“Così strappai Elisabeth al Nanga”. Esce il libro di Urubko

Ci sono voluti due anni e finalmente Denis Urubko ha potuto dare alle stampe il suo libro più atteso, terzo della sua brillante carriera di scrittore. In “SOS Himalaya” edito in Francia da Paulsen, il grande alpinista kazako chiarisce molti punti del “miracoloso” salvataggio compiuto nel 2018 alla francese Elisabeth Revol. Un’avventura che lei stessa ha raccontato nel volume intitolato “Vivere. La mia tragedia sul Nanga Parbat” edito in Italia da Solferino. In quell’inverno Urubko era impegnato in un tentativo al K2 quando scelse di andare in soccorso della Revol, a sua volta reduce da una salita al Nanga Parbat tra i cui ghiacci aveva perso la vita il compagno Tomasz Mackiewicz. Era il mese di gennaio ed Elisabeth era riuscita a completare per la prima volta la via Messner-Eisendle, prima donna ad aver raggiunto la vetta del Nanga Parbat in inverno in stile alpino e seconda in assoluto su un 8000 invernale. 

Durante la discesa, Elisabeth per 24 ore aiutò il compagno sofferente per un edema polmonare. Arrivano a 7200 metri e si riparano in un crepaccio. Dal campo base la convinsero a scendere, a Tomek avrebbero pensato gli elicotteri. Abbandonando il K2, Urubko con quattro alpinisti polacchi si prodigarono nel salvataggio a 6000 metri della Revol, un salvataggio che miracolosamente riuscì. Per Tomek, molto più in alto, non ci fu invece nulla da fare. 

Nota soprattutto per i successi himalayani in stile alpino, la Revol scalò la sua prima vetta a 6.000 metri nel 2006. È la prima donna ad aver realizzato la tripletta Broad Peak – Gasherbrum I – Gasherbrum II sola e senza ossigeno. Il raggiungimento delle vette del Gasherbrum I e del Gasherbrum II venne a sua volta realizzato in un tempo record di 52 ore senza ritorno al campo base. Nell’inverno 2013 provò la scalata invernale al Nanga Parbat assieme a Daniele Nardi. Il tentativo si interruppe sullo Sperone Mummery (6.450 metri) a causa di un principio di congelamento delle dita. Un anno e mezzo dopo il suo salvataggio al Nanga Parbat, salì con successo sull’Everest, quindi scalò il giorno successivo il Lhotse, quarta vetta del mondo, a 8.516 metri.

Elisabeth Revol

Urubko è oggi uno dei più grandi interpreti dell’alpinismo mondiale per la tipologia e la difficoltà delle sue salite realizzate in puro stile alpino. Nel 2009 concluse la salita di tutti i 14 ottomila in 9 anni, settimo al mondo a scalarli senza ossigeno supplementare. Il salvataggio della Revol ha messo in luce ancora una volta la sua abnegazione, virtù non molto diffusa tra gli alpinisti himalayani. Affrontò in piena notte l’immensa parete del Nanga. Non è chiaro se sia stata fortuna ovvero un miracolo: Denis, che nel libro fresco di stampa racconta per la prima volta i particolari di questo soccorso, ritrovò nelle tenebre la francese. Era ancora viva ma estremamente provata. 

Un anno dopo il salvataggio dell’alpinista francese porta la sua firma un’altra missione affrontata con la consueta abnegazione. Questa volta a dovere la vita a Urubko e ad altri alpinisti presenti in zona è stato l’italiano Francesco Cassardo che durante la discesa dal Gasherbrum 7 perse il controllo degli sci e cadde rovinosamente a valle per 450 metri. Dopo due giorni trascorsi al gelo venne condotto al campo base dove un elicottero militare lo portò in salvo in un ospedale.

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