I paesaggi della Resistenza nelle immagini di Carlo Meazza

Opportunamente pubblicato in vista del 25 aprile, il libro “Paesaggi della Resistenza nei romanzi di Calvino, Fenoglio e Meneghello” (Pubblinova Edizioni Negri, Varese) con le splendide immagini in bianco e nero di Carlo Meazza e i testi di Enzo Laforgia può rappresentare un modo per celebrare in un modo originale l’anniversario della Liberazione. Tre storie di Resistenza, tre scrittori, tre partigiani, tre diversi paesaggi riempiono queste pagine patinate. Meazza ritorna, a settant’anni dalla fine della Lotta di liberazione, sui luoghi in cui si svolse l’esperienza partigiana di Italo Calvino, Beppe Fenoglio e Luigi Meneghello riversata in celebri romanzi di cui si raccomanda la lettura soprattutto ai giovani: “Il sentiero dei nidi di ragno”, “Il partigiano Johnny” e  “I piccoli maestri”.  Si tratta di un’idea originale, di un modo per scoprire o riscoprire le Alpi Liguri di Calvino, le Langhe di Fenoglio, l’Altipiano di Asiago di Meneghello: gli ambienti, cioè, in cui uomini e paesaggio, nel corso di quella esperienza storica, giunsero a fondersi. Tocca a Laforgia, con i suoi testi e le didascalie che accompagnano le immagini, il compito (pienamente assolto) di fare emergere la forte relazione, che è all’origine di ogni storia, tra un pugno di uomini e un pezzo di terra. 

Ci voleva però la collaudata maestria di Meazza perché questa relazione si traducesse in immagini di grande suggestione. L’artista, che si definisce “fotografo dei luoghi e ricercatore di tracce e di documenti: letterari, poetici, storici, ma soprattutto umani”, ha deciso di ripercorrere le terre qui illustrate perché affascinato dalla vita partigiana dei tre scrittori che tra il 1943 e il 1945 combatterono contro il nazifascismo. Così, per fare un esempio, le Langhe nella visione di Meazza si presentano come un mare di colline pietrificate. Il bianco e nero utilizzato dal fotografo accentua l’aspetto drammatico del paesaggio, rende tutto austero, come se si dovesse un rispetto a questi luoghi che sono a loro modo depositi di memorie, prima di tutto degli uomini che vi hanno vissuto e combattuto. 

I ritratti dell’Altipiano hanno poi un’asprezza che non ha eguali, ma anche una commovente dolcezza, come qualcuno ha notato. Si comprende dalle immagini come valga soprattutto per Meneghello l’espressione “salire in montagna” dove i rilievi sono quinte che si chiudono e danno al paesaggio la forma di un teatro, di un luogo aperto alla rappresentazione. 

Carlo Meazza

Facendo scorrere le pagine illustrate di questo libro è impossibile, per concludere, non citare un volume in qualche modo complementare, “Montagne ribelli” (Oscar Mondadori, 2009). In quelle pagine la vicentina Paola Lugo ci conduce sui luoghi della Resistenza in dieci itinerari basandosi non su testimonianze dirette ma su libri di autori celebri: Calvino, Fenoglio, Meneghello, Giovanna Zangrandi, Rigoni Stern, Marco Albino Ferrari, Francesco Guccini, Mauro Corona. Già, perché quelle che la Lugo chiama “opere di fiction” sono in realtà testimonianze che traducono la complessità della vita, l’atmosfera, il paesaggio.

Intrecciare paesaggio e fonti letterarie: la formula se di tale si tratta viene applicata con notevoli risultati estetici e letterari anche nel libro di Meazza e Laforgia. L’impressione è che i due autori abbiano voluto supplire con l’originalità delle loro proposte a una lacuna della Resistenza: che è stata in gran parte una guerra di montagna, ma ha lasciato poche tracce di sé, se non nel cuore e negli scritti di chi l’ha vissuta e raccontata. Non è un caso che i nobili tentativi di trasformare i luoghi resistenziali in musei ed ecomusei si siano scontrati finora con la povertà delle testimonianze sul terreno. Perché i partigiani si nascondevano senza lasciare traccia.

Va notato infine che tra i positivi effetti collaterali del libro di Meazza e Laforgia c’è quello di innescare una voglia matta di leggere o rileggere le opere che li hanno ispirati. Buon 25 Aprile a tutti, con l’augurio di una rinnovata libertà di cui tanto si avverte di questi tempi la mancanza. (Ser)

Frizzòn, frazione di Enego, citata nel libro “I piccoli maestri” di Luigi Meneghello. In apertura il valico della Mezzaluna, uno dei luoghi del “Sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino. Le foto di Carlo Meazza sono tratte dal volume “Paesaggi della Resistenza nei romanzi di Calvino, Fenoglio e Meneghello” (Pubblinova Edizioni Negri, Varese).

Commenta la notizia.