Madinelli, il senso dell’avventura

Giorgio Madinelli è l’autore del primo libro di “greppismo”, il manifesto di un modo di andare in montagna “che valorizza la crescita personale bandendo le situazioni artificiali”. Lo presenta in questo “contributo” Vittorino Mason, suo compagno d’avventure, autore anche delle immagini che pubblichiamo.

Mai, negli ultimi decenni, si è morti come nell’anno passato. La paura è tanta e le restrizioni e le costrizioni spingono ancor più alla contrazione, alla chiusura in noi stessi, mettendo al bando i nostri sogni e di conseguenza il senso della nostra esistenza. Ma proprio in questo momento epocale c’è un uomo, un alpinista che si definisce “greppista”, che continua a esplorare fuori e dentro di sé, cercando nell’avventura il senso più profondo del vivere e del morire.

Giorgio Madinelli, originario di Belfiore d’Adige (Verona) ma trapiantato ad Azzano Decimo (Pordenone), lo conosco da una ventina d’anni. Lontano dal modo di intendere la montagna sempre più di stampo turistico e trionfante nel caso di “imprese” realizzate da superuomini che superano gradi e difficoltà estreme, Giorgio, una vita da operaio metalmeccanico, fa del suo “greppismo” un andare per i monti davvero originale se non addirittura eccezionale. “Vado su dritto per dritto” è un suo modo di dire.

Cresta senza orizzonti. In apertura Madinelli in uno dei suoi terreni preferiti. Foto arch. Vittorino Mason

Ma che cos’è il greppismo? La parola deriva da greppo, che ha come sinonimi scoscendimento, scarpata, dirupo: una sorta di andare fuori via, per tracce, laddove una linea immaginata e pensata porta il piede, la mano e l’ardire dell’avventuroso a salire per linee scoscese dove a volte neanche i camosci osano. Gli inglesi hanno coniato per questo stile, per questa forma di alpinismo, il termine scrambling: ovvero la combinazione dell’escursionismo e dell’arrampicata su roccia senza uso di corde o attrezzature tecniche in ambienti selvaggi e poco frequentati.

Ma il greppismo è anche, o soprattutto, un modo di andare in montagna che valorizza la crescita personale bandendo le situazioni artificiali. Un modo di vivere la natura per quella che è senza barare, credendo nei propri limiti e nella consapevolezza di essere mortali. Il greppista è uno che nella rinuncia cerca di emulare il santo d’Assissi, uno che riesce a trovare gioia in ciò che la debolezza umana ritiene motivo di vergogna: la nostra fragilità. Il greppista non tende al miglioramento delle sue capacità fisiche, ma a diventare una persona migliore. Un approccio alla montagna e alla natura, non per dominarla, ma per fondersi con lei.

Proprio così! Questo è il modo di andare di Giorgio che da neo pensionato, dopo aver superato una brutta malattia, a 62 anni ha ancora tanta voglia di avventura e, insaziabile curioso, trasmette le sue emozioni con i video che pubblica regolarmente nel suo blog “La tana dell’orso Ongo Congo”. A questo si aggiunge il blog “Greppisti”, organo della sezione friulana della Federazione Italiana Greppisti Anomali, che tenta di disinformare per creare scompiglio nelle menti dei deboli, dei dubbiosi, dei mai contenti, dei cercatori di verità.

Di questa filosofia è una conferma l’opera “Degli antichi sentieri”, di cui è coautore con A. Fiorot e P. Lorenzi, che ha l’ambizione di essere il primo libro di Greppismo. Un libro di viaggio che racconta un territorio, ma anche la spiritualità degli autori, modellata dall’aver vissuto per qualche tempo in questo ambiente, a contatto con le storie e la sua gente.

Vittorino Mason sulle spalle di Giorgio Madinelli. L’avventura è assicurata. Foto: Andrea Fiorot

Madinelli è restio a oltrepassare la linea del Piave. “Le montagne friulane”, sostiene, “mi bastano e avanzano”. Come se l’idea di inoltrarsi verso le Dolomiti, ben più famose e frequentate, gli procurasse una sorta di orticaria. Giorgio è sempre rimasto fedele alla sua filosofia e al suo credo che lo portano a salire linee impensabili, tra il folto della vegetazione di montagne secondarie e a quote basse.

Con lui ho vissuto alcune belle avventure in montagna. Ogni volta si sapeva da dove e a che ora si partiva, ma mai quando, se e dove si tornava. Nel muoversi in montagna con Giorgio, e non è solo la mia opinione, si ha come la sensazione di andare con uno sprovveduto, un folle, uno che vuole arrischiare la pelle inutilmente solo per aver portato con sé uno spezzone di corda, un imbraco o dei chiodi, perché della vita non gliene frega niente e a casa non ha nessuno ad aspettarlo. Famoso è il suo “O la va o la spacca!” prima di arrischiare la vita saltando nel vuoto per superare un ostacolo in parete.

Ma mi sbagliavo: Madinelli non è né un folle, né uno sprovveduto! Lui ama la vita, e ancor più l’avventura e proprio perché ama la vita la vuole vivere autenticamente e intensamente. Sono arrivato a capire questo solo a distanza di anni (ed è proprio vero che non si finisce mai di conoscere le persone, facciamo già tanta fatica a conoscere noi stessi…) leggendo alcune sue considerazioni sul significato di avventura.

Sono stato molto colpito, se non folgorato dalle sue parole. Tanto è burbero e orso nel suo modo di porsi e vivere, quasi a difendersi con una scorza dura, altrettanto è toccante, profondo, quasi poetico, nello sciorinare parole e pensieri che sembrano usciti dalla penna di un grande pensatore e uomo di cultura.

Vorrei condividere i suoi pensieri con tutti i frequentatori della montagna, non tanto per mettere su un piedistallo un modo diverso di fare alpinismo, ma per porre l’attenzione sulla possibilità di vivere la montagna fuori dai circuiti conosciuti degli affollati rifugi, dei sentieri battuti, delle vie classiche e delle solite famose vette. Insomma, un andare più silenzioso e introspettivo, lontano dagli assembramenti, cosa che la pandemia ci ha imposto anche nella quotidianità.

Spesso si tende a dare un connotato negativo all’avventura come se essa portasse conseguenze sgradevoli: gli si dà il significato di disavventura nel senso di sventura, disgrazia. L’avventura però è altro: è creativa, gioiosa, edificante. Dobbiamo vedere la questione da un altro punto di vista. L’avventura è il divenire, andare incontro a ciò che accadrà. In quest’ottica il nostro passaggio terreno è un’avventura.

“La società così come è stata costruita”, dice ancora Madinelli, “cerca di nasconderci questa verità fornendoci certezze che tali non sono e che ci inducono a pensare di vivere sempre in un continuo presente senza slanci verso il futuro che non siano codificati, accettati e in parte resi possibili a tutti: una casa, una famiglia, sicurezza alimentare ecc. Nella società odierna l’unica avventura che ci resta da vivere, che è tutta personale, è proprio la nostra morte, dato che essa è l’unica situazione imprevedibile che nessuna regolamentazione o sistema economico, politico e sociale può ingabbiare. L’individuo che riesce a capire questo concetto avrà accesso alla libertà dell’avventura”.

Vittorino Mason

Commenta la notizia.