Celebrazioni / Trent’anni fa l’inferno ai Brentei

Sono passati trent’anni. Ma per la comunità di Nostra Signora di Lourdes restano sempre i “ragazzi”. Con queste parole vengono ricordati il 17 luglio 2021 a Piacenza Carla Acerbi, Cinzia Ballestri, Francesco Boselli, Matteo Ferdenzi, Michele Ferrari, Andrea Rubbino e il seminarista Nuccio Sebastiano Malaponti: le vittime dei Brentei, i giovani che quel giorno, nel 1991, furono travolti da una slavina scendendo a piedi a Madonna di Campiglio. Da allora, su quel sentiero del Trentino, proprio nel punto in cui nell’infernale bufera appena scoppiata il gruppo fu investito da una scarica di ghiaccio e roccia, c’è una piccola targa dorata che riporta i nomi delle vittime: il tempo l’ha corrosa e così quest’anno, nel trentennale della tragedia, è giusto che venga sostituita. All’iniziativa annuncia di voler provvedere un gruppo piacentino di vigili del fuoco. I familiari e i sopravvissuti del Brentei invece hanno deciso di partecipare domenica 25 a una messa nella piccola cappella nei pressi del celebre e frequentatissimo rifugio.

Il rifugio Brentei nel Gruppo del Brenta. In apertura l’annuncio dato a nove colonne in prima pagina dal quotidiano di Piacenza “Libertà”.

Quel pomeriggio di trent’anni anni fa, investita dal furioso temporale, una parte del gruppo cercò di rifugiarsi, correndo disperatamente, in una grotta lungo il sentiero. Ma non fece in tempo: nella traversata di un canalone una colata di neve e grandine travolse e uccise sei di quei ragazzi e un seminarista che li accompagnava. Fu un evento eccezionale, di inusitata violenza come talvolta capita d’estate in montagna e a quel tempo non si pensò di attribuirlo alle prime avvisaglie del riscaldamento globale oggi sempre più fonte di catastrofi.

La tragedia è stata ricostruita in “Soccorsi in montagna” (Ferrari editrice, Premio speciale Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” 2004) da Roberto e Matteo Serafin affidandosi alle testimonianze di chi ha partecipato ai soccorsi, a cominciare da quella dell’eroico Ragno delle Dolomiti Cesare Maestri da poco scomparso. 

Il libro riporta anche la relazione del maresciallo dei carabinieri Luciano Colombo che partecipò ai soccorsi e seguì le indagini: uno scritto fin dal titolo (“Morti senza colpa”) tutt’altro che asettico e burocratico. Dal verbale del sottufficiale che comandò la Stazione di Madonna di Campiglio emerge lo sforzo compiuto da alpinisti e guide alpine per tentare di salvare i ragazzi superstiti nell’imperversare della bufera e portare a valle sette corpi senza vita sepolti sotto la frana. Da segnalare l’elogio del sottufficiale agli eroici soccorritori che operarono in condizioni atmosferiche e di pericolo facilmente immaginabili. Si coprì di gloria anche il comandante Giuseppe Simonetti che pilotò l’elicottero in condizioni meteorologiche considerate “impossibili” e fu insignito con una Medaglia d’argento al valore civile oltre che con la Targa d’argento della Solidarietà alpina.

I ragazzi sopravvissuti della comitiva piacentina posano nel 1991, pochi mesi dopo la tragedia, a Madonna di Campiglio. Primo a sinistra in alto è don Giuseppe Basini, il giovane sacerdote che era con loro al momento della sciagura (ph. Serafin/MountCity)

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