Letture. La bellezza, messa in pericolo, del Devero

E’ in distribuzione il fascicolo del mese di aprile 2021 di “Lepontica” ideato e compilato da Paolo Crosa Lenz (crosalenz@libero.it) ed elegantemente impaginato in pdf da Alberto Corsi. Comprende come sempre sette brevi saggi dedicati a vita e cultura delle valli nelle Alpi Lepontine, argomenti di cui Crosa Lenz, scrittore e giornalista, può considerarsi uno dei maggiori conoscitori. Da questa pubblicazione distribuita dall’autore “per libera lettura”, con l’invito ai destinatari a inoltrarla alle rispettive reti di contatti, è tratto lo scritto intitolato “La bellezza del Devero” che pubblichiamo sulle meraviglie dell’Alpe Devero oggi purtroppo soggetta a un grande progetto di infrastrutturazione pesante (“ricoveri” turistici sulle vette e impianti di risalita per andare in montagna “seduti”).

Un ambiente modellato dall’uomo, risultato del lavoro di infinite generazioni di montanari. 

Nel cuore del “Quadrilatero lepontino”

L’alpe Devero, come il vicino alpe Veglia (nel 1978 il primo parco naturale della Regione Piemonte), è un parco naturale da sempre. Una grande conca verde circondata da alte montagne e isolato dal resto del mondo da una profonda forra. Solo alla fine del Novecento le leggi degli uomini hanno stabilito vincoli di protezione su pascoli, boschi e montagne. Quello di Devero è un ambiente alpino dolce e austero: dolce nelle praterie ondulate d’alta quota e austero nella severità delle grandi montagne e nelle immense giogaie battute dal vento. È un ambiente comunque modellato dall’uomo, risultato del lavoro di infinite generazioni di montanari. 

Sui terrazzi morenici, caldi e soleggiati, si stendono i pascoli alti dove nell’estate piena pascolano libere le mandrie di bovini e da secoli si produce il Bettelmat (la fontina delle Alpi Lepontine). 

Devero, l’alpe dei fiori per le splendide fioriture estive, offre oggi tante occasioni di avventure escursionistiche in un ambiente naturale tra i più belli delle Alpi. Siamo nel cuore di quel “Quadrilatero lepontino” (Veglia, Devero, Formazza e Binntal) che costituisce il terreno dove, nell’Ottocento, correva l’”high level tour” (la traversata delle Lepontine, dal Sempione a Formazza). 

Queste montagne raccontano la tormentata storia geologica delle Alpi: la morfologia delle valli e gli strati rocciosi delle montagne sono un libro a cielo aperto da leggere camminando con lo sguardo vigile. 

Sui valichi e sulle bocchette alte sono transitati i mercanti di ogni tempo portando merci e idee tra l’Europa e il Mediterraneo (l’Albrunpass fu frequentato fin dall’Età del Bronzo). 

Pascoli e alpeggi raccontano di come l’uomo abbia colonizzato le montagne: un’avventura epica da leggere ad ogni curva di sentiero. Poi, in alto, le sfide per l’uomo di oggi, l’avventura di scalare queste montagne di roccia compatta. Sulle vette, i grandi spazi e la gioia di vedere il mondo dall’alto. L’amico guida alpina Alberto Paleari ha definito Devero “l’ottava meraviglia del mondo”. 

Oggi questa terra è soggetta a un grande progetto di infrastrutturazione pesante (“ricoveri” turistici sulle vette e impianti di risalita per andare in montagna “seduti”). Si chiama “Avvicinare le montagne”, dove avvicinare sta per addomesticare. Ricordo Mario Rigoni Stern: “Il turismo ha portato benessere in molte zone, ma anche la città in montagna, mondi che sono invece in conflitto e la montagna perde”. 

Contro questo progetto si sono schierate tutte le associazioni ambientaliste e il CAI. Sono state raccolte firme di opposizione (la “carica dei centomila”). 

Devero vanta anche una sua letteratura. Oltre a un cospicuo numero di testi storici e guide alpinistiche ed escursionistiche, ci sono anche opere di narrativa. Ricordo “La chiesetta rossa di Goglio” di Angelo “del Devero” e “Mi ricordo la Rossa” di Erminio Ferrari (Tararà, 2009). 

Recentemente è uscita la seconda edizione (la prima è del 2003) de “Le fragole dell’Alpe Devero” di Lorenzo Revojera, ingegnere milanese, alpinista e uomo del CAI. È un romanzo di formazione in cui ragazzi diventano uomini scalando i monti di Devero.

Paolo Crosa Lenz

da Lepontica numero 7, aprile 2021

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