Artesulcammino. La Svizzera dipinta che conquistò i parigini

Dalla pianura alle vette, dal Quattrocento a oggi, in compagnia dei maestri della pittura. Flavia Cellerino, storica e appassionata di montagna, continua il suo dialogo con gli amici di MountCity iniziato in luglio con un appassionato omaggio alla grande bellezza della montagna coniugata con la rappresentazione offerta nei secoli dai pittori. In novembre Flavia ci ha deliziato con l’Appennino dipinto fra Trecento e Quattrocento, all’epoca in cui alcuni grandi artisti consapevolmente scelsero di abbandonare il fulgore dei fondi oro per inoltrarsi su nuovi sentieri rappresentativi. Questa volta l’autrice offre ai lettori di Mountcity l’occasione d’incontrare lo svizzero Caspar Wolff (1735-1783) i cui dipinti fecero conoscere nel Settecento le meraviglie delle Alpi svizzere al grande pubblico parigino. Buona lettura.

La nuova estetica di Caspar Wolf (1735-1783)

La Svizzera ha sempre avuto, per conformazione territoriale, un rapporto speciale con le Alpi. A differenza degli altri stati che controllavano settori alpini, ma che spesso avevano scarsa dimestichezza con i medesimi, per gli abitanti della Confederazione Elvetica le montagne erano e sono la proiezione identitaria inevitabile e quasi scontata.

Si spiega così il precoce, fondamentale, rapporto tra gli artisti che si formarono tra le valli e le città svizzere e la rappresentazione di ghiacciai e montagne, con una segmentazione a metà strada tra scienza, arte e operazioni commerciali con finalità di promozione turistica.

Punto di avvio di questa storia è Caspar Wolf (1735-1783) che si avventura tra vette e grotte, alla ricerca della verità rappresentativa, ossia di una ragione scientifica pronta a divenire nuova estetica e, direttamente e indirettamente, nuova spinta alla conquista delle cime.

Caspar Wolf nacque a Muri, in Argovia, da una famiglia artigiana, e iniziò a formarsi grazie all’apprendistato con Johann Jakob Anton von Lenz, pittore di corte del principe vescovo di Costanza nel 1749, viaggiando con lui anche a Monaco di Baviera.

Dopo essere tornato a Muri e aver lavorato per committenti ecclesiastici locali ricorrendo a oggetti decorativi anche paesaggistici, soggiorna a Parigi tra il 1769 e il 1771, soggiorno fondamentale. Nell’anno di nascita di Napoleone, Parigi era città in gran fermento, anche perché ormai da 20 anni quasi circolavano i volumi, in continua stampa dell’Encyclopédie, la summa del sapere umano e delle tecnologie da esso sviluppate, che infondeva speranza e coraggio nel futuro.

Iniziavano a vedersi i cambiamenti nella vita quotidiana prodotti dall’accumulo delle conoscenze: Cugnot, proprio nel 1769 sperimentò la prima “automobile” a tre ruote.

Grindelwald: Caspar Wolf, 1774, Panorama del  Grindelwaldtales con Wetterhorn, Mettenberg e Eiger. Olio su tela, Kunsthaus Zurigo.
In apertura Ronegletscher: Caspar Wolf, 1778, Il ghiacciaio del Rodano visto dal fondovalle presso Gletsch. Olio su tela, Kunsthaus Argovia.
Più sopra, all’inizio del testo, Selfbildnis, Autoritratto 1774. Caspar Wolf museum, Muri CH, Olio su tela

Libri illustrati, sempre più raffinati, per condividere sapere e curiosità, imprenditori della carta stampata pronti a sfruttare nuove opportunità di business: in questa temperie si colloca l’avventura artistica e mediatica di Caspar Wolf, coinvolto in un avveniristico e creativo progetto dall’editore Abrahm Wagner. Insieme con quest’ultimo e a Jakob Samuel Wyttenbach (naturalista bernese) inizia a percorrere le Alpi e a dipingerle, prima su rapidi schizzi, che poi trasforma in atelier in veri e propri quadri a olio.

Il frutto di questi spedizioni oscillanti tra ricerca erudita, contemplazione e trasposizione artistica, è poi accolto nella galleria di Berna gestita dallo stesso Magner. Ma queste esposizioni, sono, per così dire, uno specchietto per le allodole. Hanno lo scopo di incuriosire i visitatori e di indurli ad acquistare le stampe ricavate dalle incisioni dei soggetti esposti. E’ un tentativo, riuscito, di divulgare il paesaggismo alpino e di introdurlo in maniera capillare nella realtà domestica degli acquirenti.

Un’operazione che costruisce in maniera dinamica un circuito tra spedizioni naturalistiche e osservative sulle Alpi, comunicazione e finanziamento delle stesse.

Se ci pensate, non siamo poi tanto lontani dall’attuale modo di farsi conoscere e far conoscere le grandi spedizioni alpinistiche e le imprese degli scalatori nel XX e XXI secolo.

Caspar Wolf dipinge con grande attenzione alla realtà: non interpreta e non edulcora il paesaggio alpino, cerca di attenersi a una fedeltà scientifica e analitica che gli arriva dagli insegnamenti e dalle esortazioni di Wyttenbach. In questo senso l’estetica di Wolf è di rottura, anticipando la sensibilità estetica propria dell’Ottocento. 

Non dobbiamo dimenticare che nel Settecento si applica agli ideali estetici un dinamismo tra opposti: da un lato il culto per la bellezza classica, rasserenante, ordinata, simmetrica e regolare, e dall’altro i turbamenti del disordine e del caos, anticipati dalle osservazioni sul sublime di Burke (1857) e di Kant (1764).

Wolf lascia che nei suoi quadri irrompa il “disordine” delle rocce, delle vette, della natura che sembra dominata da processi caotici, aprendo la strada a quella poetica – appunto – del sublime che sarà tema dominante nella prima metà dell’Ottocento.

Si arriva così al 1780 e 1781, quando Wagner e Wolf sono a Parigi e pubblicano “Vues remarquables des montagnes de la Suisse”, un libro in cui grazie alle incisioni di Fracoise Janinet sono riproposti i quadri di Wolf. 

Anche a Parigi i quadri sono proposti in due mostre, mentre i libri e le stampe sono venduti ai visitatori, avviando un processo di conoscenza e pubblicità delle valli alpine svizzere presso il grande pubblico parigino, che di lì a poco avrebbe iniziato a frequentare proprio quelle valli e quei luoghi, portandoli a essere piccole, precoci, capitali del turismo montano elvetico.

Flavia Cellerino

Il pittore all’opera

Nel frontespizio del libro “Vues remarquables des montagnes de la Suisse” con le incisioni di Fracoise Janinet si vede il pittore Caspar Wolf mentre dipinge “en plein air” il ghiacciaio di Grindelwald, guidato da Samuel Wyttenbach per cogliere gli esatti dettagli scientifici del luogo. Sulla destra il gruppo di personaggi non è casuale: recano gli strumenti (corde, bastoni) per le verifiche e misurazioni sul campo. Nel medaglione superiore dell’incisione, il nume tutelare Albrect von Haller, che redasse nel 1729 “Die Alpen”, un lungo poema che “lancia” le Alpi nella letteratura paesaggistica. La presenza delle figure femminili, deliziosamente corredate di ombrellino, indica i fruitori finali dell’opera: i cittadini, i futuri viaggiatori.

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