La vita parallela del professore

Il professor Alberto Mantovani, 73 anni, è uno dei più importanti medici italiani, oncologo e immunologo e direttore scientifico dell’istituto Humanitas di Milano, e nell’intervista rilasciata l’11 maggio al quotidiano “La Repubblica” racconta la sua “vita parallela” legata alle vette, quelle conosciute della catena alpina e quelle della scienza ancora da esplorare nei laboratori scientifici. 

Di entrambi i tipi di vette il professore è un collezionista e un ricercatore competente e appassionato. Degli itinerari alpinistici sul Monte Rosa non se ne è perso uno, racconta, quasi sempre in compagnia della sua guida alpina prediletta, talvolta da capocordata con qualcuno dei suoi numerosi nipoti. L’autore dell’intervista Dario Cresto-Dina lo descrive “con il fisico dei montanari nati in città”. I montanari di città, come in genere gli atleti amatori, si distinguono in effetti quasi tutti per quello stesso “corpo scarnificato” che caratterizza il professore anche nelle sue frequenti apparizioni sui teleschermi. 

La sua è altresì una faccia scavata dal sole e dal vento come si addice in esclusiva a chi frequenta le vette. Peccato che il professore, uno dei più importanti medici-scienziati italiani, oncologo e immunologo, direttore scientifico dell’istituto Humanitas di Milano, negli ultimi tempi sia stato costretto per le ricerche e gli aggiornamenti sulla pandemia a restare a lungo rinchiuso nei suoi laboratori e denunci perciò una certa carenza di allenamento. “Il Covid ha messo noi ricercatori davanti a una vetta del tutto sconosciuta, con urgenza e senza guide”, si giustifica.  

“Il mio incontro con la montagna”, racconta poi, “è avvenuto da adulto. Merito di mia moglie”. Il resto è giusto che lo si vada a leggere su La Repubblica, quotidiano di cui Mantovani è un assiduo collaboratore scientifico. Ma qualcosa della sua passione traspariva anche, lasciatecelo dire, nei due articoli postati su MountCity, in uno dei quali veniva messo a raffronto con un autorevole collega milanese, il professor Vittorio Ronchetti (1874-1912), primario a Milano dell’Ospedale Maggiore, che all’inizio dell’altro secolo, colpito da quel virus piuttosto diffuso che è l’alpinismo, si coprì di gloria scalando diverse vette nel Caucaso. L’alpinismo, non solo quello milanese, non può che andare fiero di questi due illustri compagni di scalate. (Ser)

Così appare il professor Mantovani sul quotidiano La Repubblica dell’11 maggio 2021.

Commenta la notizia.