Letture. I diritti delle piante

Le piante hanno una sorta di anima e d’intelligenza, come stanno dimostrando (soprattutto riguardo alla capacità di adattamento e a vere strategie di accordo sociale, come non ci si aspetterebbe dai vegetali) le ricerche scientifiche più recenti: per esempio, quelle di Stefano Mancuso, botanico di fama mondiale e direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale. Un buon motivo per leggere, se già non lo si è fatto, il fondamentale “La Nazione delle Piante” dello studioso pubblicato nel 2019 da Laterza. Il dato di partenza è il seguente: nella cosiddetta biomassa – cioè la massa di tutto ciò che vive – la percentuale di esseri umani è pari allo 0,3%. Quella delle piante è dell’85%. 

Stefano Mancuso

Altro elemento da considerare, secondo Mancuso. Gli alberi intrecciano le loro radici, sono cioè tutti interconnessi sotto terra e in questo modo rappresentano il massimo di una società solidale. Questo fa pensare a un “super organismo” sostenuto dal “mutuo appoggio” grazie al quale tutti gli alberi (indissolubilmente collegati da una rete infinita di radici) potranno riappropriarsi delle città, diventando fonti di vita presente e futura per tutti gli abitanti. 

Mancuso ne è convinto. La Nazione delle Piante è l’unica, vera ed eterna potenza planetaria. Perciò nel suo libro elabora una Carta dei diritti delle piante che all’articolo 8 si riferisce al mutuo appoggio che la Nazione riconosce fra le comunità naturali di esseri viventi. “E’ per questo”, scrive Mancuso, “che la molto saggia Nazione delle Piante, nata centinaia di milioni di anni prima di qualunque nazione umana, garantisce a tutti gli esseri viventi la sovranità della Terra: per evitare che delle singole specie molto presuntuose possano estinguersi prima del tempo”.

La fabbrica dell’aria

Ora, prendendo probabilmente spunto dall’articolo 5 della Carta dei diritti (La Nazione delle Piante garantisce il diritto all’acqua, al suolo e all’atmosfera puliti), Mancuso ha elaborato insieme con PNAT – società multidisciplinare di ricercatori, biologi, designer, ingegneri e architetti – un progetto denominato suggestivamente “La Fabbrica dell’Aria” ©. Il sistema è destinato a depurare l’aria degli spazi indoor attraverso le piante. “Combina le potenzialità della tecnologia alle capacità di filtrazione delle piante”, è spiegato in un comunicato di Green Media Lab Srl nella cui sede milanese il dispositivo è installato. 

A quanto si apprende, la struttura, che occupa una superficie di circa 25 metri quadri (impossibile dunque installarla in mono e bilocali…), è stata costruita in modo da permettere all’aria di entrare all’interno di una parete vetrata, passare attraverso un’intercapedine sotto al piano di calpestio, fluire nelle vasche dove vengono messe a dimora le piante, per poi tornare, depurata, nell’ambiente.

Le sostanze inquinanti quando attraversano il substrato di coltura vengono trattenute e quindi degradate dalle radici delle piante. Gli inquinanti rimanenti vengono assorbiti dalle foglie e convertiti in nutrienti.

La discesa in campo come progettista di Mancuso potrebbe rappresentare un primo passo di quella plant revolution che lo studioso teorizzò in un altro libro del 2017 pubblicato da Giunti (Firenze, 2017). Di una cosa l’autore si disse certo: le piante hanno già inventato il nostro futuro. Ma siamo certi che nell’inquinatissima Milano (dove, dopo i vari lockdown, il traffico veicolare privato non dà tregua) sia sufficiente che ci si fabbrichi da soli, potendolo fare, l’aria buona? (Ser)

Nella sede milanese di Green Media Lab è in funzione la “Fabbrica dell’Aria” © ideata dal botanico Stefano Mancuso insieme con un gruppo di ricercatori. In apertura un aspetto del “Bosco in città” alla periferia occidentale. (ph. Serafin/MountCity)
 

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