Eliski, una battaglia persa

Era il 1998 quando il Parlamento italiano giunse a un passo dalla promulgazione di una legge per la regolamentazione dei sorvoli turistici e per il divieto della pratica dell’eliski su tutti i rilievi montuosi della nazione. Lo si apprende dalla lettera del 23 marzo indirizzata da Mountain Wilderness Italia al ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani e pubblicata nel sito dell’associazione. Ventitre anni sono trascorsi e non se ne è mai fatto nulla, roba da non crederci. E sotto i ponti dell’ambientalismo nel frattempo sono passati invano bidecaloghi e carte di Fontecchio sempre con le stesse inutili strigliate a eliski, quad, motoslitte ancora oggi in attesa di una disciplina. Perché è giusto ribadirlo. In Italia, eccetto alcune località che lo hanno vietato, non esiste una regolamentazione sull’eliski. Da ventitré anni si parla di una legge nazionale ma ancora niente si muove. Rileggendo quanto appare sul sito monvisopiemonte.com viene da domandarsi come ciò sia stato possibile. Eppure in alcune località l’emergenza sanitaria risulta che abbia bloccato di questi tempi gli impianti di risalita ma non il via vai degli elicotteri al servizio degli sciatori più esigenti e facoltosi. A che punto stanno le cose? Quella contro l’elliski è da considerarsi una battaglia definitivamente perduta? Qualcuno dal variegato fronte ambientalista è in grado di rispondere? Ecco intanto che cosa in questi giorni si legge nel sito monvisopiemonte.com

La situazione

Eliski si, eliski no? Sembrano due pesi della stessa misura su una bilancia, per noi non è così, per noi è un reato ambientale…Iniziamo a far chiarezza sull’argomento lasciando parlare il racconto di Fabrizio Girardi, postato sul gruppo “Lo splendore dei monti e delle valli della provincia di Cuneo”, escursionista che si è visto sorvolare beatamente da questi simpatici amanti della montagna.

“Non so chi abbia ragione o torto, mi limito a raccontare la mia esperienza: domenica ero con mia moglie, nella mia amata valle Stura, mimetizzato in capanno per quello che и il nostro hobby, la fotografia naturalistica. Di cervi solo due, letteralmente in preda al panico (magari mi sbaglio io, erano solo di fretta!); a livello delle Barricate sei femmine di stambecco, gravide, che correvano in tutte le direzioni come se non sapessero dove andare (per la prima volta in quasi quarant’anni di montagna le ho viste respirare “a bocca aperta”, cosм come fanno abitualmente e fisiologicamente i camosci … ma forse non era segno di sfinimento, probabilmente stavano solo ammirando lo spettacolo!); delle aquile normalmente presenti in zona nemmeno l’ombra, quindi deduco abbiano fatto un giorno di digiuno (meglio … aiuta a mantenersi in forma!).

Come sempre la valle Stura ha saputo regalarmi emozioni fortissime, peccato che questa volta non le possa “archiviare” tra quelle positive. Questa esperienza mi ha fatto tornare alla mente una frase “stupida”, “banale”, desueta e fuori da ogni logica al punto da suonare ormai assurda che la mia maestra delle elementari ripeteva in continuazione durante l’ora di educazione civica … la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri“.

Bene Fabrizio ha concluso con una frase che dovrebbe essere il limite invalicabile di ogni azione umana, dove il rispetto di se stesso si concretizza attraverso quello degli altri, ma proseguiamo…

L’eliski è, lo chiariamo per i meno pratici, il trasferimento su cime montane di sciatori con un mezzo a motore, l’elicottero; normalmente raggiunte le vette e scaricato il suo bagaglio l’elicottero riprende quota e ridiscende a valle a caricare nuovi danarosi sciatori e così via fino alla fine della giostra.

Ma è tutto legale? In Italia, eccetto alcune località che lo hanno vietato, non esiste una regolamentazione, da anni si parla di una legge nazionale, ma ancora nulla si muove.

Quindi attualmente chi si muove in Italia, all’estero le cose sono diverse, con questo mezzo è in regola con la legge, ma con gli altri? Il continuo andare e tornare dell’elicottero nelle valli crea, oltre al citato spavento o terrore per la fauna, anche altri inconvenienti. Sicuramente l’assordante rumore non si accompagna con chi, sci o ciaspole ai piedi, risale lentamente i declivi per godere del silenzio o dei naturali rumori della natura, ma è forse dal punto di vista della sicurezza che si corre il rischio maggiore. La Cipra, Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi, ci ricorda il potenziale rischio derivato dal possibile distacco di valanghe causato dai rotori o dall’azione degli sciatori depositati su pendii in quota, vette o crinali potenzialmente instabili, a cui aggiungere un ulteriore rischio  dovuto all’impossibilitа, per gli sciatori, di testare le condizioni della neve durante la salita ignorando così i pericoli insiti nelle condizioni del manto nevoso.

