Valle Strona / La cucina alpina del “Nigritella”

Campello Monti è un villaggio walser abbandonato, a 1300 m, alla testata della Valle Strona. È un luogo alla fine del mondo: si lascia l’armonia del Lago d’Orta, si percorre una strada tortuosa e incassata tra ripidi versanti, finisce la strada contro aspri monti: lì è Campello Monti, abbandonato negli anni ’60 del Novecento. Torna a vivere pochi mesi in estate, come “buen retiro” di un’emigrazione di successo. 

Ci andate in novembre e incontrate un silenzio assoluto, non voce d’uomo ma fruscio di vento. Ci vado da solo per provare per l’ennesima volta a capire l’animo e la storia della mia gente. 

In inverno no, perché le valanghe rendono pericoloso l’accesso. 

L’albergo Nigritella di Campello Monti risale al 1906.

Eppure Campello Monti visse agli inizi del Novecento una belle époque animata da intellettuali e ricchi borghesi. Lungo la vecchia strada di valle fu portato un pianoforte e le “quattro rosine” (le sezioni del CAI a sud del Monte Rosa) vi tennero raduni e dotti convegni accompagnati da pranzi e danze. Quella stagione straordinaria ebbe come perno l’Albergo della Nigritella (orchidea alpina dal profumo di vaniglia), gestito dal 1906 dalle sorelle Maria ed Enrichetta Piana. Un recente libro, curato dagli amici Lino Cerutti ed Enrico Rizzi, ne ricostruisce storia e aneddoti. 

Nel secondo dopoguerra del Novecento, con l’abbandono dello sperduto villaggio alpino, divenne colonia estiva di una parrocchia di Novara. Dopo 114 anni, nel 2020 l’albergo ha riaperto per volontà dell’amica Elvira Zamponi che lo gestisce in estate con dolcezza e fiero cipiglio. Una scommessa e un atto di fiducia nel futuro di questi sperduti villaggi abbandonati. 

L’Elvira ha scommesso sulla nobiltà gratificante di un’antica tradizione ospitaliera alpina. 

Scrisse alla fine del Settecento Horace Benedicte de Saussure: “L’anima della gente delle Alpi, non conoscendo che eguali, si nutre di nobili azioni e i servigi che rende, l’ospitalità che offre, non ha nulla di servile e di mercenario ed in essi si vedono brillare autentiche scintille di quella fierezza, compagna e guardiana di ogni virtù”.

Quest’estate, una visita a Campello Monti potrà riempire una bella giornata in montagna. Una breve gita sui monti e poi a colazione dall’Elvira. Vi accoglierà con un sorriso e inizierà il rito della parola: “Cosa volete mangiare?”, voi risponderete: “Quello che c’è.”, lei vi offrirà quello che ha. Semplice e onesta cucina alpina, non creazioni artefatte da chef televisivi. 

Poi, con l’autunno, tornerà il silenzio sulla montagna. 

Paolo Crosa Lenz

da “Lepontica”, giugno 2021