Letture. I sentieri della speranza

L’idea di sentiero si associa di solito alle discipline outdoor, alla civiltà contadina, all’ambiente montano e naturale in genere. I sentieri di cui narra il libro “Sentieri migranti” (Mursia, 194 pagine, 15 euro) di Alberto Di Monte sono l’esito di un calpestio reiterato, incessante, prolungato: sono quelli percorsi da chi, per scelta, per obbligo e per necessità, intraprende un viaggio, trasformandosi in migrante dopo essere stato esule, perseguitato o discriminato. 
Con la compagnia di guide non professioniste, l’Autore percorre cinque rotte disseminate lungo l’arco alpino con partenza da Ventimiglia, una deviazione in Val Roja, una tappa a Bardonecchia e a Claviere, prima di prendere la via del nord lungo la linea immaginaria che unisce i tre laghi tra Luino e Chiasso, per spostarsi infine nei pressi di Trieste passando per il Brennero. 
Il cammino si trasforma in racconto delle vite di chi, al di là di ogni restrizione, continua insistentemente a cercare una via di fuga verso una prospettiva migliore. Geografo e appassionato escursionista, Alberto Di Monte (Vimercate, 1985) si occupa di comunicazione digitale e cura l’immagine dell’Associazione Proletaria Escursionisti (Ape). Con Mursia ha pubblicato “Sentieri proletari” (2015), “Sport e proletariato” (2016) e “La Via del Sale” (2018).

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