“Outdoor cooking” per pranzare al sicuro

Ristorazione, ma solo all’aperto. Questo impongono le circostanze in questi giorni di riapertura o di ripartenza. Difficile è farlo in quota, all’esterno dei rifugi, se la meteo è avversa. Ma niente paura. Mangiare e cucinare all’aperto pare che sia la nuova moda tra gli Instagrammer. Basta digitare “outdoor cooking” ed ecco scorrere immagini di rudi uomini tatuati che, incuranti della meteo, cuociono padellate di uova e verdure su un falò oppure abbrustoliscono sulla brace cosce di pollo e spiedini.

Sarà capitato anche a voi, se vi dedicate alle escursioni in montagna, d’imbattervi in queste festose adunate. Ai margini di un prato si levano dense fumate odorose di carne alla brace mentre sull’erba, su un telo da pic nic, vengono sistemate stoviglie e bottiglie di birra. In Engadina gli appassionati di “outdoor cooking” sono di sicuro in aumento e le aziende di soggiorno delle varie località predispongono accanto ai fornelli distribuiti lungo i sentieri cataste di legna da ardere. Tutto gratis, incredibile in Svizzera dove è gratuita a malapena l’aria che si respira e dove un normale caffè al bar lo paghi l’equivalente di tre euro.

In ogni modo è sempre necessario per gli aspiranti cuochi all’aperto informarsi sulle disposizioni che riguardano la zona in cui si vorrebbe accendere un fuoco. “Le mie regole sono ferree”, assicura un appassionato di outdoor cooking. “Sempre e solo nel luogo adatto, vicino a un torrente, in una radura aperta senza alberi troppo vicini, evitando i terreni troppo secchi; una scorta di acqua a portata di mano; mai più di tre, quattro persone, perché per motivi logistici è difficile gestire tavolate più grandi; si cucina una sola ricetta, pensata in anticipo”.

Qualche consiglio per l’uso? Mentre si cammina si possono raccogliere i rametti che serviranno ad accendere il fuoco. Non ne serve una gran quantità. Poi con l’esperienza s’impara che cosa può dare il bosco: legna aromatica, ad esempio, che aggiungerà un sapore particolare ai cibi, ma anche radici, tuberi, erbe e fiori commestibili, oltre ovviamente a funghi e castagne.

E poi non si sa mai. Nel malaugurato caso di black out generalizzato, sapere accendere un fuoco e cucinare quello che capita può salvarci la vita. Matteo Festo, autore del volume “Lievitazioni naturali” dedicato all’arte della panificazione, pubblica su Instagram dettagli delle sue escursioni nella natura che terminano spesso con un piccolo falò. Le sue avventure sono seguite da oltre 60mila follower.

Ray Mears, autore e conduttore televisivo inglese, nel suo libro “Wilderness Chef” insegna a creare spiedini e griglie con materiali primitivi, costruire forni e fosse di brace per cuocere il pescato. Qualsiasi strada si scelga, la regola comune per tutti è che una volta finito si lasci il bosco esattamente come lo si è trovato, senza traccia del nostro odoroso passaggio.

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