“Liberate gli orsi”. Brigitte Bardot sfida il Trentino

Brigitte Bardot, fervente animalista e presidente di una fondazione che porta il suo nome, ha scritto al presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti intimando di rimettere in libertà i tre orsi rinchiusi nel recinto del Casteller. Nella lettera l’attrice ottantasettenne si definisce “scioccata e scandalizzata” dal fatto che gli orsi “catturati in Slovenia per reintrodurli in Italia nell’ambito di un progetto Life Ursus Project finanziato da fondi europei, ora vivono chiusi in un bunker elettrificato”.

L’attrice si riferisce ai tre plantigradi rinchiusi nel recinto del Casteller, l’area dove si trovano l’orso M49 ribattezzato “Papillon”, l’orso M57, l’esemplare che aggredì un carabiniere ad Andalo, e l’orsa DJ3 che ha quasi 18 anni e si trova nel recinto dal 2011.

“Non solo quello che state facendo a questi orsi innocenti è una disumanità abietta, ma anche un’appropriazione indebita di fondi europei”, scrive Brigitte. Ma Fugatti non fa una piega. “Ama gli orsi? Bene, la invitiamo a venirci a trovare in Trentino: qui ne abbiamo tanti”. 

E’ questa l’ultima delle tante battaglie dell’attrice in difesa degli animali. Nel 1977 si è battuta contro la mattanza delle foche in Canada dopo avere assistito a sanguinosi massacri di cuccioli scuoiati, ancora vivi, delle loro pellicce. La causa animalista trova riscontro anche nelle canzoni che ha inciso per diffondere il verbo. Ne “La Chasse” canta “non vi fidate degli uomini che uccidono, perché non sanno smettere”. “E’ la canzone più vera e commovente che io abbia cantato. Ho le lacrime agli occhi quando la ascolto. Odio la caccia e i cacciatori”. Al 2003 risale il suo libro “Un grido nel silenzio” in cui denuncia le uccisioni rituali dei montoni tramite sgozzamento imposte dalla religione musulmana. (Ser)

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