La pastorizia s’impara sui banchi

Nasce in Piemonte la prima scuola nazionale di pastorizia, un mestiere che soffre oggi di un problema di ricambio generazionale. L’esperienza verrà poi replicata in altre regioni italiane. L’idea di incentivare i giovani a svolgere questo antico mestiere viene realizzata grazie a un accordo tra l’Università di Torino e altri soggetti, come la Rete Italiana della Pastorizia Onlus. Il progetto prevede l’avvio di un percorso formativo con stage in aziende montane. Come noto, la pastorizia svolge oggi un ruolo fondamentale di presidio territoriale soprattutto nelle aree montane che soffrono di fenomeni di spopolamento e di abbandono. Ma l’importanza del pastore è anche legata alla filiera produttiva agroalimentare. “Nel nostro Paese”, spiega Filippo Barbera, professore di sociologia presso l’Università di Torino, “il mestiere del pastore è trascurato. Infatti, cerchiamo di valorizzare l’agroalimentare e il cibo di qualità ma dimentichiamo di considerare l’intera filiera. Non puoi migliorare un formaggio senza pensare anche all’alpeggio”. 

L’idea è di incentivare la piccola pastorizia di montagna, non quella intensiva, e in particolar modo quella ovi-caprina, che è meno problematica dal punto di vista dell’impatto ambientale. Si punta alle piccole produzioni di qualità, che potrebbero contribuire al ripopolamento delle montagne. 

La scuola annunciata prevede una parte di lezioni in aula dove si insegnerà non solo la gestione del pascolo e le tecniche produttive, ma verranno anche trasmesse delle competenze informatiche, veterinarie oltre che di carattere economico e normativo. La parte più importante sarà quella pratica. Gli aspiranti pastori si trasferiranno sulle montagne per imparare sul campo il mestiere da chi già lo esercita. 

“I giovani sono oggi molto interessati alle aree montane“, osserva Luca Battaglini, professore presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino. “Fare il pastore può essere non solo un modo per ricercare un luogo di pace diverso dal contesto urbano, ma vuol dire anche impegnarsi in qualcosa che fa bene all’ambiente e ai territori”. 

Commenta la notizia.