Dietro il tramonto rossonero a Milano

La situazione è sotto controllo, la zona è circoscritta e lontana dalle case, ma questo incendio è così vasto che fa paura. A dirlo il 7 aprile è stato il sindaco della località piemontese di Cannobio sul lago Maggiore dopo una notte in cui le squadre da terra hanno lavorato per tenere sotto controllo l’incendio che, sceso dalla valle Cannobina, minacciava il paese. Ha fatto paura quel fuoco anche ai milanesi, un’ottantina di chilometri più a sud. Portata dal vento impetuoso che soffiava da nord, la lingua di fumo andava ingrossandosi di ora in ora. Da dove mai poteva arrivare? Non era la prima volta che la città veniva invasa dal fumo maleodorante di depositi di rifiuti dell’hinterland dati dolosamente alle fiamme ed era già capitato di doversi tappare in casa su consiglio dei Vigili del Fuoco. 

E invece, sollievo, a bruciare erano “soltanto” i boschi della Val Cannobina nonostante l’impegno di due canadair e delle squadre di vigili del fuoco. Dai balconi cittadini che si affacciano a settentrione ci si è così potuti così godere (be’, non è questo il termine esatto) il tramonto con quell’insolita striscia nerastra sovrapposta allo sfondo rosso fuoco del tramonto. Un tramonto rossonero: chissà come l’avranno interpretato i milanisti. Con tutto il dispiacere per quei boschi insidiati dalla siccità che per fortuna ricresceranno, si può ben dire che i cittadini questa volta l’hanno proprio scampata bella. (Ser)

Bruciano il 7 aprile i boschi della val Cannobina che si affacciano sul Verbano. In apertura il fumo lambisce al tramonto Milano e il suo hinterland.

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