Letture. Le Dolomiti “fuorirotta” di Cenacchi

“Guida letteraria per escursionisti fuorirotta” si legge sulla copertina di “Dolomiti cuore d’Europa” (Ulrico Hoepli Editore, 228 pagine, 22,90 euro), un modo per chiarire meglio un titolo piuttosto scontato (chi può negare che i Monti Pallidi possano rappresentare il cuore d’Europa?). Il libro ci consente di ritrovare Giovanni Cenacchi (1963-2006), un raffinato scrittore di montagna purtroppo scomparso e di cui si avverte la mancanza. E’ inserito nella collana delle “Stelle Alpine” diretta da Marco Albino Ferrari e si fa leggere più come un romanzo che come una guida escursionistica (è anche questo, ma non solo). Un tratto caratteristico dell’opera di Cenacchi è il ricercare continuamente la complicità dei lettori considerati dei potenziali compagni di gita, come osserva Andrea Gobetti nella presentazione. 

L’intenzione dell’autore è senz’altro quella di condurre i lettori in un mondo ancora tutto da esplorare nonostante le apparenze benché, è il caso delle Dolomiti, di quel mondo si sia detto tutto e si creda di sapere tutto. Nel leggere le pagine di questo grande conoscitore delle Alpi, perdutamente innamorato di Cortina d’Ampezzo dove è nato, è impossibile non tentare di avvicinarlo a Bruce Chatwin e alla sua Patagonia. Anche perché i due ebbero la sventura di morire giovani, Chatwin a 48 anni, Cenacchi a 43: entrambi con un aspetto da “eterni ragazzi”, entrambi all’apice del successo che Cenacchi si era costruito firmando programmi televisivi e sceneggiature di film dedicati alla montagna, dando alle stampe libri ormai classici, ultimo dei quali, salvo errori, “K2. Il prezzo della conquista” (2006) scritto insieme con Lino Lacedelli.

Divisa in quattro parti, con la già citata prefazione di Gobetti e la postfazione di Giuseppe Mendicino, questa “guida letteraria” si presenta come una raccolta di saggi, incontri, stralci di vademecum per escursionisti e viandanti. Si apre con una curiosa lettera non spedita a un destinatario americano che l’autore cerca di convincere a non venire in Europa. Il tono è beffardo e si capisce che l’intento, contrariamente alle apparenze, è quello di convincerlo a venire. 

Superato questo indispensabile passaggio, occorre incamminarsi con Cenacchi. Si scoprono in sua compagnia alcune meraviglie di Cortina d’Ampezzo e quanto di poetico e suggestivo rimane nonostante la zona sia nella graticola degli ambientalisti per le deplorevoli devastazioni compiute o in fase di compimento in vista delle Olimpiadi del 2026. Un esempio? La descrizione di Ra Stua (“al fondo della valle il rifugio di Ra Stua adagiato sui prati con gentilezza, con quell’armonia tutta particolare tra spazio naturale e spazio abitato che si riscontra spesso nelle dimore di montagna più antiche e isolate”) ci consente di ritrovare un incanto che può esserci sfuggito transitando da quelle parti.

Giovanni Cenacchi (1963-2006) e sua figlia Viola.

In alcune fasi di queste escursioni “eccitazione ed entusiasmo distinguono il sentimento degli escursionisti” e inducono addirittura una turista a confessare: “E’ la prima volta che vedo la montagna d’estate ed è molto meglio che d’inverno”. Una frase pronunciata, a quanto riferisce l’autore, nel 1989 e oggi profetica dopo una stagione invernale ingrata per le località che vivono di sci e per lo sci. Siamo a questo punto alla metà di un libro ricchissimo di spunti e suggestioni. Un libro che riserva anche pagine di grande alpinismo come il duello del 1959 sulla Ovest tra svizzeri e ampezzani e riferisce di alcune imprese siglate dai leggendari Scoiattoli. Nella quarta e ultima parte sono da segnalare cinque modi di andare per cenge. Sempre a patto di non soffrire di vertigini, cose che capitano di frequente a noi escursionisti fuorirotta. (Ser)

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