Ma negli altri paesi europei l’eliski è legale? Citando il direttore della CIPRA, Francesco Pastorelli, “Le attivitа di eliski sono del tutto vietate in Germania, Slovenia e Liechtenstein. Anche in Francia vige un divieto generalizzato che però viene spesso aggirato depositando gli sciatori su creste… oltre confine. In Austria è consentito unicamente nella regione dell’Arlberg con soltanto due destinazioni. In Svizzera la legge consente l’atterraggio su una quarantina di siti (la maggior parte dei quali situati nel Canton Vallese); è recente la notizia che la Confederazione starebbe per ridurre i voli nella zona del Monte Rosa (una delle più battute) in quanto considerato di pregio ambientale”.

Tornando nel belpaese qualche tentativo di regolamentare l’eliski è stato fatto solo a livello locale: “In Italia”, spiega il direttore della CIPRA, “è vietato sul territorio delle Province Autonome di Trento e Bolzano. Recentemente è stato trovato un accordo tra Mountain Wilderness e la società delle funivie della Marmolada (Veneto) che fa cessare l’attivitа di eliski in quella zona. E’ regolamentato in Valle d’Aosta dove i voli, pur essendo concentrati in quattro località, interessano tutte le valli laterali ad eccezione del Gran Paradiso in quanto Parco Nazionale. Deregulation totale nelle altre regioni, sia nelle Alpi che negli Appennini”.

Ma quanto introito porta l’eliski nelle economie montane? Considerati i costi esorbitanti si può ben comprendere come questa attività “sportiva” sia alla portata di pochi danarosi escursionisti e quindi di scarso o nullo impatto per le economie montane; portano beneficio a poche persone, recando, come abbiamo visto, notevoli problemi a molti. Da questa constatazione sorprende che, tra i sostenitori di questa pratica egocentrica, ci siano diverse guide alpine che fraintendono il loro ruolo e che dovrebbero essere i custodi del territorio, capaci di preservarlo e di esserne i difensori. Quindi auspichiamo che anche nelle valli del Monviso con l’aiuto del nuovo Parco e in funzione del riconoscimento MABUnesco del territorio, si vieti finalmente l’eliski.

da Monvisopiemonte.com

Le battaglie

Niente di strano ci sarebbe se quello appena illustrato fosse uno scenario dell’altro millennio. Qualcosa è forse cambiato negli anni in cui viviamo? Mountain Wilderness ne ha esemplarmente organizzate parecchie di manifestazioni per combattere la diffusione dell’eliski, dall’Adamello alla Valgrisenche, dalla Marmolada alla Val di Susa, dal Monte Rosa alle Dolomiti. Flash mob, striscioni, convegni si sono susseguiti per anni.

Al 1996 risale a Moena il primo grande convegno nazionale “Vette senza rotori”. In quell’occasione si introdusse la proposta di un disegno di legge per la disciplina dei voli in montagna. Una proposta che ha visto l’approvazione del Senato nel 2000 ma la successiva crisi di governo ne ha impedito la conversione in legge. 

Uno spiraglio in fondo al tunnel sembrò arrivare cinque anni fa da Balme, in Piemonte. Era il 2016 quando venne approvata dal Comune del piccolo centro una delibera. I montanari della Valle di Lanzo scesero in campo per esprimere “la propria contrarietà alla pratica di qualsiasi tipologia di accesso e di fruizione motorizzata a scopo ludico del proprio territorio, sia estiva, quando preveda la percorrenza di sentieri e piste con motocicli, mezzi fuoristrada e quad, sia nel periodo invernale quando ciò avvenga per mezzo di motoslitte e di elicotteri per il trasporto turistico”.

La delibera di Balme servì come riferimento per un’interrogazione parlamentare firmata dai deputati Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera, ed Enrico Borghi, Presidente UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani). In un convegno a Lanzo venne presentato il programma 2017 di una sbandierata BalmExperience e la stessa Balme venne presentata come una località elifree, probabilmente la prima in Italia libera da molesti elicotteri.

Il programma BalmExperience partì ma ben presto si arenò come un cetaceo sulla spiaggia. Però, chissà, anche le sconfitte possono rivelarsi utili per raggiungere una meta. Si possono fare più di 500 gol, ma anche sbagliarne qualcuno. Perché, come sostiene Zlatan Ibrahimovich, il fallimento non è il contrario del successo, è una parte del successo. Ma questo lo hanno di sicuro capito anche gli ambientalisti. (Ser)

One thought on “Eliski, una battaglia persa

  • 01/04/2021 at 16:06
    Permalink

    Ciao Roberto, c’ero anch’io con gli appuntamenti… romani di quel 1998 quando cercavamo (CAI e le altre associazioni) di far approvare la legge per la regolamentazione dell’uso degli elicotteri. Purtroppo un certo Caveri (te lo ricordi il… Valostano?) e non solo riuscirono a far affossare il tutto. E neppure in Veneto, nonostante la “casa comune” sono riuscito a far presentare un PDL regionale; qui non posso far nomi. Bruno

    Reply

Commenta la notizia.