Eliski, questi 25 anni in attesa di una legge

Venticinque anni, un quarto di secolo, in attesa di una legge. Che ancora non c’è e chissà se e quando sarà mai promulgata. Un posticino nel Guinness dei Primati probabilmente se lo merita questa mancata legge sui voli turistici in montagna. E bene ha fatto nell’accennare a tale voragine legislativa mai colmata Mountain Wilderness Italia nella lettera rivolta il 23 marzo al ministro Roberto Cingolani al quale è affidato il nuovissimo dicastero per la Transizione Ecologica. “Nel 1998”, si legge nel documento, “il Parlamento italiano era giunto a un passo dalla promulgazione di una legge per la regolamentazione dei sorvoli turistici e per il divieto della pratica elitaria dell’eliski su tutti i rilievi montuosi della Nazione. Sarebbe saggio riprendere quel percorso legislativo, ampliando il discorso a tutti i mezzi motorizzati (dai quad alle motoslitte, ad oggi non disciplinate dal codice della strada)”. 

Un pro memoria quanto mai necessario, questo di Mountain Wilderness Italia, e chissà quanto gradito a chi è convinto che l’eliski vada proibito perché pericoloso per chi lo pratica e dannoso per l’ecosistema alpino. Ancora una volta occorrerà tuttavia munirsi di pazienza perché è chiaro che la montagna in questo momento ha altre priorità.  Beninteso, tutti hanno il diritto di godersi la montagna, ma in modo non invasivo, salvaguardandone le peculiarità, rispettando tutti i fruitori. Il continuo andare e tornare dell’elicottero nelle valli crea, oltre a spavento o terrore per la fauna selvatica, anche altri inconvenienti. Sicuramente l’assordante rumore non può essere apprezzato da chi, sci o ciaspole ai piedi, risale lentamente i declivi per godere del silenzio o dei naturali rumori della natura. 

Ma è forse dal punto di vista della sicurezza che nascono i maggiori inconvenienti. La Cipra, Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi, non fa che richiamare l’attenzione sul potenziale rischio derivato dal possibile distacco di valanghe causato dai rotori o dall’azione degli sciatori depositati su pendii in quota, vette o crinali potenzialmente instabili, a cui aggiungere un ulteriore rischio dovuto all’impossibilità, per gli sciatori, di testare le condizioni della neve durante la salita. 

Poco da fare. In alcune località l’emergenza sanitaria ha bloccato gli impianti di risalita, non certo il via vai degli elicotteri al servizio degli sciatori più esigenti e facoltosi. Via libera è stata data all’eliski in Piemonte anche la domenica. E subito un quotidiano si è precipitato a lodare questa pratica definendola molto apprezzata dagli appassionati come accade a Cervinia, in Valle d’Aosta: dove grazie all’eliski, si può andare a sciare nella confinante Svizzera così allergica alle limitazioni anti-Covid.

Venticinque anni sono trascorsi, roba da non crederci. E sotto i ponti dell’ambientalismo, nel frattempo, sono passati invano proposte di legge, bidecaloghi e carte di Fontecchio sempre con le stesse inutili strigliate a eliski, quad, motoslitte ancora oggi in attesa di una disciplina. Quella contro l’eliski in Italia è dunque da considerarsi una battaglia definitivamente perduta?  A sentire la citata Commissione per la protezione delle Alpi, le attività di eliski sono vietate in Germania, Slovenia e Liechtenstein. Anche in Francia vige un divieto generalizzato che però viene spesso aggirato depositando gli sciatori su creste… oltre confine. In Austria è consentito unicamente nella regione dell’Arlberg con soltanto due destinazioni. In Svizzera la legge consente l’atterraggio su una quarantina di siti (la maggior parte dei quali situati nel Canton Vallese). 

Situazione più o meno analoga era quella che si registrava nell’altro millennio. Niente di nuovo. Un quarto di secolo fa in un convegno organizzato da Mountain Wilderness a Moena nel 1996 si denunciò il rischio che le nostre Alpi diventassero una sorta di zona franca per lo svolgimento di attività altrove vietate. Si accennò a una proposta di legge Portatadino-Bassanini che nel 1991 arrivò a un passo dall’approvazione in commissione Trasporti al Senato. 

Anche la Commissione del Cai per la tutela dell’ambiente montano fece sapere in quell’occasione che stava lavorando a una bozza di testo di legge per vietare l’eliski e tutti gli altri sorvoli in montagna non motivati da ragioni di necessità. Non ebbe però seguito l’idea di arrivare a una proposta il più possibile unitaria pur giudicandosi fondamentale (poi si è visto quanto poco lo fosse) l’apporto del Gruppo Parlamentari Amici della Montagna. 

“La questione eliski è lunga”, dice oggi Luigi Casanova, presidente onorario di Mountain Wilderness Italia che ha cortesemente accettato di offrire la sua preziosa consulenza a questo riepilogo da lui definito “desolante”. “A Moena il 6 dicembre 1996 l’associazione elaborò una proposta di legge che regolamentasse l’attività come imponeva la caduta di un elicottero al Sassolungo con 6 morti nel 1995. Il 7 dicembre in Marmolada si svolse la più grande manifestazione contro l’eliski in Italia: 150 scialpinisti salirono a Punta Rocca assieme a Betto Pinelli, Sandro Gogna e ovviamente al sottoscritto. Erano dalla nostra parte il Cai Veneto, la Sat Trentina e l’Alpenverein di Bolzano. Anche grazie a Cipra Italia, inizia da lì il lavoro in Parlamento. I parlamentari dell’Ulivo Schmidt, Detomas e altri sottoscrivono il disegno di legge. Non si chiede l’abolizione, ma una severa regolamentazione”.

“In Commissione a Roma otteniamo vasti consensi”, racconta ancora Casanova. “Si arriva così in prossimità della crisi di governo: la legge è inserita in un pacchetto di fine legislatura da approvare senza discussioni come si usa in questi casi. L’onorevole Luciano Caveri sostenuto dalla lobby degli elicotteristi, toglie però il disegno di legge dagli atti da approvare. E così si ritorna all’anno zero. Dove ancora oggi ci troviamo. Esistono leggi regionali in Alto Adige, Trentino, Piemonte, Val d’Aosta, diverse fra loro. Ma anche le migliori vengono vanificate causa l’assenza di vigilanza o gli ordini impartiti dai politici. Nel 2013 grazie a MW e a un coraggioso, difficile accordo con le funivie Marmolada Tofana Spa, si impedì l’atterraggio in Marmolada e le Dolomiti vennero parzialmente liberate dall’incubo. Oggi sono troppi i sindaci delle Dolomiti che permettono atterraggi e decolli sia nelle vallate sia sulle vette”. (Ser)

Commenta la notizia.