Val di Mello. Ruspe, joelette e turismo “adattato”

Da tempo l’incantevole Val di Mello nella bella stagione diventa un parco giochi, favorita dalle attrattive naturali e dalla vicinanza con la pianura, diciamo pure con Milano. Traffico permettendo, i milanesi in questo paradiso prêt-à-porter ci arrivano in auto in poco più di un’ora. Ciò avviene da quando, perlomeno, un tunnel consente di superare la strettoia di Sesto San Giovanni e di fiondarsi sulla Valassina e un altro tunnel cancella lo scoglio tremendo e un tempo quasi invalicabile di Morbegno: il tutto dopo essere usciti dal lunghissimo budello scavato nella roccia che unisce Lecco a Colico. 

Il problema è che la valle tanto cara a climber e alpinisti fatica a reggere un impatto umano che ormai eccede il suo equilibrio, così come capita in certe aree delle Dolomiti o a Venezia che in tempi “normali” non sopporta più, a parte le grandi navi, le masse umane che la trasformano in un formicaio. Ora la Val di Mello cerca spazio anche per i “diversamente abili” e per gli anziani che vanno a piedi o che vengono scarrozzati su speciali veicoli monoruota. Solo che sui social si è manifestata di recente una certa insofferenza per i lavori in corso a cura dell’Ersaf, destinati a favorire questo tipo di escursionismo.

L’iniziativa di cui si parla è frutto di un accordo correttamente intercorso due anni fa tra questo ente della Regione e rappresentanti del Cai, di Mountain Wilderness e delle Guide alpine. Tali lavori riguardano la sistemazione di un sentiero già esistente per permettere di percorrere la valle ai succitati disabili e anziani. Per ricevere l’assenso, i rappresentanti dell’Ersaf sottoposero nel 2019 agli interlocutori una dettagliata mappa dei lavori accettando di discutere su ogni dettaglio fino allo sfinimento come può testimoniare chi scrive queste note, quel giorno presente alla riunione.

La valle è stata forse snaturata da tale sentiero e dai lavori attualmente in corso? Se si, come sembra, può essere il caso, per ritorsione, di proporre il boicottaggio della valle come suggerisce l’illustre alpinista Popi Miotti esprimendo così il suo disappunto sicuramente generato dall’amore che riserva a questi graniti scalati da giovane con spirito di scoperta e con un soffio di poesia. E’ stato un impeto irrefrenabile di rabbia, può capitare: di questi tempi siamo in tanti con i nervi tesi. Ma ora fermi tutti, pace e bene, si depongano le armi. Richiamata dai clamori, è intervenuta la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggi che ha sospeso i lavori “richiedendo i necessari approfondimenti agli enti coinvolti circa gli interventi eseguiti”. A riportare un po’ di pace (fino a quando?) è stata poi il 22 aprile l’Ersaf riconoscendo un “vistoso” errore compiuto durante i lavori e annunciando: a) il ripristino dei luoghi “visitati” dalle ruspe, b) una “sorveglianza congiunta” nelle fasi successive dell’operare con o senza le ruspe.

La tregua di cui tanto si sentiva il bisogno non implica però che la valle possa riacquistare per intero la sua “naturalezza”. Da tempo ci si è accorti dei cambiamenti sopravvenuti in questa incantevole “riserva naturale” (come si legge nei cartelli) di rocce, prati, acque, silenzio. Sulle rive del laghetto color verde smeraldo si affollano famigliole di merenderos in tenuta balneare, qualche stalla è stata trasformata in costoso resort, quintali di polenta concia e pizzocheri vengono serviti sotto le pergole mentre sulla mulattiera sfrecciano quad, suv e trattori più o meno “di servizio”. Se questo è il clima che si respira nei giorni di festa è comprensibile che grande sia la voglia, non soltanto di Miotti, di scappare a gambe levate da questo frastornante luna park. 

Che fare? Il numero chiuso, come in molti altri posti del mondo, potrebbe essere una scelta ovvia. E’ doloroso ammetterlo, ma questo è il destino della montagna, si tratti di Dolomiti o Himalaya o Val di Mello. Ma una domanda ancora s’impone. Prima di inveire contro le ruspe non sarebbe il caso che gli indignati si documentassero? A molti di loro dev’essere sfuggito l’odierno palesarsi di una risorsa non trascurabile, cioè quel turismo ambientale che si definisce “adattato”, rivolto cioè a persone a mobilità ridotta. Sempre più si ha infatti notizia di promozioni della montagna come luogo di salute e inclusione. Al punto che il Cai stesso è stato indotto a promuovere l’organizzazione di un raduno annuale rivolto a persone con “mobilità ridotta”, la cui prima edizione è prevista per l’11-12 settembre sull’Appennino in provincia di Parma.

Sempre più oggi è possibile dovunque percorrere sentieri in natura accessibili anche a Joelette, E-handMTB e Tandem con la guida di accompagnatori di escursionismo e cicloescursionismo. Nelle Dolomiti, con il patrocinio dell’Unesco, sono stati individuati e mappati 23 percorsi di questo genere. Tutto ciò mentre in Val di Mello l’intervento delle ruspe per correggere le difficoltà opposte dal terreno viene interpretato come un attentato alla naturalezza dei luoghi e i danni che ne conseguono sono giudicati segni palesi della scarsa sensibilità per non dire dell’ignoranza di chi è delegato a occuparsi del territorio. Però resta aperta anche quassù la prospettiva di una concreta disponibilità verso le categorie più fragili di escursionisti. L’idea del resto non è nuova. E’ stato fatto in passato un percorso per non vedenti nei pressi delle terme poi abbandonate. Oggi ricerche scientifiche confermano che la montagna ha effetti benefici non solo sul corpo ma anche sulla mente. E se questo è vero per i disabili lo è anche per i familiari o i caregiver che se ne prendono cura. L’auspicio è quindi che la val di Mello possa pacificamente aprirsi a questo turismo ambientale “adattato” senza dover per forza rinunciare alla sua meravigliosa naturalezza. (Ser

One thought on “Val di Mello. Ruspe, joelette e turismo “adattato”

  • 05/05/2021 at 13:13
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    Finalmente un commento equilibrato su una vicenda che ha visto molte prese di posizioni, anche collettive, originate dall’emotività e dalla scarsa conoscenza dei fatti.

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