Per salvare il turismo estivo sacrifichiamo gli studenti

Dal professor Salvatore Bragantini, illustre economista, riceviamo e volentieri pubblichiamo questo scritto sulle prospettive del turismo estivo e i problemi irrisolti della next generation su cui la Ue punta 750 miliardi. E’ evidente, come osserva il professore, grande amico della montagna, che nel Paese c’è più voglia di mare che di lavorare al futuro...

Il nuovo governo presieduto da Mario Draghi ha acceso anche troppe speranze; le delusioni erano inevitabili, lo sa bene lo stesso presidente, tutt’altro che impolitico. Una ce la sta dando sulla scuola. In molti avevamo gioito al suo proposito di tenere aperte le scuole a lungo, magari tutta l’estate, per recuperare parte del tempo perso, colmando parte dei crateri aperti dal Covid nei curriculum. L’opposizione di molti insegnanti pareva superabile nel nuovo clima, con la collaborazione dei più attivi.

Non è andata così, molte scuole han già fatto gli scrutini, poi scatterà il “tutti a casa”. Tramonta anche il più limitato obiettivo di continuare le lezioni fino a fine mese. Se ne duole su “Domani” Roberta De Monticelli, rilevando come l’immissione in massa di precari senza concorso smentisce Draghi anche sul reclutamento dei dipendenti pubblici in base al merito.

Per impedire la proroga a fine giugno rischiava di non bastare la tetragona chiusura di tanta parte della docenza, ostile alla proroga come ad ogni misurazione della sua efficacia didattica.

In soccorso s’è mossa una sperimentata alleanza, formata dalle famiglie benestanti, ansiose di sottrarre il pargolame alla calura estiva, mandandolo a tenere compagnia ai nonni, e dall’industria turistica – in Italia muove il 12-13 per cento del Pil – ansiosa di recuperare i ricavi persi negli ultimi 15 mesi.

Sono motivazioni comprensibili, in sé pure giustificabili. È naturale il desiderio delle famiglie, se possono permetterselo, di allontanare la gioventù dai bollori estivi. Prorogare la frequenza curricolare avrebbe ridotto i ricavi del turismo già in sofferenza. Molti docenti hanno superato gravi difficoltà, anche organizzative, per interpretare con rigore la didattica a distanza. Essi però sanno, o dovrebbero sapere, che altre, ben più gravi, sono quelle che gli studenti affronteranno in futuro per via di una “Formazione Emmental”, piena di buchi. Il tema è sempre quello, sempre negletto. La scuola non serve ai docenti, ma agli studenti. L’offerta formativa è ben trincerata, ma la domanda non si organizza; a troppi genitori preme più la vacanza.

Questa Invincible Armada batte l’idea di serietà, impegno e coesione suscitate da Draghi. La smentita porta delusione e amarezza, fa pensare che nulla possa cambiare. Ci perde soprattutto la Next Generation, su cui la Ue punta 750 miliardi. Nulla può dunque il futuro contro il passato coalizzato? Le famiglie che faticano a campare alla giornata, senza soldi da spendere, non in grado di riempire i buchi scavati dal Covid nel curriculum della loro discendenza, non han voce e nessuno le ha difese. Viene in mente lo storico titolo di Cuore. Aprile 1994, Comunicato delle Brigate Ricche da Arcore: “Siete poveri? Cazzi vostri”. 

È vero, non è colpa del governo se nel Paese c’è più voglia di mare che di lavorare al futuro, ma qui serviva il coraggio. Speriamo di vederne almeno qualche traccia nelle imminenti scelte sul governo della Rai.

Salvatore Bragantini