Assediato dal Covid tra i “suoi” Inouit

Mentre alle latitudini mediterranee aspettiamo che qualcuno venga a casa nostra a iniettarci il vaccino anti Covid e, alla disperata, possiamo contare su un letto ancora libero in terapia intensiva, c’è chi ha scelto di vivere sulla costa orientale della Groenlandia, dove vivere è una tragedia, i turisti sono scappati da tempo, si sopravvive mangiando cibo scaduto ed è meglio che il Covid se ne stia il più possibile alla larga data la scarsa o nulla assistenza ospedaliera.

Questa è purtroppo la situazione di Robert Peroni, 76 anni, che nel 1983 lasciò il Sud Tirolo e si trasferì in Groenlandia dove fondò una residenza turistica ecosostenibile che dà lavoro agli Inouit alcolizzati. Peroni ha raccontato di trovarsi in serie difficiltà parlando via skype dalla sua Casa Rossa di Tasiilaq, villaggio sperduto lungo la costa est. Per raggiungere questo luogo dove vivono gli Inuit – circa 1.900 persone – il collegamento meno difficile è arrivarci con un volo di circa due ore da Reykjavik in Islanda. 

“Dal 12 marzo quando l’Islanda ha chiuso le frontiere, per noi è finito tutto”, è il racconto di Peroni. “In estate i turisti arrivavano soprattutto dalla Germania e in agosto anche dall’Italia. Peccato, perché gli italiani erano in crescita ed erano sempre più interessati a questi luoghi immersi nella natura incontaminata”. 

“In inverno i turisti erano prevalentemente tedeschi ma anche francesi, americani e negli ultimi anni si è visto qualche cinese e giapponese. Adesso niente di niente.Per quanto mi riguarda, sono qui solo a sognare un futuro migliore preparando le offerte turistiche del 2021. Lavoro in ufficio, pulisco casa, sono stato costretto a licenziare tutti i 74 dipendenti e i 55 posti letto sono drammaticamente vuoti. Negli anni siamo cresciuti, ho fatto investimenti anche importanti, la nostra Casa Rossa adesso è composta da sei casette, quattro le ho date in uso ai dipendenti, così almeno hanno un tetto sopra la loro testa”.

Appassionante e appassionato scrittore, Peroni si è raccontato in tre libri, secondo dei quali “I colori del ghiaccio” (Sperling&Kupfer, 2016) dedicato alla sua Groenlandia, quella che a suo avviso sta morendo. “Sta combattendo contro i mulini a vento”, raccontò di lui a MountCity il suo grande amico Franco Giovannini, industriale, alpinista ed esploratore. “Altro non può fare per resistere, assieme al suo popolo di Inuit, all’invasione dei bianchi armati di Tv, supermercati, motori per le banche e il resto. Come sempre la redenzione dei selvaggi era incominciata con le medicine e le case di legno che però erano accompagnate dall’alcol. È la solita storia successa ovunque c’è un paradiso”.

Nel suo libro “I colori del ghiaccio” e nel più recente intitolato “Dove il vento grida più forte” scritto con la collaborazione di Francesco Casolo, milanese, appassionato di viaggi e natura, Peroni racconta degli Inouit che sanno accettare la morte e la felicità con semplice saggezza; uomini come Tobias il cacciatore e Anda il suonatore di tamburi che hanno imparato a vivere nelle case, ma sentono ancora il richiamo degli spazi infiniti dei loro antenati nomadi; e l’incanto di una terra, bella e insidiosa quanto i ghiacci che le danno forma. 

La Casa Rossa di Tasiilaq, lungo la costa est della Groenlandia.

“Non vi è stato giorno”, racconta ancora Peroni nei suoi libri, “in cui non abbia avuto davanti agli occhi, almeno per un istante, l’altopiano groenlandese, un luogo senza orizzonte, nient’altro che un bianco purissimo e infinito. Una civiltà secolare, fondata sulla libertà è stata annientata in pochi decenni. I miei amici inouit vedono gli iceberg che si sciolgono, i fiordi senza narvali, il pack senza orsi bianchi. Non hanno più pesce per i cani da slitta. Sono schiavi, mantenuti da chi li distrugge per morire senza fare nulla. Io mi limito a raccontare la tragedia inuit restituendo a loro la parola, perché ci spieghino ciò che tutti stiamo diventando”. 

La speranza è che il Covid non metta la parola fine a queste esperienze estreme e che l’esemplare missione di Peroni possa continuare ancora a lungo. (Ser)

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