Letture. Polidori e “la montagna dell’io”

La montagna come lente d’ingrandimento per vedere nitidamente i nostri punti deboli. Così la immagina o meglio la concepisce Walter Polidori detto The Pres, Istruttore nazionale del Cai, direttore della Scuola di alpinismo e sci alpinismo “Guido della Torre”. Dopo la guida alpinistica “Sarca verticale” (Alpine Studio, 2017) e il libro autobiografico “Quando arrivi in cima continua a scalare” (Alpine Studio, 2018) dove cercò “di essere di stimolo per chi non crede in sé stesso”, ora Polidori sembra averci preso gusto nel mettere a frutto il suo talento di scrittore. Fresco di stampa per Amazon, esce in questi giorni il suo “La montagna dell’Io” dove sviluppa “una ricerca di appigli psicologici” che talvolta, nelle miserie della vita di tutti i giorni, possono sfuggire a differenza, e per fortuna, di quelli offerti dalle pareti che tanto ama scalare. 

“Questo è un libro”, si legge nella controcopertina, “dove ogni capitolo è a sé stante, ma con un filo conduttore comune: quello della ricerca della motivazione vera del vivere, dell’individuazione di quell’Io che ognuno ha dentro di sé, per conoscerlo meglio e capirlo”. E più avanti: “Lo sfondo degli scritti è quasi sempre quello della montagna, ma non solo. Capitoli che trattano considerazioni sulla vita e sull’uomo, nel tentativo di esplorare le emozioni che viviamo e subiamo tutti i giorni, si alternano a capitoli di racconti di avventure alpinistiche”.

Va detto che la motivazione di un alpinista secondo Polidori non è mai univoca, è supportata da una serie di obbiettivi personali. “Al primo posto”, annota, “metto l’amore per l’ambiente, ma a soddisfare quello basterebbe fare escursionismo, o al massimo delle vie normali su grandi montagne. Poi c’è la voglia di avventura, quella che ti fa provare sensazioni che nella vita di tutti i giorni non sono più presenti”. 

Sentirsi vivi se non proprio migliori è comunque la più bella sensazione offerta dalla pratica dell’alpinismo, e questa sembra la conclusione a cui approda l’autore. “Sì, perché la montagna mi ha aiutato a crescere, a credere in me stesso”, osserva. “E ora mi piaccio sempre di più, riesco ad approvarmi, ma questo non vuole dire che non debba migliorare o che riuscirò a raggiungere completamente il mio ideale di vita”.

Walter Polidori definisce il suo nuovo libro “un tentativo di esplorare le emozioni che viviamo e subiamo tutti i giorni”. Qui e nell’immagine di apertura due aspetti del suo alpinismo.

A definire Polidori “sorretto da una volontà e da una rettitudine morale senza compromessi né scorciatoie” fu la motivazione del Premio Marcello Meroni che nel 2018 gli fu assegnato dalla Società Escursionisti Milanesi dove venne sottolineato che “Polidori trasferisce agli allievi un esempio di costante miglioramento di se stessi e della società circostante”.  Ricco è l’elenco dei suoi successi alpinistici, “componenti ineludibili ed essenziali dell’alpinismo” come li definì Massimo Mila escludendo tuttavia “i successi profani, tutti esteriori e ciarlataneschi”. “Coltivo questa passione nel tempo libero che mi ritaglio”, precisa Polidori, responsabile in un laboratorio di ricerca e sviluppo in una grande azienda nell’hinterland milanese. E precisa: “amo arrampicare in tutte le Alpi, ma soprattutto sulle pareti dolomitiche, dove prediligo le vie alpinistiche tradizionali”. 

Va aggiunto, per concludere, che la passione per la montagna lo ha portato a vincere nel 2017, insieme con i compagni di scalata, anche il prestigioso premio Silla Ghedina, assegnato per la salita della parete vergine di una torre dolomitica (“Delirio Giallo” alla Torre Prosser). Non nutre dubbi, Polidori. L’alpinismo esplorativo “che aiuta a rinascere” è per lui la massima espressione e di grande interesse sono le sue relazioni delle vie che ripete, pubblicate sul sito della Scuola di Alpinismo Guido della Torre. Evidentemente Walter ha ancora tanto da esplorare anche nella sua “montagna interiore”. (Ser)

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