Letture. Teresa Abele Binda, una mamma partigiana

Il fascicolo del mese di marzo 2021 di “Lepontica” è dedicato alle donne. Donne di montagna. A curare la pubblicazione, come è stato più volte segnalato in questo sito, è Paolo Crosa Lenz, storico, giornalista e scrittore ossolano, autore di un’infinità di guide del territorio, a suo tempo insegnante nelle scuole medie della provincia. Tra i sette brevi saggi del fascicolo merita una particolare attenzione questo scritto dedicato dall’autore a Teresa Abele Binda (1904-1944), medaglia d’oro al Merito Civile. Madre di un partigiano, venne fucilata nel 1944 dai fascisti per non aver rivelato il luogo dove si trovava il figlio Gianni. Detto per inciso Gianni, scomparso nel 2017 a 92 anni, fu a lungo impegnato nel testimoniare i valori nati dalla Resistenza all’interno delle scuole. Il mensile in pdf “Lepontica” è ideato e compilato dallo stesso Crosa Lenz, impaginato da Alberto Corsi. Per info e suggerimenti: crosalenz@libero.it

Teresa Abele Binda (1904-1944)

Mi ha sempre affascinato la sto­ria di Teresa Adele Binda (1904 – 1944), fucilata con altri otto partigiani a Beu­ra il 27 gennaio 1944, uno degli ultimi eccidi a conclusione del grande rastrel­lamento della Val Grande. 

Era una giornata di sole e, in quel pra­to fuori il paese, il fieno era alto. 

Era nata a Suna, faceva l’operaia (mae­stra di telaio alla Rhodiaceta di Pallan­za), era rimasta vedova a soli 25 anni, l’anno dopo la nascita dell’unico figlio Gianni Saffaglio. 

Quando il figlio decise di andare in montagna con i partigiani di Super­ti assumendo il nome di battaglia di “Gianni”, lei lo seguì e partecipò alla lunga marcia per sfuggire al rastrella­mento di giugno. 

Il figlio la lasciò ad alcuni contadini di Finero e Teresa rientrò a Suna, dove era molto conosciuta anche perché cugina del campione di ciclismo Alfredo Bin­da. I nazifascisti l’arrestarono, impri­gionarono e torturarono per farsi dare notizie dei partigiani. Lei non parlò. 

Fu portata a Beura e fucilata. 

Nel 2003 è stato inaugurato un “sentie­ro partigiano” segnalato che percorre i luoghi del suo peregrinare tra i monti. È dedicato a tutte le donne che hanno combattuto e sono cadute nella Resi­stenza. 

Nel 2008 il Presidente della Repubbli­ca ha consegnato nelle mani del figlio Gianni la medaglia d’oro al merito ci­vile alla memoria. 

Gianni Saffaglio, figlio di Teresa Abele Binda, morì nel 2017 a 92 anni. In apertura partigiani catturati vengono fatti sfilare sul lungolago di Verbania prima di essere fucilati il 20 giugno 1944.

La motivazione recita: “Madre di un partigiano, catturata per rappresaglia, veniva segregata e torturata dai nazi­fascisti. Essendosi rifiutata di fornire informazioni ai suoi persecutori, ve­niva consegnata ai nazisti che barba­ramente la fucilavano insieme ad altri prigionieri. Fulgido esempio di eccezionale coraggio, di fierissimo contegno e di profonda fede negli ideali di libertà e democrazia”.

Teresa Binda è ricordata da una lapide in via Gioberti a Suna. Voglio qui ricordare altre tre donne partigia­ne: Elsa Oliva, Maria Peron e Cleonice Tomassetti. 

Vi invito a scoprire le loro biografie. Figure simboli­che tra migliaia di altre. 

Una domanda mi ricorre, quando studio queste cose: cosa avrà pensato la Teresa, quel giorno a Beura, in piedi nel fieno alto?

Paolo Crosa Lenz

da Lepontica, marzo 2021

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