L’anello forte è ancora più forte

Tre donne sono alla guida della Sat, la storica Società degli Alpinisti Tridentini. Non era mai successo nella storia del sodalizio che si avvia a compiere 150 anni. Il nuovo Consiglio ha appena riconfermato alla presidenza Anna Facchini, al suo secondo e ultimo mandato, ed eletto vice presidenti, su proposta della stessa Facchini, Elena Guella, vice presidente uscente, e Iole Manica. Un ufficio di presidenza dunque tutto al femminile. “Come ho avuto più volte modo di dire”, ha spiegato Facchini ricordando i tre anni trascorsi, “il ruolo delle donne, seppur numericamente non ancora pari a quello degli uomini, è sempre stato importante nella Sat. Non è un caso che ci siano diverse donne alla guida di commissioni e sezioni. Mi conforta inoltre rilevare la crescita continua delle associate”.

Il nuovo assetto della Sat conferma un trend che da tempo si va delineando. Sempre più tra le montagne e in particolare nell’area delle Dolomiti le donne si confermano come l’anello forte della catena, secondo una definizione di Nuto Revelli, celebre autore del “Mondo dei vinti”, e assumono ruoli di comando restando inteso che a loro è in particolare affidata (come è sempre avvenuto) l’identità della regione alpina. 

Un discorso evidentemente di grande attualità. Chi ha salvato l’Italia nell’anno terribile della pandemia? “Noi diciamo medici e infermieri, al maschile”, osserva il giornalista Aldo Cazzullo nel suo nuovo libro “Le italiane”. “Ma non solo la maggioranza delle infermiere sono donne; sono donne la maggioranza dei giovani medici. Neppure il lockdown ha fermato le cassiere dei supermercati, le edicolanti, le poliziotte, le farmaciste, le professoresse che hanno fatto lezione on line, le mamme che hanno lavorato e badato ai figli rimasti a casa, le nonne che hanno corso rischi pur di prendersi cura dei nipoti”.

L’avanzata rosa nei posti chiave

L’occasione è dunque propizia per passare rapidamente in rassegna le presenze femminili nei ruoli chiave nel settore nord est delle Alpi, e chissà quante, ahinoi, ne trascuriamo. Recentissima è la nomina di Mara Nemela, ladina della Val di Fassa, alla direzione della Fondazione Dolomiti Unesco. Essendo cresciuta fra le Dolomiti, la neo eletta riconosce di possedere “come le genti dolomitiche, una naturale propensione a sentire come parte di sé i termini patrimonio ed eredità riferiti a un territorio da coltivare, proteggere e tramandare come un bene collettivo”. 

Anna Facchini, come si è detto, è stata riconfermata per altri tre anni alla presidenza della Sat, un sodalizio legato al Club Alpino Italiano che conta 27 mila soci. Viene affiancata dalle vice presidenti Elena Guella e Iole Manica. Excelsior, carissime amiche della montagna.

Ester Cason è da tempo presidente della Fondazione G. Angelini di Belluno alla cui nascita ha contribuito. Esemplare la sua presenza sui vari fronti della cultura alpina. La gentile Ester è autrice di ricerche e libri. Va segnalato “Lingua e toponomastica. Percorsi di toponomastica nell’arco alpino orientale” scritto con Maria Teresa Vigolo, con la collaborazione del Dipartimento di Studi linguistici e letterari dell’Università di Padova. Il libro si apre con una panoramica sui principali toponimi delle aree venete, ladine, trentine e friulane. 

Luana Bisesti, per anni responsabile del settore MontagnaLibri del Trento Film Festival, dal 2011 è l’infaticabile Direttrice artistica della rassegna cinematografica trentina. E’ un dato di fatto che la rassegna è riuscita anche in pieno lockdown a mantenere alta l’attenzione degli appassionati abbinando iniziative on line e in presenza.

Paola Favero è alpinista, autrice di libri e saggi sull’ambiente naturale. Ha indossato a lungo la divisa di ufficiale della Forestale e ha saputo come pochi interpretare sui media le problematiche create dalla tempesta Vaia. Appassionata alpinista, racconta in uno dei suoi libri delle storiche sfide che si sono consumate sulla parete nord ovest della Civetta. Un’opera che alcuni anni fa l’ha impegnata molto più che scalare la via Fhilip – Flamm, una delle più difficili. E’ anche autrice di libri di favole particolarmente destinati ai ragazzi. Nell’imperdibile “Dentro la montagna” scritto in collaborazione con due geologi, con i disegni di Luisa Rota Sperti e il portfolio fotografico di Manrico Dell’Agnola, sono raccontate 16 leggende ladine.

Magdalena Messner, qui con il padre Reinhold, dirige il complesso del Messner Mountain Museum. In apertura al centro la presidente della Sat Anna Facchini con le vice presidenti Iole Manica (a sinistra) ed Elena Guella (a destra). La foto è tratta dal sito della Società Alpinisti Tridentini.

Magdalena Messner, classe 1988, è la figlia maggiore di Reinhold Messner, nata dalla sua unione con Sabine Eva Stehle. Ha studiato storia dell’arte a Vienna e da qualche tempo dirige il complesso del Messner Mountain Museum in Alto Adige. Buon sangue come sempre non mente.

Sfogliando un ideale albo d’oro risulta che i Monti Pallidi si siano anche in passato generosamente tinti di rosa. Centoventi anni fa, il 1° luglio del 1901, Beatrice Tomasson, facoltosa donna inglese, portò a termine la prima scalata della parete Sud della Marmolada ingaggiando guide alpine del Primiero che ebbero così un’importante visibilità internazionale. L’altoatesina Paula Wiesinger negli anni trenta affrontò la diretta alla parete nord della Cima Una, nelle Dolomiti orientali, assieme al marito Hans Steger. Insieme, Paula e Hans diedero una forte impronta come albergatori al turismo sul fronte ladino. Paula accompagnò anche in diverse ascensioni il re Alberto del Belgio nelle sue ascensioni.

La trentina Annetta Stenico compì ardite scalate nelle Dolomiti del Brenta e si distinse come storica dell’alpinismo. Fu socia benemerita della Sat e del Cai. Non ebbe vita facile in una comunità alpinistica all’epoca attraversata da pregiudizi oggi inconcepibili. Annetta raccontò che negli anni trenta era costretta a partire da casa in gonna e a mettere nel sacco i calzoni che avrebbe indossato durante le scalate, altrimenti nei paesi l’avrebbero addirittura presa a sassate (c’è per fortuna anche l’esempio opposto, quello di Mina Preuss, sorella di Paul, che già nel 1911 indossò i pantaloni per l’attraversata del Brenta, così come indossava i pantaloni la compagna di cordata di Preuss, Emmy Eisenberg, per salire sulla Punta Grohmann).  

Mary Varale, per concludere questa rapida carrellata, arrampicò nelle Dolomiti con Tita Piaz, Cassin e Comici: tutte superstar di un alpinismo ovviamente al maschile. E proprio con Comici e Zanutti, nel 1933 Mary realizzò la sua ascensione più famosa, lo Spigolo giallo alla Cima Piccola di Lavaredo. Poi una prima ascensione sulla sud-ovest del Cimon della Pala, l’anno dopo… Qualcuno a questo punto è in grado gentilmente di integrare questa approssimativa rassegna di grandi donne che hanno legato i loro nomi e i loro destini alla montagna? (Ser)

Commenta la notizia.