Se dovessi accudire una vecchia inferma con le piaghe da decubito certamente non ne sarei capace”, fu la testimonianza di Daniele Chiappa. “O comunque non mi verrebbe in mente di farlo. Idem per un povero ragazzo deforme del Cottolengo che non ci sente, non ci vede, non parla. Sarebbe una cosa tremenda, un’esperienza per me inaffrontabile. Il soccorso alpino è invece un’attività affascinante, interessante, gioiosa. Ogni missione è diversa dall’altra, sullo sfondo c’è sempre l’avventura anche quando tutto sembra appartenere alla più piatta routine. Come dicono i francesi, noi siamo amateurs specialistes, dilettanti specializzati. La nostra poi è un’attività che si ammanta di eroismo, suscitiamo ammirazione, perfino invidia. L’attività di chi si dedica agli anziani, ai poveri cristi del Cottolengo è invece ben altra cosa: oscura, sconosciuta, sommersa”.

Sarà davvero come sostenne l’indimenticabile Daniele Chiappa? Ma come non intenerirsi e/o esaltarsi davanti alle decine e decine di giovani che nel mese di gennaio 2017 si sono prodigati in Abruzzo infilandosi in cunicoli stretti e bagnati, aprendosi la strada a colpi di vanga, affrontando la tormenta con gli sci? “Davvero”, assicura l’inviato Francesco Grignetti sulla Stampa del 25 gennaio, “non ci sembrano fatti di carne e sangue come noi”. (Ser)

La tragedia dell’albergo Rigopiano in alcuni titoli.

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