Segnavia biancorossi a Milano per il sentiero urbano del Cai

E’ il primo sentiero urbano d’Italia e forse d’Europa e a progettarlo è il Cai Milano. Così il percorso dal Duomo alla Montagnetta di San Siro è stato presentato sul quotidiano La Repubblica del 21 marzo. Il giornale fondato da Eugenio Scalfari assicura, e come non credergli?, che “è un sentiero vero, proprio come quelli di montagna”. Aggiunge che quell’itinerario “vuole ricreare quel legame saldo che c’è tra Milano e le montagne che la circondano”. Meglio tardi che mai. Più in là precisa che il percorso sarà tracciato con fascette adesive (ovviamente con i classici colori dei percorsi montani, bianco e rosso) e che, una volta ottenuto il permesso di A2a, queste fascette saranno attaccate ai pali della luce. 

Di sentiero in piena regola parla il 15 aprile anche il supplemento “Tuttomilano” de La Repubblica che dedica due pagine all’iniziativa precisando che si tratta di “un cammino di nove chilometri tracciato dalla sezione locale dell Club Alpino Italiano” senza tenere conto che di sezioni locali a Milano il Cai ne annovera due, l’altra essendo denominata fin dall’Ottocento Società Escursionisti Milanesi.

Si viene così a sapere dai giornali che in questi giorni il Cai sta “lavorando alacremente affinché sia possibile, una volta avute tutte le autorizzazioni necessarie del Comune e dei suoi tecnici, poter inaugurare il sentiero nel mese di giugno o in luglio”. Con qualche innocente enfatizzazione prende quota, insomma, un nuovo trekking urbano “alla meneghina” allietato in primavera da estese fioriture nei parchi pubblici. Ma che purtroppo, in tempi di canicola con i picchi di ozono che ne conseguono, sicuramente sarà da evitare.

Sul quotidiano La Repubblica (scusate se ci ripetiamo, ma nel momento in cui scriviamo è la nostra unica fonte) il percorso viene indicato come “multidisciplinare sportivo, storico e formativo con un valore storico importante per Milano”. Sembra giusto che Milano si meriti cotanto sentiero. Non va dimenticato che la “capitale morale” vinse nel 2019 per il secondo anno consecutivo il premio del Sole 24 Ore per la “qualità della vita” quando ancora di sentieri urbani non c’era traccia. Sul podio ideale del concorso sfilarono staccatissime e un po’ abbacchiate per la sconfitta, le città alpine di Bolzano, Trento e Aosta.

Una veduta di City Life attraversata dal “sentiero urbano” del Cai. (ph. Serafin/MountCity)

Del resto da tempo i milanesi si confermano buoni camminatori, si parla ovviamente di quelli considerati “de gamba bona”. Negli anni Settanta i più sportivi incominciarono a scatenarsi una volta l’anno attraversando la città in maglietta e calzoncini nella famosa “Stramilano” organizzata dall’associazione Fior di Roccia. Cose mai viste. E un bel po’ prima, alla fine dell’Ottocento, i loro nonni se la godevano passeggiando lungo i bastioni a porta Venezia dove avevano imposto la “servitù del Resegone”: con le belle giornate nessuna nuova costruzione avrebbe dovuto impedire la vista di questa montagna tanto cara al Manzoni. 

E poi, si sa, Milan l’è on grand Milan. Di “incantevole passeggiata” si favoleggia oggi sul web a proposito del tratto dal Duomo a City Life, 3.5 chilometri (qui il Cai non c’entra). Per rendersi conto di tale incanto occorrono circa tre quarti d’ora a piedi a ritmo lento attraverso il Cordusio, via Dante, il Castello Sforzesco, il Parco Sempione, l’Arco della Pace. Un sito propone ben cinque itinerari “urbani” per scoprire il capoluogo lombardo a piedi e senza le etichette del Cai. Un altro sito si spinge a indicare le zone della città che si prestano al jogging, dove vie strette e sterrate si incrociano all’interno dei parchi più belli. Per staccare dal grigiore cittadino vengono proposti il Parco della Vettabbia, il Parco Lambro e il Parco Nord. Il tutto anche in questo caso senza bisogno di fascette da appiccicare.

A nobilitare il “sentiero urbano” del Cai è in ogni modo l’attraversamento del commovente “Giardino del Giusti di tutto il mondo” inaugurato nel 2003 alla montagnetta, e inoltre il fatto che in omaggio a questa loro montagnetta non pochi milanesi canticchiano i versi di Nanni Svampa al quale si potrebbe dedicare il sentiero: “‘Me te seet bella in controlus stasera!/Te guardi e te me paret vera!/Te seet costada lacrim e sospir,/Tomba di noster ca’,/Montagna de San Sir!”. Dunque si raccomanda, quando sarà il momento, un tappeto rosso per l’inaugurazione almeno nel tratto in salita che passa dal citato “Giardino dei Giusti”.

Primavera a Milano, un motivo in più per godersi a piedi la città (ph. Serafin/MountCity)

A voler essere precisi l’idea del sentiero urbano sulla “montagnetta” è stato in un primo tempo coltivato anche dalla Società Escursionisti Milanesi, l’altra sezione milanese del Club Alpino Italiano. Occorre risalire al 2018. A tracciarlo furono i ragazzi dell’alpinismo giovanile del Cai Milano, assieme ad altri volontari e con il supporto della Sem. Anche se va osservato che i fedelissimi che corrono su e giù dalla montagnetta hanno l’abitudine di inventarsi ciascuno il proprio percorso. Andando ancora indietro nel tempo va infine ricordato che, per chi frequentava nell’altro millennio il vicino campo sportivo 25 Aprile, rappresentò un segno di distinzione allenarsi a piedi sul “percorso Cova”. Noblesse oblige, a inventarlo fu il grande Alberto Cova, campione olimpico dei 10.000 metri nel 1984 ai Giochi di Los Angeles che poi si diede alla politica.

Alberto Cova

Non è chiaro adesso chi a Milano si dovrà occupare di tenere in ordine il sentiero urbano. Nella Carta etica della Montagna, sottoscritta anche dal Cai, si legge che il “patrimonio sentieristico deve essere tutelato, mantenuto e promosso quale elemento essenziale ai fini del presidio e della coesione territoriale, nonché della frequentazione turistica ambientalmente sostenibile”. Un bell’impegno per i milanesi che questo patrimonio sentieristico non avrebbero mai immaginato di poterlo possedere. E meno male che ci ha pensato il Cai. (Ser)

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