Leggende dello sci. Ivo, “gattista” del fondo

Battere le piste di fondo di Vinadio in Alta Valle Stura è sempre stata la passione di Ivo Ghibaudo. Di sera, abbassate le saracinesche della sua premiata macelleria, saliva sul “gatto”, accendeva i fari e via fino alle ore piccole per rimettere a nuovo i tracciati. Spentosi a 70 anni per Covid all’ospedale di Saluzzo, Ghibaudo viene ricordato dai gourmet per le squisite pecore di razza Sambucana in vendita nel suo negozio. Talmente rinomate che per acquistarle arrivavano clienti da tutto il Piemonte. 

Ivo Ghibaudo

Il suo nome merita però di essere ricordato anche dai buongustai del fondo. E tanto di cappello per il giornalista che si è assunto questo compito nelle pagine locali de La Stampa. “Era il gattista della pista di fondo”, si legge, “e il massimo del suo entusiasmo lo manifestò quando il Comune acquistò un battipista cabinato. Passava le notti a battere le piste senza chiedere un centesimo”. 

Non sono state e non sono piste qualsiasi quelle di Vinadio. Negli anni 80 su queste nevi divenne grande la minuscola Stefania Belmondo detta “trapulin”, infaticabile macinatrice di chilometri e collezionista di medaglie. Compaesana di Ghibaudo, nata a Vinadio nel 1969 ma trasferitasi a Pietraporzio, Stefania è stata una delle fondiste più titolate della storia della disciplina. Dieci medaglie olimpiche e tredici iridate sono conservate nel suo sancta sanctorum e l’unica che ai suoi tempi riusciva a tenerle testa, in qualche caso soffiandole la vittoria, era la friulana Manuela Di Centa che correva con i colori del gruppo alpinistico milanese “Fior di Roccia”. 

Stefania Belmondo

Esemplare a quanto si racconta era la cura che il “gattista” Ghibaudo dedicava alle piste, favorito dalla presenza di un innevamento sempre ottimale in quella parte della valle Stura. Ma ci si può immaginare quale fosse il suo impegno quando sapeva che su quei binari sarebbe sfrecciata la compaesana Belmondo ormai vedette di fama mondiale che a tre anni calzò lassù i primi sci.

Chiusa la stagione, si racconta che ogni anno Ivo organizzasse una gita aperta a tutti al rifugio Malinvern e che il “gatto” venisse in aiuto a coloro che avevano difficoltà a raggiungere la meta in attesa di essere riposto in un garage fino all’inverno successivo. E’ giusto che nella leggenda dello sci cosiddetto nordico entrino anche l’indimenticabile Ivo e il suo amatissimo “gatto”. (Ser)

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